I peggiori giorni, la recensione
La recensione di I peggiori giorni, il film a episodi sequel di I migliori giorni, al cinema dal 14 agosto
La recensione di I peggiori giorni, il film a episodi sequel di I migliori giorni, al cinema dal 14 agosto
In teoria non c’è differenza con il film precedente. Queste storie potevano tutte stare in quello come in questo. È un prolungamento. Ma per la maggior parte del tempo I peggiori giorni è molto più teso di I migliori giorni, quindi molto più vedibile. È anche più banale in un certo senso, perché gli intrecci e i contrasti sono più prevedibili negli esiti, ma almeno c’è un bel ritmo e i personaggi giusti per le trame giuste. In certi casi, come quello del padrone e dell’operaio poi l’esito, per quanto rientri nel consueto, è ben portato e c’è un trasporto non banale nel prendere una posizione che (per il cinema italiano!) non è sempre usuale, e Bentivoglio e Battiston esprimono un’energia forte e tangibile che rende tutto incattivito come serve.
Sono gli ultimi due episodi a perdere un po’ di mordente e mostrare i limiti di questo modello. Il terzo infatti è una storia che i film italiani recentemente raccontano molto e non fa niente per discostarsi dal già detto. È un nodo scoperto della società che viene affrontato sempre nella stessa maniera: dal punto di vista dei genitori, come se il grande conflitto di un video diffamatorio, infame e penalmente grave fosse solo lì. E come sempre anche qui c’è di mezzo un conflitto di classe (ma sarebbe meglio dire culturale) in cui emerge con potenza Claudia Pandolfi (anche lei che energia!). Il contrasto è quello tra la radice classica italiana (patriarcato, maschilismo, desiderio di farla franca) e tutte le nuove istanze della società più civile, quella che vuole rispettare le regole e desidera un paese migliore (non sempre essendo migliori in primis). Gli manca tutto per essere vivo.