The Falcon and the Winter Soldier è ormai alle nostre spalle. La seconda serie TV targata Marvel Studios è giunta a conclusione su Disney+ e si è chiusa con un passaggio di status importante per uno dei suoi protagonisti, sostanzialmente preannunciato dal finale di Avengers: Endgame. Ovviamente, stiamo parlando del debutto di Falcon, Sam Wilson, nei panni del nuovo Capitan America.

 

 

Un passaggio del testimone che non può aver stupito gli appassionati dell’Universo Cinematografico Marvel e ancor meno i lettori delle storie a fumetti, che lo hanno visto accadere nelle storie di Rick Remender, per le matite di Carlos Pacheco e Stuart Immonen. Su Captain America #25, uscito negli Stati Uniti nel corso del 2014, uno Steve Rogers privato dei poteri garantitigli dal siero del super soldato e dei loro effetti di mantenimento di un corpo impervio all’invecchiamento, si ritrova improvvisamente anziano e incapace di portare lo scudo. Rogers sceglie un successore e a portare il peso e gli onori della Sentinella della Libertà è Sam, l’uomo che anni prima lui stesso aveva addestrato per essere un eroe e per combattere al suo fianco.

Sam Wilson, Captain America #1, copertina di Daniel Acuna

Di lì a poco, dopo una missione che avrebbe visto il nuovo Capitan America affrontare l’Hydra assieme a Misty Knight, il team creativo della serie a lui dedicata sarebbe cambiato. Ai testi sarebbe giunto Nick Spencer, affiancato dall’artista Daniel Acuna. E proprio con la loro gestione le cose si sarebbero fatte molto interessanti per Sam Wilson. Nonché sempre più complesse. Sin da subito, infatti, nei piani di Spencer c’era l’idea di problematizzare la figura dell’ex Falcon e di prendere direzioni che avrebbero poi fatto da retroterra importantissimo per le trame della serie TV che abbiamo da poco finito di goderci.

Captain America: Sam Wilson esordisce nell’ottobre 2015 e finisce per accompagnare una delle più divisive campagne elettorali della storia degli Stati Uniti, quella che porterà al passaggio di consegne tra Donald Trump e Barack Obama. I temi del razzismo, del rapporto con l’immigrazione e gli immigrati non sono mai stati così vivi nella coscienza degli Americani e pochi uomini politici li hanno mai cavalcati con tanto vigore. La prima missione di Sam nei panni di Cap lo vede andare in soccorso di un gruppo di Messicani che tentano di entrare negli U.S.A. irregolarmente, minacciati da estremisti nazionalisti statunitensi.

I temi della politica e del privilegio razziale toccano da vicino il nuovo Capitan America, che decide di abbandonare il proprio ruolo interno allo S.H.I.E.L.D., di smettere di combattere per un governo in cui non si riconosce pienamente, di prendersi la responsabilità che il suo ruolo gli impone: combattere per tutti gli Americani e per l’idea di Paese che gli appartiene. Sam si fa in qualche modo attivista, portatore di un messaggio politico. Si impegna nel sociale e fa sentire la propria voce forte delle stelle e delle strisce che veste su di sé. Ma non tutti sono dalla sua parte. Viene attaccato da più parti da coloro che lo considerano un provocatore. Addirittura un traditore dei valori americani. Il popolo polarizzato e diviso del mondo reale è riflesso perfettamente dalle storie di Nick Spencer.

Captain America Sam Wilson #10, copertina di Daniel Acuna

Una situazione presto ancora più spinosa. Dopo l’evento Avengers: Standoff!, che getta ancor più luce sui lati più oscuri dello S.H.I.E.L.D., la controversa creazione di un Cubo Cosmico avrebbe dato modo a un ringiovanito Steve Rogers di tornare nei panni di Capitan America, sebbene armato di un nuovo scudo. Steve manifesta infatti l’intenzione di lasciare al suo amico e compagno di mille battaglie quello originale, segno che quest’ultimo è e rimane il Cap primario, per così dire, vidimato dall’approvazione del proprio mentore. Ma una parte consistente dell’opinione pubblica non la vede così e la ricomparsa di un Rogers in pieno possesso delle proprie forze rende ancor più inviso il ruolo di Sam, attaccato sulla base della discriminazione razziale e del pregiudizio politico.

Ironico paradosso: a seguito dell’utilizzo del Cubo Cosmico di cui sopra, il Capitan America più amato dagli Americani è in realtà una versione alternativa di Steve Rogers. Si tratta sempre di Steve, ma di uno che in realtà è da sempre un agente segreto dell’Hydra, incaricato di incarnare il campione della libertà occidentale per eccellenza per poi dar vita a un piano di dominazione del mondo dall’interno, con il pieno appoggio dei popoli che dovrebbe proteggere da esso. Mentre il Capitan America disprezzato e denigrato è l’unico che realmente sta combattendo per un mondo migliore, per la sicurezza e i diritti di tutti i cittadini americani e di tutti i popoli liberi.

Storie militanti, quelle di Nick Spencer, come militante si è dimostrata The Falcon and the Winter Soldier in queste ultime settimane: una serie TV targata Disney e Marvel Studios in grado di fare eco agli eventi degli ultimi anni, mesi, addirittura giorni in maniera davvero significativa e quasi inquietante per le tempistiche. In concomitanza con le prime sentenze sul caso George Floyd, infatti, vedere comparire un Capitan America nero e assistere ad alcuni dei dialoghi di Sam Wilson e Isaiah Bradley non è stato per nulla banale. Sebbene le circostanze che hanno portato Falcon a diventare Cap nelle pagine dei fumetti siano molto, molto diverse da quelle viste sul piccolo e sul grande schermo, quindi, le due storie hanno forti legami dal punto di vista tematico. Un segno dei tempi complessi e contrastati in cui viviamo oggigiorno e della capacità di questi personaggi di trarne spunto.

 

 

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