Far Cry Primal, la recensione
Nel Mesolitico nessuno potrà sentirvi urlare: la recensione di Far Cry Primal
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Far Cry Primal non tarda a palesare i numerosi difetti che finiscono per azzopparne e sporcarne il gameplay, ma ha un lampante pregio capace, praticamente da solo, di tramutare la produzione Ubisoft in una delle migliori avventure videoludiche di questa generazione di console: nel pieno rispetto dei cardini della saga, propone qualcosa di innovativo, atipico, per certi versi originale e bizzarro. Qui non si spara, non si lanciano bombe, non ci sono adrenalinici inseguimenti a bordo di potenti veicoli, non ci si sollazza vedendo ingigantirsi progressivamente il proprio arsenale o raccogliendo risorse per costruire una corazza più efficiente. Erroneamente si potrebbe considerare la creatura di Ubisoft Montreal uno sparatutto, non fosse altro perché è questo il genere di riferimento di Far Cry, ma è più corretto definirla un’avventura a tutto tondo, una sorta di simulatore, per quanto semplificato, di vita preistorica.
Sparse per il continente di Oros ci sono diverse grotte che andranno esplorate da cima a fondo in quanto nascondono bonus di vario genere. Oltre a saggiare le vostre capacità con i salti, queste sezioni richiederanno l’utilizzo di un pizzico di materia grigia per scovare i sentieri e capire come raggiungere le varie ubicazioni.[/caption]Oros è una gigantesca vallata piena d’insidie, nemici, collezionabili da scovare e, ovviamente, missioni da completare. Ci sono animali da cacciare, utili per appropriarsi di materie con cui potenziare l’equipaggiamento; accampamenti da conquistare, necessari per incrementare il numero di abitanti del villaggio; personaggi secondari in grado di insegnare nuove abilità e, manco a dirlo, sempre desiderosi di affidare al prode Takkar nuovi compiti, sempre per il bene della comunità. La struttura portante di qualsiasi Far Cry è presente anche in Primal, praticamente immutata e incentrata sul piacere dell’esplorazione, sul vivo senso di progressione che si sprigiona ad ogni avversario abbattuto, ad ogni tesoro scovato.
Takkar, al contrario dei precedenti eroi della serie, vive in un mondo ostile in cui combatte contando su risorse e strumenti limitati. Arco, frecce, clava e lancia: non ci sono molte altre armi a difenderlo dalla furia dei guerrieri degli altri clan e soprattutto dai tanti predatori che abitano nella valle. Una volta bastava pazientare qualche ora per avere un arsenale adeguato a fronteggiare senza problemi qualsiasi bestia feroce. In Primal il rischio persiste sino ai titoli di coda. Un orso, una tigre dai denti a sciabola, un branco di lupi sono potenzialmente mortali indipendentemente dai punti abilità accumulati e dall’efficacia raggiunta dall’equipaggiamento. Allo stesso modo anche uno sparuto manipolo di sentinelle va affrontato con condizione di causa.
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L’art design di questo episodio di Far Cry è semplicemente straordinario. Gli artisti di Ubisoft sono riusciti a regalarci una ricostruzione dell’Europa del 10000 a.C. credibile e paesaggisticamente parlando superba.[/caption]
Alle proprie potenzialità offensive, dopo poche ore di gioco, si aggiungono gli animali selvatici che, opportunamente domati e ammaestrati, si comportano come abilissimi alleati. Il gufo, che controllerete direttamente, è fondamentale per analizzare la situazione dall’alto, così da scoprire numero e ubicazione degli avversari. Predatori di vario genere e stazza, dal canto loro, vi seguiranno fedelmente, dandovi manforte durante i combattimenti. Non si tratta certamente di una feature originale, né particolarmente determinante dal punto di vista del possibile approccio che potrete adottare in battaglia. Allo stesso tempo però dona un pizzico di varietà, oltre a rendere la vita lievemente più facile al buon Takkar.
"Un orso, una tigre dai denti a sciabola, un branco di lupi sono potenzialmente mortali indipendentemente dai punti abilità accumulati e dall’efficacia raggiunta dall’equipaggiamento"[caption id="attachment_151156" align="aligncenter" width="600"]
Per l’occasione, gli sviluppatori si sono persino inventati una lingua pseudo-proto-indoeuropea, opportunamente sottotitolata ovviamente, con cui si esprimono tutti i personaggi del gioco. Un tentativo apprezzabile che non fa altro che incrementare il livello di realismo ricercato.[/caption]
Far Cry Primal è un’avventura che richiede impegno e dedizione, ma che premia l’utente in decine di modi diversi. L’esplorazione permette di mettere le mani su numerosi potenziamenti e Oros è un continente ricco di scorci stupefacenti e panorami mozzafiato. Veder crescere il proprio villaggio, missione dopo missione, dona nuove abilità al protagonista e rende tangibile il senso di progressione. Anche combattere, magari scortati da un lupo o un orso, regala qualche momento particolarmente riuscito, a patto di abbracciare completamente un approccio stealth visto che gli scontri a viso aperto, oltre che estremamente pericolosi, mettono in evidenza tutti i limiti del combat system. Divertente, appassionante e originale, Far Cry Primal è consigliato sia ai fan della serie, sia a chi non ha mai gradito gli FPS classici e, magari, da sempre sogna di vivere in prima persona gioie e dolori di un uomo primitivo.