Missing, la recensione
Con un'ottima detection, un gran ritmo e poverissimi dialoghi, Missing rimane uno dei migliori film in screencasting di questi anni
La recensione di Missing, il film in sala dal 9 marzo
In Missing è una figlia da poco maggiorenne a cercare tramite schermate di un computer la madre, partita per un viaggio con il nuovo amante e mai tornata. Entra in caselle mail, spulcia tra le posizioni GPS, guarda luoghi tramite livecam, fa tantissime chiamate (tutte videochiamate chiaramente) e scruta foto, fotogrammi o chat alla ricerca di indizi. Che ci siano delle forzature alla plausibilità in questa storia va detto subito, aiutano a fare in modo che tutto possa essere seguito tramite schermate di un computer (la più clamorosa è che ogni cosa importante si svolga davanti ad una webcam accesa). Tuttavia non sono più delle forzature che si trovano in un qualsiasi thriller americano e in un certo senso anche mascherate meglio.
In più Missing ha la forza di un’ottima presa e la capacità di battere tutto un percorso suo per arrivare ad una conclusione non impossibile da prevedere, e lo fa aiutato dall’espediente di messa in scena che regge tutto. In un buon finale fatto di grandi trovate ma anche di tutta una parte di azione della quale non sì sentiva l’esigenza, purtroppo scopriamo definitivamente che a fronte di diverse buone idee Missing è un film ingiustamente ordinario con i propri personaggi. Tanto è capace di essere preciso e minuzioso con la tecnologia (il villain per non essere beccato usa Duck Duck Go come motore di ricerca!) tanto poi è pigro con motivazioni, psicologie e dialoghi
Sarebbe semplice dire che la tecnologia è il custode dei nostri dati e uno strumento di menzogna, più interessante è sostenere come fa questo film che è il filtro attraverso il quale scoprire la vera realtà del mondo. La protagonista è costretta a guardare la propria vita e quella della madre scomparsa solo e unicamente attraverso le tracce tecnologiche, e quella prospettiva in sé racconta un’altra storia. Le varie tecnologie digitali (non solo internet ma anche le foto, i video e ciò che consentono gli smartphone) come le inquadrature dei film sanno mettere una lente di ingrandimento su certi aspetti, di fatto fornendo una diversa esperienza del mondo reale.