Doom Patrol vol. 2: Nada, la recensione
Con il secondo volume, Doom Patrol si conferma una lettura fuori dagli schemi e capace di riportare il gruppo ai fasti degli anni '90
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Abbiamo dovuto attendere un po’, ma finalmente possiamo leggere anche in Italia il secondo volume di Doom Patrol, serie che nel 2016 ha tenuto a battesimo Young Animals, l’etichetta DC Comics affidata a Gerard Way. Purtroppo, le cose non sono andate come ci si aspettava, ma i problemi non hanno certo a che fare con la qualità dell'opera: anche in questa nuova uscita, infatti, si conferma una lettura di assoluto valore, in grado di coniugare stili tra loro lontani in maniera sfiziosa e stimolante.
La nuova avventura ha i toni ancora più bizzarri della precedente ma risulta più a fuoco, e dunque accessibile anche ai lettori meno avvezzi a questo genere di racconto. Nello storyarc Un pezzo per volta, infatti, i primi capitoli offrivano molteplici spunti e sottotrame, e non era semplicissimo entrare in sintonia con quelle schegge impazzite che rimbalzavano da una realtà all'altra. Una volta superato lo straniamento iniziale, però, ci trovavamo di fronte a un fumetto surreale, pieno di insidie e ammalianti mostruosità, ma decisamente più scorrevole.
"Una lettura di assoluto valore, in grado di coniugare stili tra loro lontani in maniera sfiziosa e stimolante."In quest’occasione, Way non necessita di preamboli o ulteriori artifici: parte subito forte e, pur concedendosi svariate divagazioni e fughe psichedeliche, delinea una trama lineare che prosegue quanto narrato in precedenza. Rivedere insieme Robotman (Cleef Steele), l'Uomo Negativo (Larry Trainor), Nilson Caufield e Flex Mentallo è un piacere e riporta alla memoria la storica run di Grant Morrison, vero e proprio punto di riferimento di questa nuova iterazione della squadra.
In questo secondo volume, accanto al disegnatore titolare della serie Nick Derington troviamo il grande Mike Allred, una scelta azzeccatissima visti i toni del racconto. Lo stile pop dell’artista di Madman viene naturalmente esaltato dai testi di Way, risultando un valore aggiunto per la serie. Colpisce la capacità di entrambi i fumettisti di manipolare il proprio stile adattandolo di volta in volta alle varie sequenze della storia. In tutto ciò, le colorazioni di Laura Allred e di Tamra Bonvillain completano la componente artistica conferendo alle storie delle atmosfere suggestive.
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