Interstellar, la recensione [2]
Con Interstellar, film non perfetto ma entusiasmante, Nolan porta avanti la sua riscrittura delle regole del tempo nel cinema e riporta in sala i blockbuster ambiziosi
Non è privo di difetti, non è privo di cadute di stile (ma come si possono gettare dei fogli in aria e gridare "Eureka!" in segno di felice scoperta?!?!), nè è privo di scrupoli nel portare a termine il suo complesso racconto tra leggi della fisica e teorie che vanno capite, tanto da non vergognarsi di fermarsi a fare i disegnini così che tutti comprendano cosa stia per accadere, o ancora di semplificare all'eccesso cose che non lo meriterebbero, volando con la fantasia in modi anche eccessivi. Tuttavia un film ambizioso come Interstellar non lo si vedeva dai tempi di Tree of life, uno che voglia essere così serio anche quando fa un po' di umorismo, uno che prenda una posizione così netta e che rischi tutto (perchè questo vuol dire essere seri, non potersi rifugiare nel cazzeggio) per arrivare nel terreno dei film di fantascienza più audaci.
Ancora una volta infatti è tutta una questione di tempo: "Sono un fisico, non ho paura di morire, ho paura del tempo" dice il personaggio di Michael Caine.
Il tempo nei film più personali di Christopher Nolan è sempre stato fondamentale, a volte sembra essere la cosa che lo ossessiona di più. Era l'espediente che rendeva unica una storia molto semplice in Memento, era quello che nessuno considerava nel trucco del protagonista di The prestige, era percepito diversamente da ogni personaggio in Inception a seconda del grado di profondità in cui era sceso nei sogni. Ogni volta Nolan ha "usato" la percezione che del tempo hanno i
personaggi per raccontare una storia in maniera diversa dal solito, non solo i flashback o le costruzioni atemporali ma una sorta di folle contemporaneità di tutti i tempi del racconto, per la quale spesso passiamo da un momento all'altro nel passato, nel presente e nel futuro con la furia del ritmo dato dalla suspense (in molti ne hanno tratto ispirazione come Cloud Atlas). Interstellar porta ancora più avanti questa sua ossessione mettendo in scena di nuovo una storia con diverse dimensioni temporali che vivono e interagiscono tra di loro contemporaneamente ma inserendo l'esigenza di immaginare il tempo in maniera differente dal solito anche nella trama.
Si tratta di un modo di narrare che rende estremamente semplice qualcosa di estremamente complesso (una frase che potrebbe riassumere tutta la filmografia di questo autore) attraverso una mostruosa costruzione di montaggio e musica, anch'essa a tema temporale con i suoi ticchettii, che in certi momenti di Interstellar si avvale anche delle più banali "spiegazioni a voce".
Forse l'unica pecca che realmente abbatte le possibilità di Interstellar sta allora non tanto nelle cadute di stile ma nella scelta di misurarsi nel campo dei film che hanno raccontato l'ignoto spaziale (sempre al confine tra un ambiente esterno e un ambiente interno a chi lo esplora) senza lasciare nulla al mistero ma spiegando quasi tutto (anche se l'impressione è che alla fine, la spiegazione che lo stesso protagonista dà a se stesso riguardo l'origine dell'avventura in cui è stato coinvolto sia appositamente non attendibile, poichè non supportata da nulla se non da sue supposizioni), fornendo assieme alle domande anche le risposte, ciò che Tarkovsky o Kubrick metodicamente evitavano. Perchè nonostante le risposte di Nolan siano suggestive, nulla lo è più di un interrogativo.