Orfani – Ringo: Chiamata alle armi, la recensione
Abbiamo recensito per voi Orfani – Ringo: Chiamata alle armi, di Roberto Recchioni e Marco Greganti
Classe 1971, ha iniziato a guardare i fumetti prima di leggerli. Ora è un lettore onnivoro anche se predilige fumetto italiano e manga. Scrive in terza persona non per arroganza ma sembrare serio.
Un paio di pagine in apertura di Venne alla spiaggia un Pistolero - il primo dei tre atti che compongono il volume - introducono a favore di chi non ha mai letto il fumetto la triste era post-apocalittica in cui è sprofondato il nostro pianeta: non esiste speranza per la nostra razza, se non quella di abbandonare la Terra per Nuovo Mondo. A governare le sorti di questo esodo biblico è la geniale e spietata Jsana Juric, Presidente del Governo Straordinario di Crisi; chi non si piega al suo volere è considerato un nemico e un terrorista, e, in virtù di questo, Ringo è di certo il nemico pubblico numero uno.
Nella seconda parte, Il Pistolero attraversa la pianura, scritta in collaborazione con Marco Greganti, i deboli e gli indifesi da proteggere non sono anziani come il pescatore della storia precedente, ma famiglie con donne e bambini, tutti passeggeri di un pullman sgangherato diretto verso ciò che resta delle regioni più accoglienti del globo. La minaccia nel deserto può nascondersi ovunque, magari priva delle temute insegne militari ma altrettanto pericolosa e feroce. Il terzo e ultimo capitolo, Il Pistolero arriva alla montagna, è invece il più lungo e intenso a livello emotivo: Ringo viene accolto da una comunità di minatori indipendenti che non intendono lavorare per il governo - gestore dei giacimenti più estesi di tantalio, indispensabile per l'elettronica delle astronavi - e che tantomeno si piegano ai soprusi delle compagnie private senza scrupoli come Italtanium, che bramano le riserve minori del prezioso minerale.
In ognuno dei tre episodi, Recchioni ci mostra in coloro che vengono difesi da Ringo diversi modi di concepire la vita e la libertà; sono accomunati tuttavia dal fatto di essere individui fondamentalmente innocenti, qualità che probabilmente il protagonista non ha mai avuto e che in qualche modo invidia loro, tanto da rischiare tutto pur di proteggerli. Questa chiave di lettura crediamo possa essere il filo conduttore che unisce le tre vicende, concatenate sì da un punto di vista cronologico e di congruenza narrativa, ma distanti nel loro insieme dal tradizionale concetto di romanzo.
Va detto che Orfani – Ringo: Chiamata alle armi non aggiunge granché a ciò che sapevamo dell'ex Pistolero, non svela importanti brandelli del suo passato; è più la celebrazione e l'esaltazione particolarmente cruda ed estrema di quanto già noto del miglior personaggio concepito da Recchioni, al pari del vampiro Pietro Battaglia.