Kingdom Hearts III chiude il cerchio, estasia i fan, intriga i neofiti – Recensione
Dopo anni di attesa, finalmente la degna conclusione: la recensione di Kingdom Hearts III
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Tutto il contrario, invece. L’unica colpa imputabile a Kingdom Hearts III è di non saper dosare con maestria il ritmo della narrazione, di regolare malamente la comparsa e scomparsa di volti già noti, di scandire con scarsa precisione l’avvicendarsi degli eventi che conducono, una volta per tutte (?) alla (momentanea) conclusione della saga.
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Tra i mondi, e le storie, tirate in ballo in Kingdom Hearts III c’è anche quello di Hercules[/caption]
L’esplorazione dei mondi Disney, con il conseguente rimaneggiamento delle trame e degli intrecci dei Classici della casa cinematografica americana, è nuovamente in grado di ammaliare i fan della casa di Topolino, oltre che tutti coloro che non vedevano l’ora di vestire nuovamente i panni del prode Sora.
Inutile negarlo, del resto: nonostante i riassunti, i menù appositi e qualche flashback, i neofiti avranno ben poche chance di comprendere appieno la situazione senza affidarsi a qualche aiuto esterno. Su YouTube, per esempio, non è difficile imbattersi in recap più o meno approfonditi, e prolissi, praticamente imprescindibili per acquisire per lo meno la terminologia basilare con cui i personaggi si esprimono rifacendosi a concetti ben precisi.
Sotto il profilo narrativo, insomma, Kingdom Hearts III non può dirsi proprio riuscitissimo. Non aiuta quasi in alcun modo i neofiti ed annega i veterani in una sorta di prologo, che prologo non è, che perdura per la quasi totalità dell’avventura.
Laddove il gioco fa tesoro del suo retaggio, accresciuto anche dai molti spin-off che negli anni hanno ulteriormente complicato la situazione, è sul fronte ludico, ambito in cui la produzione sfoggia un’universalità convincente, effettiva, innegabile.
Come se fosse un gioco di guida, Kingdom Hearts III permette letteralmente a chiunque, attivando o disattivando numerosi aiuti, di amalgamare l’esperienza più adatta alle proprie esigenze. Complice un livello di difficoltà standard tarato verso il basso, giovani e meno abili avranno la meglio in qualsiasi scontro affidandosi anche al solo button mashing.
Non mancano nemmeno veri e propri minigiochi ad inspessire ulteriormente l’esperienza. Il più riuscito è senza alcun dubbio quello legato al Gummiship, navicella utile a Sora per spostarsi tra i mondi, protagonista di sezioni in pieno stile StarFox che, grazie a sfide da superare e punteggi da ottenere, può ritenersi un gioco nel gioco.
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Non manca un’avveniristica fotocamera per spensierati e simpatici selfie[/caption]
La produzione Square Enix è un grande gioco, nonostante una trama che, visti i lunghissimi tempi di gestazione, avrebbe potuto essere meglio scritta. Alla fine dei conti, tuttavia, il cerchio si chiude, gli appassionati restano soddisfatti e ai neofiti potrebbe persino manifestarsi il desiderio di recuperare i capitoli passati, a caccia di risposte a quesiti innescati da un’avventura tutt’altro che autosufficiente.
Ci è mancato davvero poco al capolavoro. Eppure, anche solo per il fenomeno culturale che rappresenta, Kingdom Hearts III rappresenta un’avventura quasi imprescindibile, ennesimo titolo destinato, a modo suo, a segnare un’epoca.