Hannibal: la nostra intervista a Hugh Dancy
Ecco la nostra intervista a Hugh Dancy, realizzata in occasione del lancio della seconda stagione di Hannibal su Mediaset Premium
Riportiamo qui la chiacchierata fatta con il protagonista Hugh Dancy, che nella serie NBC interpreta il tormentato profiler Will Graham, con cui lo psichiatra cannibale instaura un rapporto pericoloso quanto viscerale. A suo agio fin da subito nei panni che furono, prima di lui, indossati da William Petersen in Manhunter e da Edward Norton in Red Dragon, l'attore britannico ha ricevuto il plauso di pubblico e critica grazie a una delle interpretazioni più intense che la televisione recente ricordi.
Sei mai stato in Italia prima?
Hugh Dancy: Sì, ma non a Firenze. Sono stato a Roma, in Sicilia, a Venezia, in Toscana. Ci sono stato diverse volte in Toscana con la mia famiglia, in vacanza, quando ero bambino. Sono stato a Roma per Natale qualche anno fa, e ci sono tornato per lavoro. Non per girare, ma per promozione. Ho anche passato una vacanza stupenda con Claire [Danes, sua moglie, ndr] in Sicilia, alle Isole Eolie.
H: Anche se, nella prima stagione, Jack dice che Will si trova all'interno dello spettro patologico dell'autismo, posso dire che i problemi psicologici di Will lo portano nella direzione opposta rispetto all'autismo, generando in lui un'estrema empatia. Una persona autistica non recepisce informazioni dalla relazione con un'altra persona, mentre Will riceve troppe informazioni. È iper-ricettivo, e deve assumere un atteggiamento che potrebbe essere frainteso e interpretato come un lieve autismo proprio per difendersi e proteggersi da questo flusso inarrestabile di informazioni. All'inizio della seconda stagione, abbiamo visto Will in un isolamento totale, immerso in una situazione disperata, ma per la prima volta nella sua vita gioca con un mazzo di carte completo, nel senso che ha tuttte le informazioni possibili per comprendere il guaio in cui si è cacciato.
Lavori sul personaggio di Will Graham ormai da parecchio tempo: ne hai fatto una tua versione molto personale rispetto a quanto abbiamo già visto nei precedenti adattamenti cinematografici e hai sicuramente imparato a conoscerlo. Dal tuo punto di vista, cosa manca a Will per essere felice? Se potessi dargli un consiglio, cosa gli diresti?
È difficile entrare nella mente di un personaggio così complesso, a tratti spaventoso? Come si ritrova la serenità dopo essere entrati in un ruolo tanto tormentato?
H: In realtà, per me è piuttosto facile interpretare questo ruolo. Non vivo il dover entrare in questo personaggio come una cosa che mi fa star male. Certo, Will ha una vita drammatica, ma per me è fantastico lavorare con Mads e Laurence. Quindi questa situazione, per me, è per la maggior parte piuttosto leggera. Quando torno a casa, un bicchiere di vino aiuta, ma è una delle migliori esperienze lavorative che abbia mai avuto. Certo, capita che gli orari di lavoro siano più lunghi del previsto, magari ci vuole molto per far venir bene una scena, ma è un'esperienza assolutamente positiva.
H: Sì, entrambi i personaggi lottano contro un mondo popolato di terroristi e serial killer e dovrebbero ricevere un monumento per ciò che fanno! La cosa divertente è che posso vedere già sulla carta le somiglianze tra questi personaggi: la loro struttura, forma... Entrambi sanno fare il loro lavoro in un modo eccellente, hanno una sorta di "dono" che è difficile gestire; in effetti, questo descrive un buon numero di personaggi della tv. Il punto è che entrambi, alla fine della prima stagione, sono rinchiusi in un istituto, e questo li rende molto simili sulla carta. Nella realtà, hanno però esperienze molto diverse, perché il mondo interno delle due serie è unico. Claire ha lavorato nel miglior modo possibile per ritrarre accuratamente gli aspetti della mania depressiva, della bipolarità; io sono al di fuori dei testi di medicina. Al di là dei romanzi di Thomas Harris, non esiste un materiale di riferimento, delle fonti da consultare sulla patologia di cui soffre Will. Deriva dalla mia immaginazione e, ovviamente, da quella di Bryan Fuller. Verso la fine della prima stagione, tuttavia, quando Will sta completamente perdendo il controllo delle proprie facoltà mentali perché è malato, la recitazione doveva essere estrema, dovevo sudare e delirare; quando lavori in televisione, non hai molto tempo per provare diverse versioni della stessa scena, e capita spesso di trovarti a fine giornata a pensare: "Dio mio, per quanto ne so, questa potrebbe essere la peggior prova d'attore che abbia mai fatto." Quindi, tornato a casa, parlavo con Claire e le chiedevo: "Come ti senti quando devi sembrare completamente pazza sullo schermo?", e lei mi rassicurava, perché ci si sente sempre esposti, a rischio. D'altra parte, non c'è modo che i nostri due personaggi possano incontrarsi.
Che conoscenza avevi dei libri e dei film su Hannibal Lecter?
Cosa pensi del fatto che, secondo il finale di Red Dragon, la tua faccia finisca "come un quadro di Picasso"?
H: Beh, vedremo! C'è una questione di diritti, la nostra produzione possiede quelli su Red Dragon, su Hannibal e su Hannibal Rising, ma non su Il Silenzio degli Innocenti. Quindi, non abbiamo una Clarice Starling, anzitutto. Personalmente, ho passato molto tempo con questa faccia, quindi mi piacerebbe averne una nuova!
H: Una serie chiamata Will? Credo che sia possibile ma... perché? Perché parlare di Clarice senza Hannibal? Penso che si possa creare un format apposito, i grandi sceneggiatori televisivi potrebbero sviluppare una bella serie, Clarice Starling è un personaggio affascinante. Ci sono ovvi paralleli tra la relazione di Hannibal con Clarice e quella con Will, e posso immaginare quindi una serie incentrata solo su Will. Solo, è qualcosa che io non vorrei mai fare!