Dopo due volumi che hanno raccolto dure critiche da parte del pubblico, Albert Uderzo si fa da parte riconoscendo di aver raggiunto un’età alla quale è troppo faticoso sostenere la produzione di un nuovo albo a fumetti. Inizialmente considera l’idea di far concludere le avventure di Asterix col suo ritiro professionale, ma presto si convince che i lettori debbano poter continuare a seguire gli irriducibili Galli, e così viene attuato un lungo processo di selezionare per decretare i suoi successori. La scelta cade su un suo assistente, che però si tira indietro non potendo sostenere la responsabilità di diventare il nuovo disegnatore di Asterix, perciò viene trovato un valido sostituto.

Asterix e i Pitti, copertina di Albert Uderzo e Didier ConradLa nuova coppia di autori è composta da Jean-Yves Ferri e Didier Conrad, già collaboratori su Kid Lucky e casualmente entrambi nati nel 1959, anno di pubblicazione della prima storia di Asterix. I tempi di realizzazione di Asterix e i Pitti sono stretti, in particolare per Conrad, che, essendo subentrato in un secondo momento, ha soltanto otto mesi per disegnare tutte le tavole; a vigilare sul suo lavoro c’è però Uderzo, pronto a supervisionare e dare consigli su ogni singola vignetta.

La storia parte da un incipit originale e accattivante: il ritrovamento di uno straniero all’interno di un blocco di ghiaccio, poco fuori dal villaggio d’Armorica. La vicenda prosegue in modo piacevole, seguendo però i binari della serie in modo piuttosto cauto, comprensibilmente non osando troppo dal punto di vista narrativo per rendere meno evidente il passaggio di consegne. Troviamo un viaggio in un Paese lontano, un personaggio che deve tornare nella sua terra natale, una coppia di innamorati da riunire, l’esercito romano e i numerosi tormentoni della serie. Ferri ha volutamente tirato in ballo più elementi caratteristici possibili del fumetto, così da omaggiare tutto quello che era stato fatto prima del suo arrivo e riproporre ai lettori ciò che più amano delle avventure degli irriducibili Galli.

Il popolo dei Pitti e il loro linguaggio basato sui disegni è probabilmente un modo per dare valore al fumetto e a come può aver avuto origine nei popoli antichi. Ci sono anche diversi riferimenti alla cultura popolare, come le numerose canzoni moderne che riconosciamo nei borgorigmi di Mac Keron o l’antagonista Mac Arogna, con le fattezze dell’attore francese Vincent Cassel; tra queste possiamo però trovare un ulteriore ammiccamento a Goscinny e Uderzo, visto che Mac Keron ha l’aspetto di Oumpah-Pah, altro personaggio creato dai due creatori di Asterix.

Nonostante il poco tempo a disposizione e l’inevitabile pressione legata a un simile passaggio di consegne, Asterix e i Pitti è un episodio con diversi pregi che si inserisce nel sentiero inaugurato dai suoi predecessori, anche se soffre di un eccessivo desiderio di emulazione. Soprattutto dal punto di vista grafico si notano le differenze nel character design, che però già dal successivo Asterix e il papiro di Cesare si ammorbidirà e assomiglierà maggiormente allo stile di Uderzo.

Si possono però già notare alcuni elementi che vogliono evolvere la tradizione, come le vignette di grandi dimensioni e la narrazione parallela su più piani, entrambe caratteristiche che saranno sfruttate in modo ancor più evidente nel volume seguente.

 

CHRONO ASTERIX:

COMICS VS. MOVIES – ASTERIX: