E' nata una star? - la recensione
Un film calcato sul modello anglosassone del libro di Nick Hornby, che riesce davvero solo quando si occupa dei personaggi secondari...
C'è una componente inusuale per il cinema italiano dietro E' nata una star?, ovvero un soggetto ispirato a un libro di un grande scrittore estero.
Ovviamente la parte più inconsueta è la narrazione, lontana dall'impersonale sguardo esterno che solitamente regna nelle commedie nostrane ma tutta filtrata dalla protagonista (Luciana Littizetto) che in certi momenti si concede anche la voce fuoricampo dei propri pensieri.
Il movimento principale di E' nata una star? è il girovagare di una lunga giornata che inizia con la consegna nella cassetta delle lettere di un DVD pornografico ("Il dr. Trombhouse" montato da Walter Fasano come fieramente indicato nei titoli di coda). Quello è il macguffin che scatena una revisione di ruoli, assetti e rapporti all'interno della famiglia protagonista. Perchè nel film porno la parte principale ce l'ha Marco, il figlio di Lucia (che scopre per prima il DVD) e Osvaldo (che è un uomo del sud), e quel ruolo l'ha ottenuto per un motivo facilmente intuibile. La ricerca delle cause e dei modi con cui il tutto è stato fatto è il cuore di questo girovagare di Lucia, aiutata dal marito preoccupato principalmente di far sparire tutte le copie del film. Ma chiaramente il motivo cinematografico che muove tutto il viaggio all'interno della propria comunità di riferimento è indagarne piccolezze, contraddizioni e svelarne ipocrisie.
Più che il primo piano è infatti lo sfondo a dare a E' nata una star? la vera ragione d'esistere. Le molte figure di secondo piano, i comprimari o anche gli ambienti in cui si passa solo una volta, sembrano quelli dipinti con più convinzione e gli unici in grado di incidere. La famiglia della fidanzata di Marco, l'ufficio open space di Osvaldo, la scuola dove lavora Lucia e via dicendo costruiscono un paesaggio duro e ipocrita come pochi, in cui macchiette poco divertenti e convincenti si agitano per dimostrarsi (sia a se stessi che agli altri) progressiste.