Elden Ring, alla ricerca dell’Anello Ancestrale | Recensione
Dopo tanti mesi di snervante attesa, Elden Ring è finalmente disponibile per PC, piattaforme PlayStation e Microsoft
Per la software house nipponica, però, Elden Ring è una sorta di prova del nove. Una prova per comprendere se il linguaggio sviluppato nei vari Souls possa essere applicato a un vasto mondo open world. Come avrete capito dal primo paragrafo, il team di Hidetaka Miyazaki ha fatto centro un’altra volta, creando l’ennesima opera imperdibile. Come ci sia riuscito ve lo raccontiamo nella nostra recensione.
A CACCIA DELL’ANELLO ANCESTRALE
Esattamente come i precedenti titoli di FromSoftware, anche Elden Ring vanta un racconto ermetico, basato sul “non detto”. L’idea di partenza vede protagonista il Senzaluce, un abitante dell’Interregno esiliato dalle proprie terre che fa ritorno a casa dopo la distruzione del sacro Anello Ancestrale. I molti frammenti di questa importante reliquia sono stati recuperati dai figli della regina nota come Marika L’Eterna. Figli che hanno visto il proprio potere aumentare a dismisura, mentre la loro anima veniva corrotta. L’obiettivo del giocatore è quello di sconfiggere i vari lord per recuperare così i frammenti dell’anello e ottenere così di diritto il titolo il Lord Ancestrale.
Come già accennato, la trama di Elden Ring parte da basi note, per poi farsi sin da subito enigmatica. Starà a noi esplorare ogni anfratto dell’Interregno, leggere la descrizione di ogni oggetto raccolto e parlare con i (pochi) NPC per ricostruire lore e avvenimenti accaduti nel mondo di gioco. FromSoftware è ormai maestra nel raccontare questa tipologia di storie. Per l’ennesima volta ci troviamo a premiare la creatività e la maestria con la quale Miyazaki è riuscito a descrivere un mondo decadente, popolato da personaggi tanto grotteschi quanto carismatici. Il contributo di George R.R. Martin al world building, seppur poco evidente, ha senza dubbio aiutato a mantenere quella coerenza di fondo che, per un mondo tanto vasto, è necessaria.
A SPASSO NELL’INTERREGNO
La libertà appena citata si riflette anche nella creazione del personaggio e nella sua versatilità. Nonostante il gioco suggerisca diverse classi per poter cominciare l’avventura, vi capiterà quasi certamente di andare a modificarne i parametri base durante la partita. Questo darà vita a build uniche, mentre tenterete di capire che tipo di personaggio avete tra le mani. La varietà di armi e di abilità, costantemente fornite al giocatore durante il suo girovagare, enfatizza ulteriormente questo elemento.
Per quanto riguarda il puro e semplice combat system, ci troviamo di fronte all’evoluzione di quanto già visto nei vari Dark Souls. L’introduzione delle Ceneri di Guerra, però, rende il tutto più avvincente. Le Ceneri non sono altro che delle abilità che possono essere equipaggiate insieme alle armi, rendendo gli scontri ancora più interessanti rispetto al passato. Innegabile anche l’ottimizzazione delle magie, che ora risultano più semplici da lanciare e che permettono di utilizzare classi specifiche senza partire troppo svantaggiati.
Se negli scontri duri e puri le variazioni sono relativamente poche, è però nella gestione del mondo che Elden Ring fa un balzo da gigante. L’open world di FromSoftware è immenso e costellato di dungeon, boss secondari, trappole e labirinti. La già citata sensazione di scoperta è costante per tutta la durata dell’avventura, che potrebbe tranquillamente raggiungere le 100 ore di gioco. Questo mondo tanto vario ha spinto i dev a inserire nuove meccaniche, che ben si sposano con la produzione.
Arriviamo poi a una delle domande che sicuramente vi starete facendo: quanto è difficile Elden Ring?
Ebbene, come da tradizione FromSoftware il gioco è sicuramente impegnativo, con un paio di boss fight in grado di farvi declamare tutti i santi del calendario. È altresì vero che come i vari Souls anche Elden Ring è in grado di regalare grande soddisfazione a ogni ostacolo superato. Ci sono state delle introduzioni che hanno reso la fruizione del titolo meno fastidiosa rispetto al passato. Ne è un esempio la Postura, meccanica che ci permette di sbilanciare i nemici dopo aver inferto loro una determinata quantità di danni. Qualcosa di simile a quanto già visto in Sekiro, ma che qui non mostra la relativa barra sottostante alla vita del nemico. Starà a noi, quindi, capire quando i nostri avversari saranno frastornati, sferrando di conseguenza un potente assalto.
ARTISTICAMENTE IMMENSO
Elden Ring vanta una varietà di nemici a dir poco sensazionale. Il creature design portato avanti da FromSoftware riesce a lasciare costantemente a bocca aperta, dimostrandosi agli apici del genere. Discorso molto simile anche per gli ambienti, che talvolta mozzano proprio il fiato grazie alla loro direzione artistica. Peccato, però, che il comparto tecnico lasci spesso a desiderare. Scordatevi i modelli e le luci del “recente” remake di Demon’s Souls. Elden Ring è molto più vicino a Dark Souls 3, con tutti i difetti che ne conseguono. Nulla di drammatico, ma ben lontano da quanto ci sta abituando il mercato al giorno d’oggi.
Elden Ring è un titolo immenso, emozionante e in grado di trasmettere una costante sensazione di scoperta. Certo, a volte può risultare frustrante, ma una volta compresa l’intenzione di FromSoftware è impossibile non rimanerne spaventosamente affascinati. Permangono però i classici difetti delle opere del team nipponico, come la telecamera, la pessima IA e alcune limitazioni tecniche ormai fin troppo evidenti. Nonostante ciò, però, ci sentiamo di premiare il titolo con il voto che potete leggere qui sotto. Un voto tarato verso l’alto rispetto alla somma dei vari elementi che compongono Elden Ring, ma che trova un senso proprio nell’esperienza finale che si prova pad alla mano. Un’esperienza che tutti gli amanti dei giochi di ruolo, almeno una volta nella vita, dovrebbero provare.