Recensione - Clandestine

Una spia ed un hacker, per un gameplay diviso in due: la recensione di Clandestine

Un giorno troverò qualcosa di interessante da scrivere qui dentro.


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Doveste riuscire a sopravvivere all'ingarbugliatissimo tutorial, alla frustrazione generati dalle numerose dipartite, già nelle prime missioni, ad un sistema di controllo poco preciso e curato allora potreste trovare in Clandestine un'interessante produzione, soprattutto qualora foste appassionati di titoli un po' sparatutto ed un po' stealth, con meccaniche di gioco particolari ed un'atmosfera smaccatamente anni '90, qualcosa alla Mission Impossible insomma, senza Tom Cruise ma con un'affascinante spia sovietica ed un capacissimo hacker statunitense. Katya e Martin lavoreranno quindi insieme, ed il come è il grande perché di Clandestine, la sua essenza, che genera un gameplay asimmetrico ed originale, ma non abbastanza curato da riuscire ad esaltare.

[caption id="attachment_148082" align="aligncenter" width="600"]Clandestine screenshot Clandestine - screenshot[/caption]

Il gioco di Logic Artist è praticamente diviso in due. La parte che si gioca prendendo il controllo di Katya è quanto di più vicino esista ad uno stealth vecchio stile, nel quale muoversi in maniera accorta, evitare i nemici o magari eliminarli silenziosamente, valutare ogni azione da compiere sono requisiti essenziali alla buona riuscita dell'operazione; è vero, concede anche il gioco di tirar fuori le armi e farsi strada a suon di piombo, ma è approccio questo estremamente rischioso e decisamente meno stuzzicante di quello più ponderato. Nei panni di Martin le cose cambiano invece radicalmente, il giocatore viene messo di fronte ad una schermata dalla quale è possibile disattivare telecamere, trovare i codici necessari ad aprire porte, attivare interruttori elettrici, entrare nei PC e carpire informazioni, il tutto cercando di sfuggire all'admin del sistema, pena l'esclusione dalla rete. A seconda che si decida di giocare in singolo o in modalità cooperativa tra queste due componenti ci si muove costantemente, con la pressione di un tasto, o si comunica con l'eventuale secondo giocatore per coordinarsi.

"Sarebbero scusabili un comparto tecnico mediocre ed un sistema di controllo, per quanto riguarda la parte in terza persona, approssimativo, lo sono molto meno le dinamiche trial and error, che piagano la qualità della progressione anche a livelli di difficoltà bassi"

Descritto così il sistema di gioco di Clandestine è quindi cosa estremamente stuzzicante, e di fatto, passati i primi traumatici momenti, nei quali sul groppone del giocatore viene scaricata una mole non trascurabile di in apparenza complicate istruzioni, ci si diverte inizialmente assai grazie allo sdoppiamento del gameplay, alla necessità di pensare non solo alla parte sotto controllo, ma anche all'altra, sfruttando in sostanza tutta la sua particolarità, apprezzando il tentativo di proporre qualcosa di nuovo. Le buone intenzioni purtroppo non bastano a lungo, ed il gioco inizia a mostrare il fianco ad alcune criticità, alcune sicuramente derivanti dalla sua natura di produzione indie, altre ad essa estranea. Sarebbero scusabili un comparto tecnico mediocre ed un sistema di controllo, per quanto riguarda la parte in terza persona, approssimativo, lo sono molto meno le dinamiche trial and error, che piagano la qualità della progressione anche a livelli di difficoltà bassi. E' vero che muoversi con prudenza è l'essenza dello stealth e che la mappa mostra telecamere di controllo e nemici, concedendo di pianificare le proprie azioni, ma il gioco concede davvero poco a piccoli errori, anche perché quando si viene scoperti e si deve magari sparare occorre anche fare i conti con dinamiche shooter troppo basilari.

[caption id="attachment_148083" align="aligncenter" width="600"]Clandestine screenshot Clandestine - screenshot[/caption]

E' in definitiva facile apprezzare Clandestine per le ottime idee sulle quali è fondato, e certamente il meglio il gioco lo dà quando fruito insieme ad un amico, in modalità cooperativa, ma è difficile venire a patto con le sue problematiche al punto da goderne senza patemi e frustrazioni. Il ragazzi di Logic Artists vanno senz'altro applauditi per l'intraprendenza, ma la cura riposta nella realizzazione non è di livello tale da elevare il giudizio sul gioco al di sopra di una sufficienza piena e meritata, ma che uno sforzo maggiore avrebbe potuto sensibilmente migliorare.

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