Elliot, la recensione
Abbiamo recensito per voi Elliot, la miniserie Wilder di Jacopo Paliaga, Ludovica Ceregatti e Adele Matera
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.
I due grandi problemi dell’adolescenza sono: trovarsi un posto nella società e, allo stesso tempo, trovare se stessi.
Nel corso dell'adolescenza, l'immaginazione porta a viaggiare lontano e spesso si compiono scelte avventate. Un ragazzino apparentemente come tanti della provincia inglese, Elliot, è in realtà dotato di grandi poteri e, un giorno, decide di svelarli al mondo pubblicando un video in rete: una richiesta d’attenzione, un "grido d’aiuto" che, purtroppo per lui, sortisce l’effetto contrario quando un personaggio misterioso appare sulla scena e uccide i suoi genitori.
Elliot è una miniserie Wilder, scritta da Jacopo Paliaga per i disegni di Ludovica Ceregatti e i colori di Adele Matera, che parla di crescita e formazione e che, come il suo protagonista, possiede delle grandi potenzialità in parte sopite. Una origin story, dunque, che, come tutte le storie di questo tipo, ha un impianto narrativo lineare e immediato che mostra le varie fasi che portano alla nascita di un supereroe: la presa di consapevolezza dei propri poteri; la gravitas nel definirne le motivazioni del suo agire; l’incontro con la propria nemesi e il conseguente scontro finale, in cui affrontare e superare i propri limiti. Un canovaccio che Paliaga rispetta in maniera forse troppo reverenziale, senza mai osare troppo.
Va detto che il primo episodio di Elliot non aveva mancato di stupirci, ai tempi della pubblicazione, catturando la nostra attenzione grazie a un incipit molto interessante - lo sviluppo di un supereroe vicino alla tradizione moderna tracciata da Brian Michael Bendis con Ultimate Spider-Man e da Robert Kirkman con Invincibile - e ai disegni della Ceregatti, disegnatrice che aveva già ben impressionato per il suo lavoro sulle pagine di A Sort of Fairytale e sui fascinosi flashback di Aqualung. A malincuore, dobbiamo registrare un’involuzione dell’artista, che, capitolo dopo capitolo, incappa in continui errori di natura prospettica e anatomica. Il montaggio della tavola, inoltre, risulta fin troppo scolastico: manca la voglia di osare e giocare con inquadrature dinamiche. Una prova decisamente discontinua e mortificante per la storia, che perde il supporto artistico e resta priva della sua potenza d'impatto.
Interessante il lavoro ai colori di Adele Matera, colorista in grado di conferire il giusto tono alle diverse fasi del racconto con una scelta di tinte peculiari ma mai fuori luogo. Ogni capitolo sembra dominato da una tonalità diversa, quasi ad assecondare le diverse fasi dell'epopea, e il contrasto caldo-freddo esalta la componente emozionale del racconto. Una prova convincente che conferisce solidità a tavole spesso prive di mordente e che pone l'attenzione su un ruolo - quello del colorista - spesso sottovalutato nella creazione di un fumetto.

