Judy Blume per sempre, la recensione
In una confezione esclusivamente celebrativa, Judy Blume per sempre è un ritratto convenzionale di una figura anticonvenzionale
La nostra recensione di Judy Blume per sempre, disponibile dal 21 aprile su Prime Video
L'opera è infatti quanto più smaccatamente celebrativa, un inno a Blume a cui prende parte lei stessa e un coro di persone chiamate a fornire un commento tanto appassionato quanto poco profondo. La trama si concentra sulla sua vita privata e pubblica, sull'importanza dei suoi romanzi per le nuove generazioni, sulla lotta contro la censura durante la Presidenza Reagan e sugli inevitabili richiami alla stretta contemporaneità. Argomenti molto forti, che però perdono verve nel contesto in cui sono inseriti.
Per gran parte del tempo è la stessa Blume ad essere il centro della storia, raccontandosi in prima persona. Per il resto, sentiamo amici, parenti e soprattutto colleghi, tra cui la regista/sceneggiatrice, Lena Dunham, che non fanno altro che ribadire quanto sono stati influenzati dalla scrittrice. Centrale è inoltre la corrispondenza tra quest'ultima e i suoi lettori, che le espongono i propri problemi e le chiedono un aiuto. Così, ad essere celebrato è anche il potere della letteratura stessa, con un'urgenza di urlarlo e sottolinearlo che implicitamente ammette quanto oggi quello di Blume sia un caso più unico che raro. Tutto questo intervallato da filmati d'archivio (molte vecchie interviste) e brevi intermezzi animati in cui la voice over legge alcuni passaggi dei suoi romanzi. Non mancheranno infine neanche degli interventi di giovanissimi lettori di oggi, che ribadiranno l'imperitura attrattiva dell'autrice. Ma a forza di ripetere massime ed elogi, si finisce per minare l'attenzione e il coinvolgimento.