Immortal Planet, il prezzo della vita eterna - Recensione
Un soulslike bidimensionale, duro ed ermetico: la recensione di Immortal Planet
Il misteriosissimo protagonista attraversa quindi luoghi distrutti, devastati dal tempo e dalla follia di immortali resi pazzi dall'interruzione dei cicli di sonno imposti da un pianeta che forse è solo un ammasso di ghiaccio, forse qualcosa di più, persino una divinità, secondo alcuni. Pochissimo, quasi niente, è quello che il giocatore apprende direttamente attraverso il suo vagabondare: coloro che ancora sono in grado di comunicare qualcosa si contano sulle dita di una mano, allora occorre mettere insieme i pezzi del lore, ovvero le descrizioni delle armi, degli oggetti e dei nemici, consultabili da appositi menù, per avere un'idea della storia alla base di Immortal Planet, senza però riuscire a metterne insieme ogni pezzo, per quell'ermetismo di cui sopra. C'è tanto fascino in questa impostazione narrativa, fascino che diventa tarlo che scava nella testa quando si completa il gioco, e vi lasciamo il piacere, o la tortura, di scoprire perché.
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Le ambientazioni sono opprimenti, devastate[/caption]Quello che la produzione di teedoubleu propone a livello di gameplay è un action RPG dal sistema di combattimento ragionato, che ad un approccio a testa bassa preferisce prudenza, ragionamento, ritmo, pena la morte prematura, che fa perdere per strada i punti esperienza fino a quel momento guadagnati. Si può tornare a raccoglierli, sperando di giungere ad un punto di ristoro, in maniera da utilizzarli per ottenere miglioramenti perenni alle proprie statistiche, ma una successiva morte li farà perdere definitivamente: una meccanica familiarissima a coloro che hanno affondato i denti nei vari Souls, che funziona per la costante sensazione di essere in bilico. Anche perché morire è un attimo, sbagliare una schivata, o eccedere in foga, andando a consumare la resistenza necessaria per ogni azione, espone agli attacchi di nemici che sanno fare malissimo. Occorre quindi imparare i ritmi del combattimento e sfruttare appieno poteri e armi secondarie, di varietà apprezzabile, che strategia e profondità aggiungono al sistema di combattimento, più di quanto facciano le varie tipologie di arma principale, che troppo si somigliano nell'utilizzo.
"morire è un attimo, sbagliare una schivata, o eccedere in foga, andando a consumare la resistenza necessaria per ogni azione, espone agli attacchi di nemici che sanno fare malissimo"E' facile all'inizio sbattere il muso sul gameplay, incorrendo in molteplici morti e maledicendo ora la sorte, ora un sistema di collissioni non perfetto, spesso semplicemente qualche santo; è facile perché c'è una curva di aumento del livello di difficoltà che non convince. Sconfiggere il primo boss è impresa ardua, la successiva area mitiga leggermente il livello di sfida, che tocca il suo massimo nella terza, nei suoi nemici e soprattutto nei suoi boss, per poi concedere molto nella quarta, e ultima. Intendiamoci, Immortal Planet non diventerà mai una passeggiata nel parco, ma alcuni poteri ottenibili nel finale del gioco rendono le cose decisamente più facili in alcuni momenti. Le otto ore circa necessarie per completare l'avventura richiederanno comunque sempre attenzione, coordinazione, precisione.[caption id="attachment_176104" align="aligncenter" width="600"]
I dialoghi sono pochissimi, la storia viene narrata tramite altri espedienti[/caption]
Dove Immortal Planet brilla di luce propria è nella direzione artistica, perfetta nel rendere l'opprimente desolazione delle tombe, la totale mancanza di speranza che suscita un pianeta ghiacciato. E' un 2D dalle linee precise e dai colori netti a dipingere il mondo, optando per uno stile asciutto, ma senza lesinare in dettagli. La colonna sonora è scarnissima, melodie vere esplodono solo contro i boss, per il resto sono gli effetti ad accompagnare l'avventura, a sottolinearne la precarietà, forse la futilità. Immortal Planet è una produzione dura e asciutta in ogni sua componente quindi, coerente nella sua non originale impostazione, che qualche piccolo difetto mostra nelle rigidità e nelle lievi imprecisioni di un sistema di combattimento comunque particolare e nella scarsa varietà delle armi principali, ma per il resto fa bene quanto un soulslike dovrebbe fare, ovvero offrire una sfida stimolante e trovare nella riparazione della morte la propria ragion d'essere.