Dino Frontier, un Jurassic Park nel far west - Recensione
Un RTS in realtà virtuale: la recensione di Dino Frontier
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Pubblicato esclusivamente su PlayStation 4, proprio per sfruttare i benefici del PlayStation VR, il gioco non può prescindere dall’utilizzo di due Move, periferiche tirate in ballo non solo per selezionare le voci del menù e gli edifici con cui interagire, ma soprattutto per sollevare e spostare, letteralmente, le unità da un punto all’altro della mappa.
I Move sono le periferiche perfette per prendere, letteralmente, le proprie unità e spostarle laddove più serve il loro intervento.[/caption]Dino Frontier sceglie un approccio non troppo cavalcato dal genere di riferimento, forse necessario viste le relative possibilità, economiche e di tempo, del team di sviluppo, ma limitante e assimilabile a molte produzioni mobile o in quelle dove impera il (temuto) mantra “pay-to-win”.
Non ci sono mappe, né livelli da superare. L’intera avventura si limita ad un singolo scenario, veicolando una progressione pedissequamente scandita, fondamentalmente immutabile, identica a sé stessa indipendentemente dall’abilità del videogiocatore o dal suo desiderio di sperimentare. Micro-obiettivo dopo micro-obiettivo, si vede crescere il proprio accampamento con l’unica libertà concessa rappresentata dal numero di cittadini schierabili sul campo, tutti occupati nella raccolta di qualche materiale utile alla costruzione di nuovi edifici.
"Non ci sono mappe, né livelli da superare. L’intera avventura si limita ad un singolo scenario."Affianco ai bravi cittadini che si affaticheranno a raccogliere le varie risorse, molto presto, grazie ad esche preposte al compito, potrete attirare, catturare ed ammaestrare alcuni esemplari di Triceratopo, Velociraptor, e così via, pronti a diventare membri più che attivi della comunità. Grazie alla loro forza e velocità sovrumana, vi torneranno utili sia per contrastare gli avversari, sia per racimolare con ancor più velocità le materie prime.
Purtroppo, il gioco, ancora una volta, mostra tutti i suoi limiti, impedendo all’utente di accogliere nel proprio accampamento più di un dinosauro per specie. La scelta, se ha il grande pregio di rendere ancor più fondamentale e strategico il loro utilizzo, dall’altro, oltre a spezzare l’entusiasmo, appiattisce il gameplay, rendendo scontato e prevedibile l’utilizzo che si può fare di queste unità speciali.
L’art design è davvero delizioso: colorato e soffice al punto giusto.[/caption]Naturalmente, il comparto grafico, strepitosamente supportato da un art design piacevole e coloratissimo, gioca il suo ruolo tutt’altro che secondario grazie alla realtà virtuale. Abbandonare, una volta tanto, mouse e tastiera per scivolare da un punto all’altro della mappa con semplici movimenti della testa, regala un piacere inedito. Il sistema di controllo, dal canto suo, si rivela intuitivo e immediato grazie all’utilizzo degli accelerometri del Move.
Dino Frontier è un piacevole RTS, innovativo a modo suo grazie alla realtà virtuale, che purtroppo castra e limita la libertà del videogiocatore, inserito in un unico sentiero da seguire senza alcuna variazione sul percorso. Dall’inizio, sino all’epilogo della vicenda, si tratterà semplicemente di soddisfare una richiesta dopo l’altra, non potendo mai prendere realmente l’iniziativa, tanto più che l’unica mappa disponibile non è nemmeno particolarmente estesa.
Dino Frontier, insomma, è l’esperienza perfetta se cercate un gioco in realtà virtuale che propone un’avventura soddisfacente, ma non troppo profonda; dai ritmi sostenuti, ma tutt’altro che longeva; facile da padroneggiare, ma poco adatta a chi cerca qualcosa di impegnativo.
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Naturalmente non si corre alcun rischio di incappare nei sintomi della motion sickness. La scena, difatti, è totalmente immobile.[/caption]