Cinecomics 2025: è stata una vera rinascita?
Facciamo il punto della situazione sui cinecomics targati Marvel e DC arrivati nelle sale cinematografiche nel corso dell’anno che sta per concludersi.
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
Il 2025 si presentava come un anno cruciale per il futuro dei cinecomics. Dopo un periodo di stanca e di incertezze creative, che ha portato a roboanti passi falsi al botteghino e pellicole prive di spunti di interesse, il mercato appariva saturo e il pubblicato ormai distaccato. Si avvertiva, in primis, un bisogno impellente di qualità e poi di una precisa e definita direzione narrativa per risollevare un genere ormai saturo.
L’annata è stata caratterizzata da poche ma mirate uscite, pensate - in alcuni casi ripensate - con due intenti diversi: per il Marvel Cinematic Universe, stabilizzare una storia (la “Saga del Multiverso”) divenuta troppo ramificata e confusionaria; per il DC Universe, invece, bisognava dettare un nuovo canone e rilanciare la continuity.Quattro film in tutto per un solo obiettivo: tornare a riscaldare i cuori degli appassionati e sconfiggere la superhero fatigue.
MCU: La conclusione della Fase Cinque
Partita con Ant-Man and the Wasp: Quantumania nel 2023, la “Fase Cinque” è sembrata meno coesa e coinvolgente rispetto a quelle precedenti. A complicare ulteriormente la situazione, ha contribuito il ridimensionamento del ruolo di Kang il Conquistatore, complice anche i problemi legali dell’attore Jonathan Majors. Dopo la pausa voluta dai piani alti della Disney (nel 2024 è arrivate nelle sale cinematografiche il solo Deadpool & Wolverine), è toccato a Captain America: Brave New World il compito di aprire il nuovo anno. Dispiace dirlo ma il debutto sul grande schermo di Sam Wilson (interpretato da Anthony Mackie) come Cap è stato trattato più come un continuum narrativo obbligatorio (dopo la serie televisiva Falcon & Winter Soldier che aveva già sancito il passaggio di testimone nel ruolo di Sentinella della Libertà tra Steve Rogers e Sam) e non come un evento epocale (un Capitan America nero). La volontà di puntare maggiormente sull'azione spionistica che sui mega-eventi cosmici, nel tentativo di tornare a un thriller politico alla The Winter Soldier, non ha portato i frutti sperati: una produzione travagliata, una sceneggiatura a tratti incoerente e non sempre a fuoco, la presenza di un villain (Harrison Ford nei panni di Thaddeus "Thunderbolt" Ross) svogliato e poco convincente hanno penalizzato una pellicola che avrebbe meritato una storia più decisa e mirata a esaltare il nuovo Capitano.
Ancora più significativa è stata l'uscita di Thunderbolts*. L’intento era palese: costruire un gruppo di antieroi (sulla scorta del successo di film quali Guardiani della Galassia e Suicide Squad o serial come The Boys) mettendo insieme una squadra di personaggi ambigui. Allo stesso tempo, però, il film diretto da Jake Schreier prova a parlare di un tema delicato come la depressione (riflessione metacinematografica sul senso di vuoto lasciato dalla scomparsa degli Avengers) in maniera cruda e diretta. Il risultato è un mix convincente a tratti, dove la disfunzionalità dei rapporti tra i vari Yelena Belova, Bucky Barnes, U.S. Agent, Taskmaster e Red Guardian rappresenta l’elemento vincente di uno sviluppo costantemente in bilico, che non trova in Sentry/Void l’antagonista giusto.
Il film soffre dei soliti problemi di molte pellicole targate Marvel Studios in questa fase: riscritture e reshoots, cambi di cast, e la sensazione generalizzata dello spettatore occasionale di trovarsi di fronte a una storia che richiede la visione di altri contenuti (le serie TV) per essere apprezzato del tutto. In generale, manca una visione di insieme che valorizzi i singoli episodi cinematografici, costruendo personaggi tridimensionali in grado di generare empatia e immedesimazione. Tutto appare distaccato, funzionale solo a preparare il terreno per il prossimo film.Fantastici Quattro: Verso l’infinito e oltre
Diverso il discorso relativo all’attesissimo film diretto da Matt Shakman, a cui è stato assegnato il compito di inaugurare una nuova era cosmica per l'MCU, nonché la cosiddetta "Fase Sei". La pellicola non ha - saggiamente - narrato l’origine della Prima Famiglia Marvel, focalizzandosi sulla loro vita dopo l’incidente che gli ha conferito i poteri. La forte estetica e un tono avventuroso sono state le armi vincenti di una prova non sempre a fuoco ma in grado di offrire una ventata di ottimismo per lo sviluppo della saga.
Sia chiaro: non mancano le difficoltà o le piccole cadute (su tutte la non ottimale gestione di un Galactus apparso lontano parente del Divoratore di Mondi apprezzato nei comics). Eppure, il film dedicato ai Fab Four è riuscito a creare il giusto hype intorno al coinvolgimento del gruppo e farci ben sperare per il prosieguo. All’orizzonte, ormai, appare sempre più chiara la sagoma di Robert Downey Jr. e del suo Dottor Destino, protagonista nel 2026 di Avengers: Doomsday.
DCU: James Gunn e la responsabilità di un nuovo inizio
Dopo il successo ottenuto con i film dedicati ai Guardiani della Galassia e alla Suicide Squad, James Gunn è stato chiamato per rilanciare il DC Universe. Coadiuvato da Peter Safran come co-CEO dei DC Studios, il regista statunitense ha inaugurato il nuovo universo cinematografico portando sul grande schermo il “suo” Superman.
Gunn, infatti, è riuscito a imprimere il suo tocco in questa nuova iterazione del personaggio, realizzando un film in cui il racconto epico incontra ironia, azione e sentimento. Tanto sentimento. David Corenswet è stato bravo nell'interpretare un Clark Kent impegnato a conciliare la sua eredità kryptoniana con la sua esistenza terrestre: quello che ci troviamo di fronte è un Kal-El molto più umano che divino, più ottimista, estremamente punk rock e all’ostinata ricerca di un posto nel mondo. In questo percorso, lo vediamo acquisire consapevolezza sulla sua natura, accettare la sua fallibilità e, quindi, accettare se stesso. Il tutto è arricchito dall’attenzione su temi attuali quali la paura dell'alieno (dello straniero) e il ruolo chiave nella società contemporanea dei media, in particolare della disinformazione, a rendere ancora più accattivante la visione.
Lontano dalla figura oscura e ieratica delineata da Zack Snyder, Gunn ci regala una delle migliori e più fedeli interpretazioni della creazione di Jerry Siegel e Joe Shuster.
La rinascita è (forse) cominciata
Come abbiamo potuto vedere, l’MCU ha continuato a soffrire di una sindrome da affaticamento, con Captain America: Brave New World e Thunderbolts* che hanno evidenziato problemi strutturali persistenti: coerenza narrativa debole, dipendenza dai contenuti seriali (le serie TV) e un'incapacità di elevare i singoli film a eventi cinematografici autonomi e significativi. Tuttavia, l'arrivo dei Fantastici Quattro ha rappresentato un deciso cambio di passo, non tanto per la perfezione del film in sé, quanto per la sua capacità di infondere un senso di rinnovata estetica e ambizione cosmica, essenziale per guardare con ottimismo alla successiva “Fase Sei”.
Il vero segnale di speranza - esempio concreto di una nuova direzione - è arrivato con Superman, dove James Gunn ha dimostrato che la formula supereroistica non è intrinsecamente stanca, ma necessita di un approccio registico e narrativo più autoriale e - soprattutto - sentimentalmente onesto. Presentando un Clark Kent ottimista, fallibile e profondamente umano, Gunn ha risposto alla superhero fatigue con un'iniezione di gioia, ironia e un senso di epica personale che mancava da un po’.
Di questo 2025, dunque, salviamo l'audacia di un nuovo inizio (DCU) e la promessa di una visione rinnovata (Fantastici Quattro). Per il 2026, speriamo di trovare ancora qualità e un’identità narrativa chiara.