Hannibal: la nostra intervista a Fortunato Cerlino
Ecco la nostra intervista a Fortunato Cerlino, realizzata per in occasione del lancio della seconda stagione di Hannibal su Mediaset Premium
Parlaci del tuo personaggio, l'Ispettore Pazzi.
Non hai girato solo a Firenze...
F: No, ho girato tre puntate in tutto e sono stato anche in Canada, dove ho girato per circa un mese e mezzo. Qui a Firenze, stiamo chiudendo la linea narrativa di Pazzi. E poi... sapete bene che, in questa serie, i personaggi che muoiono possono ritornare, ed essendoci trovati molto bene a lavorare insieme potrebbe esserci l'ipotesi di un ritorno successivo di Pazzi. Vedremo, dipende anche dagli impegni, ma non è detto. Alcuni personaggi sono comparsi maggiormente dopo essere morti!
F: Non dico una cosa nuova se affermo che Giannini è un punto di riferimento per tutti noi, soprattutto per gli attori è un esempio da seguire, anche per la sua capacità di rompere gli schemi recitativi del nostro paese. Non è stato detto ancora abbastanza sul valore di Giannini. Comunque, avendo vivo il ricordo della sua interpretazione in quel film, prima di girare ho preferito non rivederla per non essere condizionato e mantenere una certa libertà, attenendomi solo alla sceneggiatura. Ciò non toglie che mi tremino i polsi, perché il confronto ovviamente ci sarà, e ovviamente perderò! Ma va bene così.
Come stai vivendo questo momento sulla cresta dell'onda, tra Gomorra e Hannibal?
Il tour de force televisivo ti sta allontanando dalla tua carriera teatrale?
F: Mi sta allontanando come attore, perché ovviamente non posso prendere impegni a lunga scadenza come una tournée di tre o quattro mesi. Però come regista e come autore sto continuando a lavorare. C'è un mio testo che forse verrà tradotto l'anno prossimo, stiamo discutendo su questo progetto, per cui c'è l'interesse del Teatro Stabile di Napoli e di altri produttori privati su questo materiale. Chiaramente, alcune cose sono cambiate, c'è un ascolto maggiore da parte di produttori e teatri, si sono facilitati dei rapporti. In ogni caso, non abbandono il teatro, perché per me è stato proprio il battesimo attoriale e credo molto in quel meccanismo di narrazione: vengo da lì, lo sento in maniera viscerale. Continuerò come regista, come autore e, laddove potrò, anche come attore.
#Hannibal...un momento di pausa con Mads Mikkelson...@GomorraLaSerie @andreascrosati @robertosaviano @StefanoSollima pic.twitter.com/gcnmXtjsDk
— Fortunato Cerlino (@FCerlino) December 1, 2014
F: Attualmente, non posso dire molto. Stanno scrivendo, ci sono già i trattamenti per tutta la stagione e anche dei singoli episodi. Posso dirvi che chi ha letto il materiale l'ha trovato anche superiore a quello della prima stagione, quindi c'è stata un'attenzione particolare. Ovviamente saremo sempre nel solco di Roberto Saviano, perché la particolarità di questa serie, che è stata apprezzata anche in America, è il doppio lavoro alla base: è una fiction, ma il materiale è tutto attinente alla realtà, nulla di quello che è raccontato in Gomorra è fuori dalla realtà. Sono tutti eventi che sono stati riassemblati, i personaggi sono stati resi delle icone ma tutto ciò che viene narrato è reale. Continueremo seguendo questa linea, Roberto ha fatto la supervisione e ha scritto delle cose. Ci siamo addirittura trovati di fronte a dei fatti che ci sembravano esagerati e improbabili, e poi Roberto arrivava puntualmente sul set con la documentazione dicendo: "Guardate che è successo veramente, e molto peggio di come lo stiamo raccontando." Lo stiamo vedendo ultimamente su Roma: mi tornavano in mente le parole di Savastano in carcere, quando dice: "Fino a Roma amm'arriva'." Alla fine, siamo sempre in ritardo. È importante non abbassare la guardia. Io vivo a Roma, e vedendo ciò che sta accadendo dico che ci vogliono cento, mille Gomorra per riuscire a stare al passo con questa gente, perché loro stanno evidentemente già molto più avanti dal punto di vista della sceneggiatura. Hanno scritto già molte più puntate di noi. Riallacciandomi alla domanda, dico: continueremo a sviluppare in parallelo l'aspetto della fiction e della spettacolarità di quello che avviene, perché noi facciamo comunque fiction, e la linea narrativa legata alla realtà. Ci saranno altri paesi coinvolti; quando è uscita la serie, noi abbiamo chiesto di aspettare di aver visto tutti gli episodi, perché non raccontiamo Napoli bensì la camorra. E la camorra, purtroppo, è un brand internazionale. Noi l'abbiamo cullata, ma gli altri hanno attinto. In questa stagione, il panorama internazionale si allargherà ancora di più.
A proposito di panorama internazionale: com'è stata la tua esperienza su un set straniero?
Da questo punto di vista, come vedi la spinta ottimista di Renzi?
F: Preferisco non rispondere in maniera diretta a queste domande, perché sono un artista e sono dell'idea che non sia il caso di fare commenti precisi. In questo momento, mi colpisce la serietà e quando qualcuno ha a cuore la causa comune. Il ruolo della politica dovrebbe essere quello di occuparsi del bene della comunità. Quando sento questa passione, provo fiducia istintiva.