Hannibal 3x06, "Dolce" - La recensione
A un episodio dal giro di boa, Hannibal regala al pubblico il più toccante e agghiacciante rincongiungimento della sua storia
Non è ancora cadavere la bella Bedelia (Gillian Anderson), che prosegue il proprio slalom tra legge e delitto con qualche aiutino esterno ("È a scopo medico", asserisce mentre sta per iniettarsi una dose davanti a una minacciosa Chiyo piombatale in casa alla ricerca di Hannibal). Unica fra tutti, è riuscita a convivere con la belva senza esserne divorata; certo, le conseguenze psicologiche di uno stretto contatto con Hannibal non sono mai positive, a giudicare da quanto accaduto a Will Graham, ma la tempra di un camaleonte come Bedelia ci porta a credere che, leccate le ferite, possa proseguire la propria vita - breve o lunga che sia - senza eccessivi stravolgimenti.
Colpisce come la scena del macabro banchetto a tre segua di pochi minuti quello che è, senza ombra di dubbio, uno dei momenti più toccanti dell'intera serie di Fuller: il ricongiungimento tra Hannibal e Will Graham (Hugh Dancy) dinnanzi alla sempiterna bellezza della Primavera botticelliana. Hannibal sta ritraendo Will su un blocco da disegno, egli aleggia ancora nella sua mente quando l'ex profiler si avvicina alle sue spalle. Il dialogo tra i due uomini è un piccolo capolavoro di minaccia e commosso, rassegnato trasporto, che mette infine il punto a ogni interrogativo sulla natura del loro rapporto. Proseguire la battaglia vuol dire guardarsi ancora negli occhi, in un mondo distorto ma stranamente coerente in cui l'omicidio va a braccetto col perdono. Il legame non è stato rotto dalla pugnalata di Hannibal, così come non sarebbe stato rotto se la mano di Will fosse andata a segno all'uscita dagli Uffizi, fermata appena in tempo da una Chiyo (Tao Okamoto) le cui reali intenzioni restano ancora oscure.
Per un amore ormai consolidato, sebbene cementato dal sangue rappreso, un altro sembra essere sbocciato da poco in un contesto altrettanto malato: quello tra Alana (Caroline Dhavernas) e Margot Verger (Katharine Isabelle). La scena d'intimità tra le due donne è, finora, la più psichedelica e folle vista nella serie, e le immagini sensuali vengono suggerite attraverso giochi di distorsione e ripetizione caleidoscopica, suggerendo il sesso attraverso frammenti pregni di connotazioni estetiche prima ancora che erotiche. In questo gioco di riflessi perturbanti, si inserisce il miraggio di una quiete domestica del tutto utopica in un ambiente come casa Verger. Per amor di fedeltà ai romanzi di Harris, gli autori seminano ora il possibile futuro materno di Margot e Alana, veicolato dal seme di Mason. Ancora una volta, l'illusione della normalità appare ancor più aberrante dell'omicidio, in un quadro familiare che riporta in ogni sua pennellata i segni inequivocabili della psicopatia.