Francesco Scianna, scoperto da Giuseppe Tornatore appena ventisettenne ai tempi di Baarìa (2009), è venuto a Giffoni 2018 per parlare della sua carriera. Ecco il resoconto della conferenza stampa.

Che impressione hai di questo Giffoni 2018?
C’è sete di sapere, di farcela anche in un modo sostanzioso. Non con confusione voglio dire. Mi sembra che i ragazzi con cui ho parlato oggi cerchino un percorso che abbia senso.

Teatro e cinema. Un bilancio della tua carriera?
Che domanda difficile. Ho imparato ad accogliere ed accettare i miei tempi. Sono felice. Sento che la velocità della mia carriera è quella giusta per me. Spero che la fame di apprendimento non cessi mai. Mi sento contento ed eccitato perché presto farò la mia prima regia teatrale il 2 ottobre a Palermo con l’intramontabile Morte Di Un Commesso Viaggiatore. È una nuova sfida.

Com’eri quando avevi l’età dei giurati di Giffoni? Che energia ti danno queste nuove generazioni?
Nel primo spettacolo che feci da attore avevo 15 anni. Feci chiamare l’ambulanza perché avevo un nodo alla gola. Ero terrorizzato perché pensai che non avrei mai potuto fare l’attore se ero così sensibile al palcoscenico. Poi da quel momento è stato un viaggio dentro le mie paure e le mie motivazioni. La cosa più bella di oggi è vedere questa bella serietà. Io alla loro età non ho mai avuto la possibilità di avere un confronto con figure di esperienza professionale alta. Vivevo a Palermo e sognavo un altro mondo, molto lontano dal mio. Una vecchia migrazione.

Da piccolo lo facevi il regista?
Mai. Dopo Baarìa ho fatto un cortometraggio tra amici. Era orribile ma mi sono divertito tantissimo. Capii la potenza e la bellezza dello stare dietro la macchina da presa. È un atto d’amore. Portare gli attori a creare vite ma stando dietro. Forse ora voglio fare il regista perché mi sento più padre che figlio. D’altronde Morte Di Un Commesso Viaggiatore parla proprio di questo. Per me è un testo senza tempo.

Il teatro è un ancora di salvezza?
Sì io mi rifaccio alle paure di Cechov che diceva che l’artista dovrebbe lavorare sullo strumento senza badare al successo. Deve lavorare e basta. Io suono pure e ho scritto una canzone che potrebbe fare parte del mio spettacolo. Sempre Cechov dice che noi abbiamo bisogno di nuove forme.

Tu hai fatto lo Strasberg a New York e l’Accademia Silvia d’Amico a Roma. Quanto sono servite queste scuole?
Noi siamo tanti elementi messi insieme. Io sono il risultato di tutte le esperienze che ho fatto. A me è servito tutto e mi sono servite pure le cose più sbagliate. Anche stare a Palermo mi ha aiutato. Non è un caso che la mia prima regia teatrale la faccia lì. È una città che mi ha dato la possibilità di andare via e ora voglio tornare.

Il cinema sta morendo mentre il teatro è più resistente? Bisogna investire di più sul cinema come luogo?
Io vado al cinema anche da solo. Stiamo un po’ dentro un processo di trasformazione. Uscire di casa per andare in un luogo che non ti appartiene ti fa fare un’esperienza diversa. Se uno va a Londra e studia inglese è diverso da uno che studia inglese a casa. Al cinema siamo più vulnerabili. Ci troviamo in un luogo che non ci difende e quindi è più interessante l’esperienza. Sta cambiando qualcosa ma lo capiremo solo più in là.

Che cosa consiglia a chi vuole fare l’attore?
L’apparenza non conta niente. Il successo ti può togliere la vita. Si sta perdendo il senso delle fondamenta. Il teatro è questo. Io consiglio di studiare e trovare piacere nello studio. Ridimensionare certe credenze. La base culturale è fondamentale. Anche un possibile momento di crisi può essere utile.

In un’intervista a Panorama hai rievocato la tua infanzia a Palermo durante le stragi di Falcone e Borsellino. Cosa ci puoi dire di quel tuo periodo giovanile? Che ruolo aveva la tua famiglia?
Io sono fortunato perché ho due genitori molto belli che mi hanno sempre sostenuto e aiutato. Mio padre mi accompagnò a Roma per le mie lezioni private estive. Quell’esperienza segnò un grande passaggio rispetto alla consapevolezza della differenza tra microcriminalità e grande associazione mafiosa. Da piccolo li incontravamo i mafiosi e quando quella domenica udii la bomba a Borsellino avevo 9 anni, ero molto distante da quella zona della città ma si sentì il boato. Mi ricordo mio padre che mi abbracciò. Non per paura ma per un senso di protezione. I miei genitori mi hanno sempre spiegato tutto, con grande limpidezza culturale e intellettuale. Poco dopo nel nostro palazzo venne Ingroia e c’erano i militari con i quali si faceva pure amicizia. Poi sono partito da Palermo a 18 anni e ho vissuto la mafia a distanza. Oggi la struttura mafiosa è cambiata. Io quella azione di Falcone e Borsellino ora come ora non la vedo più. Non so se sono chiaro. “Fino alla fine” diceva Falcone. Debuttare alla regia a Palermo è importante anche per via di questo mio passato collegato a ciò che accadde nella mia città natale in quei primi anni ’90. Non voglio dire che è un regalo ma lo faccio con grande amore. La maggior parte degli attori sono palermitani. Solo due persone porterò da Roma. Non vedo l’ora di debuttare da regista nella sala Strehler del Teatro Biondo. La stanno restaurando.

Qual è il ruolo che pensi la fiction debba avere? Scuotere o intrattenere?
Io sposo tutte le forme e le affronto con la stessa serietà. Cambia il pubblico. Io sono felicissimo per l’esperienza televisiva de La Mafia Uccide Solo L’Estate. Abbiamo usato un linguaggio che evita la fascinazione del male. Se questa visione del male non viene sostenuta con una dialettica il rischio è grande visto che ci rivolgiamo ai giovani. Ci vuole un approccio particolare. La televisione ha un’importanza altissima. Io penso che si debba avere tutti molto chiaro questo discorso. Io preferisco l’intrattenimento intelligente. Da attore io sento che mi devo porre delle domande sulle scelte che faccio. Gli attori non sono innocenti perché noi non siamo marionette. Io la serie tv Gomorra non l’ho vista ma so che Saviano ha detto che non c’è fascinazione del male. È anche responsabilità dello spettatore non farsi affascinare dal male. Come quando sei attratto dalla donna sbagliata.

Dopo il corto faresti regia cinematografica? E poi i progetti futuri?
Sto girando il film di Luca Miniero a Salerno, poi ci sarà la regia teatrale con le repliche fino al 4 ottobre e poi altro ma vediamo. Potrebbe esserci un progetto con un regista importante straniero ma stiamo capendo. Per quanto riguardo il mio possibile debutto nella regia cinematografica… la storia c’è ma mi sembra un po’ presto.