Hannibal 3x08, "The Great Red Dragon" - La recensione
Cambio di tinte e toni per Hannibal, che con un'ellissi di tre anni ci porta nel mondo tragico e spaventoso di Red Dragon
Se già con la prima parte di stagione, Hannibal ha dimostrato di poter fronteggiare senza problemi il confronto diretto con l'illustre precedente cinematografico firmato da Ridley Scott, The Great Red Dragon chiarisce, nel giro di una manciata di fotogrammi, la felicità della scelta di Richard Armitage come nuovo Francis Dolarhyde, nella creazione di un personaggio che, malgrado l'efferatezza dei propri delitti, suscita nello spettatore un sincero moto empatico per la chiara mole di sofferenze che si porta dietro dalla più tenera età.
Narrativamente parlando, il gioco delle parti tra Hannibal (Mads Mikkelsen) e Will Graham (Hugh Dancy) si arricchisce di inedite strategie, sempre più tortuose ma non meno efficaci: la lettera del detenuto alla sua anima gemella, in cui lo esorta a mantenersi lontano dalla porta sull'abisso che Jack Crawford (Laurence Fishburne) sta tenendo aperta per lui, è un mirabile esercizio di psicologia inversa, è il circospetto additare un baratro in cui, lo sappiamo, l'ex profiler non mancherà di tuffarsi. Hannibal è stato riconosciuto "ufficialmente insano", come riportato da un'Alana Bloom (Caroline Dhavernas) mai stata tanto bella e trionfante in quella che ha tutta l'aria di essere l'ascesa prima della rovinosa caduta; ma lo squilibrio mentale - o, piuttosto, l'abominevole equilibrio omicida - dell'ex psichiatra non è mai stato un deterrente efficace verso la mente di Will, "identically different".
"Una lettera d'amore scritta su un uomo spezzato", così si era aperta la terza stagione di Hannibal. E attraverso lettere d'amore - un amore malato, asessuale e ossessivo, ma pur sempre amore - continua a snodarsi la relazione tra i due protagonisti. A nulla vale la quiete domestica conquistata attraverso le nozze con la dolce Molly (Nina Arianda) e il miraggio di paternità col piccolo Walter: l'attrazione di Will per quel mondo di follia e sangue in cui Hannibal l'aveva precipitato è rimasta immutata. L'uomo legge la lettera del serial killer mentre Molly dorme, come se fosse la corrispondenza di un amante segreto, e la brucia cullandosi (per poco) nell'illusione di poter mantenere il proprio proposito ("Non voglio più pensarti" aveva detto durante il dolente congedo in Digestivo). Ma Hannibal non può perdere, e la scena conclusiva di The Great Red Dragon è emblematica, parallelo identico ma con posizioni ribaltate di Savoureux (ultimo episodio della prima stagione). Di nuovo soli, di nuovo in prigione, e anche se stavolta dietro le sbarre (o meglio, dietro l'asettico vetro quasi espositivo della sua elegante cella) c'è il dottor Lecter, chi ha il coltello dalla parte del manico è ancora lui. Will è libero fisicamente, ma la sua anima è ancora prigioniera di Hannibal che, viceversa, trionfa imperturbabile, recluso ma per nulla invecchiato, anzi forse ancora più fascinoso del solito, benché privato del proprio fulgido guardaroba.