Crackdown 3 è un fallimento solo per chi si aspettava un capolavoro – Recensione
Incompleto, imperfetto, dannatamente divertente: la recensione di Crackdown 3
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Manca questo, manca quello, quella cosa è rotta e quell’altra era meglio non farla proprio, eppure Crackdown 3, quasi inspiegabilmente, sicuramente magicamente, tiene incollati e diverte.
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Non c’è traccia di personaggi secondari con cui parlare per accettare nuove missioni. Sin dall’inizio potrete dedicarvi alla progressiva conquista degli avamposti nemici in totale libertà[/caption]
Crackdown 3 è quanto di più immediato ci si possa immaginare. Ciò è certamente un male quando si scopre che le meccaniche di cui si alimenta l’avventura si presentano nella loro interezza sin dal prologo. D’altra parte, tuttavia, è anche vero che non serve chissà quale dedizione per estrapolare il meglio dal tipo d’esperienza impacchettato da Sumo Digital, un meglio che, non a caso, ha le fattezze, la stravaganza e la simpatia di Terry Crews, faccione dietro al quale il publisher ha certamente tentato di celare gran parte delle innegabili magagne che influenzano negativamente la progressione di campagna single player e modalità multiplayer, ma che allo stesso tempo ben si sposa con il feeling che ogni partita sprigiona."Ci sono tantissimi contro, un unico, gigantesco pro: Crackdown 3 è divertente in modo sfacciato"
La sovrastruttura ruolistica, a ben vedere, è componente essenziale di Crackdown 3, perfetto lubrificante di un motore che sprigiona la sua potenza sotto forma di esplosioni, rocambolesche fughe in auto ed adrenaliniche sparatorie, che tuttavia si alimenta di continuo con la smania da completamento che sa innescare nell’utente.
Ogni azione completata con successo si ripercuote in punti esperienza relativi all’abilità specifica utilizzata, sia questa la capacità con le armi da fuoco, con gli esplosivi, la forza degli attacchi corpo a corpo e la destrezza al volante. Per migliorare salto e corsa, invece, andranno raccolte delle sfere sparse per la città, feature che incentiva l’esplorazione di una mappa che, senza mezzi termini, sembra rimasta indietro ad una generazione fa.
Eppure le sezioni platform, scandite soprattutto dalla caccia delle sfere di cui sopra, funzionano, nonostante un level design piuttosto basilare. Le sparatorie divertono. Spostarsi da un punto all’altro della città grazie ad enormi balzi è sufficiente per strappare un sorriso soddisfatto. Ci sono tantissimi contro, un unico, gigantesco pro: Crackdown 3 è divertente in modo sfacciato.
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Non mancano gare di velocità sia a piedi, che a bordo di auto. Ovviamente più il livello d’esperienza sarà elevato, più facilmente avrete la meglio in queste sfide[/caption]
Non c’è un voto univoco che possa riassumere efficacemente quanto proposto da Sumo Digital con Crackdown 3. Il pessimo, e inutile, multiplayer, fa da contraltare ad una campagna che, non si sa come, intrattiene e sa divertire. Anche la longevità non al passo con i tempi, per assurdo, è un grande pregio di questo open-world dal sapore atipico. Il grande quantitativo di collezionabili, le missioni completabili nell’arco di pochi minuti, confezionano un’esperienza ideale per chi non ha troppo tempo da dedicare ai videogiochi. La generosità con cui il gioco elargisce ricompense e la ripida progressione delle statistiche del personaggio, regalano continuamente la soddisfazione di aver completato qualcosa, di aver ottenuto un premio, di aver compiuto un altro piccolo passo verso la conclusione dell’avventura.
Non un gioco perfetto insomma, ma se cercavate qualcosa di simile a Mad Max e Just Cause, l’avete trovato. E poi, diciamocelo, c’è Terry Crews e la sua trascinante simpatia e comicità.