Blackwood Crossing, l'amore fraterno, la perdita - Recensione

Il rapporto tra fratello e sorella, un inquientante mistero: la recensione di Blackwood Crossing

Un giorno troverò qualcosa di interessante da scrivere qui dentro.


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Appartiene Blackwood Crossing a quel genere videoludico che condensa la narrazione in un paio di ore abbondanti, attraverso un'avventura che, visti i tempi ridotti, è densa, magari non canonica nello scorrimento temporale, e qui persino surreale, perché quello che all'inizio sembra solo un viaggio in treno, destinato a portare, lo si avverte subito, la protagonista Scarlett e suo fratello Finn verso un nuovo luogo ed una nuova vita è solo la prima tappa di un percorso che rompe le barriere dello spazio e del tempo, avventurandosi attraverso ambientazioni che più che luoghi sono visioni, trascinando il giocatore in una esperienza piena di domande, simbolismi e tutto quanto afferisce alla piuttosto recente tradizione del genere.

Che le cose andranno in maniera piuttosto diversa da come ci si sarebbe potuto immaginare all'inizio lo si capisce quando fa il suo ingresso uno strano personaggio, i luoghi si ripetono, persone riemergono dal passato in una veste abbastanza inquietante. Quello che era partito come un normale viaggio si fa all'improvviso esperienza immaginifica, ma sempre con un ormeggio che la tiene ancorata alla realtà. E' in questa strana sensazione di straniamento che il giocatore si ritrova avvinto, quando ancora gli sembra di avere gli strumenti e le conoscenze per decifrare quanto stia accadendo, per quanto strano sembri. Tale feeling dura per quasi la totalità dell'avventura, ed è quanto la rende affascinante, perché il viaggio diventa anche indagine, sulla storia personale di Scarlett, di suo fratello Finn e del misterioso ragazzino con la maschera da coniglio, soprattutto. Il resto dei personaggi fungono da contorno, da essi si raccolgono gli indizi necessari per ricomporre la storia, essi sono il collettore dei ricordi.

Blackwood Crossing screenshot 1

E' prevedibilmente attraverso la prima persona, generalmente utilizzata in produzioni simili, che si vive l'avventura, che dal punto di vista ludico offre pochissimo al di fuori della consueta formula costituita dal procedere in avanti, raccogliere oggetti e magari utilizzarli per risolvere piccoli enigmi ambientali. E' inserito in essa un meccanismo semplice ma stuzzicante, che richiede, per procedere in determinate aree, di parlare con i vari personaggi che appaiono nel giusto ordine, utile soprattutto a fare luce sulla storia principale e sulle loro ministorie, ma non è ovviamente quanto basta a rendere la produzione diversa in questo aspetto da tutti gli altri congeneri.

"Blackwood Crossing, nelle due ore abbondanti che lo compongono, riesce sicuramente a tenere viva l'attenzione col giocatore, ma non riesce a penetrare a fondo nel suo animo"

Quello sull'originalità è un discorso estendibile in generale anche alla sua interezza: Blackwood Crossing, nelle due ore abbondanti che lo compongono, riesce sicuramente a tenere viva l'attenzione col giocatore, ma non riesce a penetrare a fondo nel suo animo. Alcuni brevi momenti sono sicuramente emozionanti, alcune scoperte riescono a suscitare determinati sentimenti, ma non riesce né a replicare la trance sensoriale di titoli come Dear Esther né l'allucinato e tremendamente affascinante surrealismo di un Virginia.

[caption id="attachment_170870" align="aligncenter" width="600"]Blackwood Crossing screenshot 2 Chi è il misterioso bambino con la maschera da coniglio?[/caption]

Non è il mantenimento precario di quel labile contatto con la realtà che fa sì che Blackwood Crossing non riesca ad entrare nella testa del giocatore, non c'è per forza bisogno di eccedere nella rappresentazione della realtà per farlo, e comunque in alcuni momenti il simbolismo ed il surrealismo sono fortissimi: sono forse la mancanza di qualche elemento utile ad aumentare il coinvolgimento, come ad esempio una colonna sonora di maggiore impatto e qualche piccolo problema nella fruizione (il modo in cui Scarlett cammina) a rendere il legame non profondissimo. Il gioco di PaperSeven ha comunque quel quid di particolarità che lo rende degno di attenzione, nell'indagare il rapporto tra fratello e sorella e alcune dinamiche familiari, nel nascondere vari misteri, e nel lasciare interrogativi: in sostanza è tutto quanto chiede l'appassionato del genere, che vi ricaverà quindi un'esperienza non memorabile ma sicuramente di qualità.

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