Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio, la recensione
Avventuroso, rapido, divertente e ossessionato dalla morte Il gatto con gli stivali 2 è molto migliore del primo film
La recensione di Il gatto con gli stivali 2 - L'ultimo desiderio, al cinema dal 7 dicembre
È lo spunto che mette in moto una nuova avventura, ma è anche il momento più bello (per certi versi anche più divertente) di Il gatto con gli stivali 2. Ed è bello proprio che stia in un cartone animato, cioè che tra le cose che racconta questo film ci sia anche l’idea che vivere conservativamente, cioè vivere per non morire, non sia una vera vita, sia solo un altro tipo di morte. Per completare la storia al gatto verrà affiancato il più classico dei personaggi da sequel, qualcuno come lui con cui fare coppia e stabilire una relazione (una gatta avventuriera dal suo passato, Zampe di Velluto) e una spalla comica. Questa banda andrà in cerca di una stella magica che fa avverare un desiderio, ognuno ha il proprio (il gatto rivuole le 9 vite) inclusi i villain Little Jack Horner e Riccioli d’oro con i tre orsi (ben caratterizzati ma in italiano doppiati in dialetto).
Negli 11 anni passati tra il primo film dedicato al personaggio e questo l’animazione è cambiata e ora Il Gatto con gli stivali 2 non è piegato sui soliti standard dei cartoni in computer grafica ma dissimula la sua natura tridimensionale con uno stile molto bidimensionale, tratteggia i personaggi con dei colpi di pennello in evidenza (come fossero dipinti) e soprattutto li anima con creatività, scambiando un po’ di fluidità con un po’ di imperfezioni e stile. Come quando nelle sequenze più epiche applica un effetto da frame rate più basso associato a linee cinetiche da fumetto, che conferiscono al tutto un feeling quasi da anime.