Marvel's Spider-Man: Miles Morales, a New York, sotto la neve, un giovane ragno con superproblemi | Recensione
Marvel's Spider-Man: Miles Morales è un prodotto figlio del capitolo originale che si rinnova nell'aspetto ma poco nell'anima
Perché è così che viene chiamato, Miles, dai cittadini; il ragazzino, una sorta di giovane spalla del vero Spidey, nota sottolineata dal primo outfit improvvisato e indossato dal nostro eroe in erba, un piumino blu con cappuccio su di una maschera rossa. A voler rimarcare il suo ruolo di vigilante di serie B ci pensano anche gli stessi abitanti di Harlem, il quartiere in cui vive Miles, e di tutta Manhattan, restii dal farsi aiutare da un ragnetto non del tutto affidabile agli occhi della gente, e spesso in prima linea quando si tratta di combinare casini sul posto di lavoro, dove per “posto di lavoro” s’intende tutta la città. Ed è proprio grazie a un errore di Miles e a un eccesso di consapevolezza che prende il via la vicenda, con l’accidentale fuga di Rhino dalla cella volante che lo stava riportando al Raft dopo gli evento del primo Marvel's Spider-Man.
Una leggerezza, la prima di molte, accompagnate da una bugia qui e un segreto lì, tutto a fin di bene, ma sempre con un po’ di goffaggine figlia delle buone intenzioni, di cui Miles è pieno. Il nostro protagonista è un ragazzo con la testa sulle spalle, disposto ad aiutare il prossimo anche senza indossare una maschera, figlio modello e amico fedele, come nei confronti di Ganke, che sarà sempre al suo fianco (da remoto) nella lotta al crimine. Anche nel passato di Miles, volente o nolente, si nascondono delle ombre celate, mancanze dovute alla crescita e all’adolescenza, come l’allontanamento dalle vecchie amicizie e da un vecchio stile di vita - a maggior ragione dopo essere stato punto dal ragno - o segreti di famiglia, come in ogni famiglia, che chi ha già avuto modo di posare gli occhi sulle varie serie a fumetti dedicate a Miles che si susseguono dal 2011 a oggi, o quanto meno al film Un nuovo universo, può facilmente intuire. Affetti, amici, nemici, responsabilità, eredità s'intrecciano in continuazione nella corsa che porterà il nostro eroe di serie B a scontrarsi con la Roxxon, società con le mani in pasta praticamente ovunque che i fan dei fumetti Marvel conoscono fin troppo bene.
Senza dilungarci troppo sulla trama, per non rovinarvi un racconto molto denso e piuttosto intrigante che si snoda nelle circa 7 ore necessarie a portare a compimento Marvel’s Spider-Man: Miles Morales, ci teniamo a far notare come Insomniac abbia lavorato di fino sul personaggio di Miles, rendendo giustizia alla sua età e alla sua provenienza, la già citata Harlem, trasformandolo a tutti gli effetti in un amichevole Spider-Man di quartiere, spensierato (quando possibile) e testardo, un Uomo Ragno alle prime armi disposto a mettere in mostra i muscoli e, soprattutto, il cuore.
Ecco, proprio tirando in ballo le attività secondarie, dobbiamo constatare come non si differenzino un granché rispetto a quanto sperimentato nel primo capitolo, con eventi rapidi e sbrigativi, ripetitivi e allietati solamente dal poco tempo richiesto a completarli. A parte i covi da liberare, che sono sei in tutto, le altre attività vi richiederanno appena una manciata di minuti per essere archiviate con successo, dimostrandosi delle blande alternative alla trama principale e nulla più. Oltre alle attività presenti sulla mappa di gioco, è possibile intraprendere alcune missioni secondarie segnalate su un'apposita App gestita da Ganke, brevi impegni che, praticamente sempre, conducono a una ricompensa o a una sottotrama che riprende alcuni elementi già visti in passato.
Occhi - i vostri - che non smetteranno mai di brillare osservando quanto prodotto da Insomniac sulla nuova macchina di Sony. Selezionando la modalità con il Ray Tracing e il 4K il gioco diventa caldo, avvolgente, nonostante un'utilizzo timido del Ray Tracing (probabilmente per assecondare la natura cross-gen del titolo) che si fa notare su tutte le facciate dei palazzi e sui riflessi in generale. Tuttavia, noi abbiamo preferito di gran lunga la modalità con il 4K scalato e i 60fps: la naturalezza raggiunta con questi settaggi è magica, irrinunciabile, e non fa sentire troppo la mancanza del Ray Tracing, complice un perfetto lavoro di illuminazione. Se questo è il buongiorno della next-gen - e come abbiamo detto, un buongiorno assonnato e appena sveglio - non vediamo l'ora di scoprire cosa ci riserva il futuro. Da segnalare, invece, la scarsa implementazione del DualSense, il nuovo pad delle meraviglie che, oltre a una resistenza nei grilletti (mai calibrata, sempre uguale) e a una vibrazione piuttosto standard, non si è fatto notare come immaginavamo.
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Marvel's Spider-Man: Miles Morales è un gioco che saprà saziare la vostra voglia di ragnatele, tanto in attesa di un sequel vero e proprio, quanto per quello che è, ovvero un'esperienza più lucida e personale, forse meno epica della precedente, ma con tanti ottimi spunti che verranno sicuramente ripresi più avanti. La trama regge bene fino allo splendido finale, complice l'ottima penna degli scrittori e una certa furbizia nel gestire colpi di scena altrimenti telefonati. Chiamatelo more of the same, chiamatelo come vi pare, ma questo titolo è la conferma per un serie da cui ci aspettiamo grandi cose, compreso un netto passo in avanti per tutte le criticità espresse in queste righe che, a dirla tutta, non ci avevano convinti nemmeno nel titolo originale. Godere di Marvel's Spider-Man: Miles Morales su PS5 è come fare un favore ai vostri occhi, un regalo di Natale in anticipo per tutti gli appassionati dell'arrampicamuri, quindi vogliatevi bene e fate un bel po' di stretching prima di cominciare a planare sopra i tetti di New York.