Killing Eve (terza stagione): la recensione
Orfana, già da due stagioni, della penna di Phoebe Waller-Bridge, Killing Eve si appoggia come può a Jodie Comer
Dal 2017 sono Web Content Specialist l'area TV del network BAD. Qui sotto trovi i miei contatti social e tutti i miei contenuti per il sito: articoli, recensioni e speciali.
Orfana, già da due stagioni, della penna di Phoebe Waller-Bridge, Killing Eve si appoggia come può a Jodie Comer. Ed è qualcosa che ci dice tanto sia sul talento espressivo dell'attrice britannica, sia sulla fatica della serie tv nell'elaborare spunti alternativi a quelli già ben noti. Allora, Killing Eve riesce a raccontarsi solo nell'estensione senza limiti di una tensione sessuale-drammatica che chiede a gran voce di trovare soddisfazione. Eppure, e la serie lo sa bene, è proprio l'ambiguità eterna e irrisolta delle due protagoniste a tenere viva la fiamma della storia. Solo che, alla terza stagione, questo non basta più.
La vicenda dei Dodici, le logiche interne ai servizi segreti, perfino la morte misteriosa di Kenny in chiusura di primo episodio, non hanno mai una reale importanza. Né alla scrittura della serie interessa porre paletti rigidi sui limiti da attraversare, sugli schieramenti in gioco, sulle motivazioni o le risposte attese dai personaggi. Un mistero (ma era tale?) potrà essere risolto in parte da un video che esce fuori all'ultimo secondo, un personaggio ne lascerà andare un altro più per l'esigenza di non tagliarlo fuori dalla storia che per altro. E nessun incontro, o nessuno scontro, è mai definitivo, perché tende, come la tensione sessuale tra Eve e Villanelle, alla posticipazione del piacere e del dolore.
I punti forti della serie rimangono intoccati. Jodie Comer è eccezionale perché Villanelle lo è, e viceversa. L'attrice britannica sembra aver capito una sfumatura segreta di questo personaggio che è nota solo a lei, ma tanto le basta per ricavare una varietà di espressioni, di modi di essere in scena, di possedere la scena. Villanelle che addenta il cibo con voracità, ma che veste con un'eleganza che non ha nessun paragone con gli altri personaggi, che si infuria e distrugge e uccide, ma che si diverte come una bambina a nascondersi nel letto per far spaventare gli altri. Non a caso forse l'episodio migliore della stagione è quello interamente dedicato a lei e alla ricerca della sua famiglia d'origine. Certo, Sandra Oh non è da meno, ma soffre più dell'altra co-protagonista la stasi alla quale è costretto il suo personaggio.