Flinthook, il pirata spaziale col rampino - Recensione
Un'avventura piratesca, tra un abbordaggio spaziale e un altro: la recensione di Flinthook
Quando Flinthook abborda una nave spaziale, con un enorme rampino (a forma di ancora), che ne sfonda la chiglia, aprendogli un varco al suo interno, inizia la ricerca dei tesori che il vascello custodisce. Rientra tra gli elementi distintivi delle produzioni roguelike la presenza di vari condizioni, siano queste la maggior concentrazione di nemici, la presenza di stanze speciali o di negozi, ogni vascello ne ha almeno un paio, ed è quanto più utile per variare un'azione che passa attraverso interni generati in maniera casuale. Quello che più stuzzica il giocatore all'inizio è sicuramente il rampino (quello piccolo stavolta) a disposizione del pirata spaziale. Le stanze delle nave sono piene di appigli che possono essere utilizzati per librarsi nell'aria, magari sparacchiando nel mentre ai nemici dei quali le navi sono piene, ed evitando trabocchetti grazie alla cintura rallentatempo in dotazione.
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Le navi nemiche sono piene di nemici di ogni tipo. Questo sembra un Alien volante[/caption]Messa così è una figata, ed in effetti Flinthook è piacevolissimo da giocare, almeno fin quando non iniziano a venire fuori alcune magagne, quelle che solitamente, e purtroppo anche in questo caso, fanno la differenza tra una produzione discreta ed una buona, se non ottima. Arriva prima o poi il momento della sconfitta, in un roguelike, qui è quello nel quale si cresce d'esperienza, avendo accesso a nuovi perk (ottenibili anche nell'esplorazione delle navi), quelli che dovrebbero rendere i successivi abbordaggi più semplici. Il meccanismo però non funziona per niente bene, spessissimo poco cambia per il giocatore tra una morte e l'altra, perché i nuovi perk sono poco impattanti sul gameplay, ed è quanto gli impedisce di andare avanti in un gioco dal livello di sfida comunque impegnativo. La dinamica per la quale morire significa in un certo modo anche progredire, tipica dei roguelike di buona fattura, è mal funzionante, il che, in un gioco del genere, significa ore sprecate.
" Flinthook è piacevolissimo da giocare, almeno fin quando non iniziano a venire fuori alcune magagne, quelle che solitamente, e purtroppo anche in questo caso, fanno la differenza tra una produzione discreta ed una buona"Il giocatore vive in Flinthook un conflitto interiore non da poco quindi, perché riconosce fin da subito come valide le sue meccaniche fondanti, perché si ritrova immerso in un contesto di gioco tradizionale, nel quale si salta e si spara, arricchito però dall'implementazione del rampino, che trasuda avventuroso sentimento ad ogni utilizzo, perché non può fare a meno di essere catturato dallo stile infuso nel gioco da Tribute Games, team capacissimo con il 2D, che dà ancora una volta prova del proprio talento, facendo splendere quanto su schermo grazie ad una certosina cura e ad un alto livello di dettaglio, perchè alcuni dei brani di una colonna sonora mediamente discreta sono ottimi; allo stesso tempo però si ritrova ad ogni partita conclusasi anzitempo sull'orlo dell'abbandono, perché consapevole che la prossima non lo aiuterà comunque, come dovrebbe essere, ad andare avanti, nemmeno col più piccolo degli avanzamenti. E questo, lo ribadiamo, per un roguelike è un problema bello grosso.[caption id="attachment_173058" align="aligncenter" width="600"]
Una normale situazione di gioco nelle fasi più avanzate di Flinthook[/caption]
Formulare un giudizio perentorio su Flinthook è molto difficile. E' un gioco al quale si vorrebbe veramente volere bene, fosse anche solo per il fatto di avere come protagonista un pirata spaziale incappucciato (o è un fantasmino?) che abborda le navi nemiche con un rampino a forma di ancora, e poi phew phew phew, saltando e librandosi in aria, verso tre boss e poi l'ultimo scontro e il finale (o i finali?), però poi si scopre che lui dentro è diverso, un po' spigoloso, un po' scontroso. Forse troppo.