Recensione - Kingdom
Un regno e la costanza minaccia della sua fine: la recensione di Kingdom
Noio e Licorice, gli sviluppatori indipendenti che hanno dato vita al gioco, hanno costruito una struttura ludica estremamente particolare, perché è di certo peculiare la scelta di un mondo bidimensionale, esplorabile andando verso destra o sinistra, per uno strategico in tempo reale. Indossata la corona e salito sul proprio cavallo, il giocatore, nei panni di un re o di una regina, attraversa il proprio regno, raccogliendo denaro e spendendolo in edifici, strumenti da lavoro, armi e migliorìe varie; il denaro è in Kingdom l'unica risorsa, tutto dà denaro, gli animali uccisi così come gli alberi abbattuti e i campi coltivati. E' estremamente semplificata quindi la componente legata all'ottenimento ed all'utilizzo delle risorse, dove Kingdom è difficile è altrove, nel non spiegare assolutamente niente al giocatore, nel non dargli la possibilità di controllare i propri sudditi. Egli si ritrova quindi in un mondo ostile, con nessuna indicazione, cogliendo gli indizi nascosti nella natura, sperando che quando arriverà il momento le difese del regno reggeranno all'impeto del male.
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Kingdom - screenshot[/caption]Nonostante viva attraverso una progressione continua, con i giorni che passano senza interruzioni, Kingdom è infatti diviso in due, perché il giorno è il momento ideale per procurarsi le risorse, costruire le difese, reclutare ed equipaggiare i popolani, la notte è quello nel quale si subisce l'assalto di creature che non uccidono, ma rubano e distruggono, erodendo così il regno, notte dopo notte. Quando non bastano più le frecce degli arcieri e le difese vengono valicate gli edifici crollano, gli abitanti scappano e si è ogni volta più vicini alla rovina. Ci si può rialzare, si può persino far sì che l'avanzare delle tenebre e della rovina s'interrompa, ma forse il bello del gioco, che concettualmente in questo si avvicina moltissimo ad un roguelike, non è il vincere, è l'andare avanti il più possibile, giorno dopo giorno, accettando con eroica rassegnazione che la fine, prima o poi, arrivi, in maniera inevitabile. Per ogni vittoria ci sono dieci sconfitte, persino maggiormente significative.
"Kingdom racconta la nascita e la rovina di un regno; e se anche occasionalmente il giocatore riesce a salvarlo, egli deve sapere che lontano dai suoi occhi tutto comunque crollerà"L'accettazione della sconfitta sarebbe di valenza ancora superiore se il titolo non soffrisse di alcuni difetti che puniscono il giocatore anche oltre i suoi demeriti. E' accettabile ed intrigante che non si possano controllare i propri sudditi, fa innervosire oltremodo però il loro vagare spesso senza obiettivo, e quando gli arcieri che dovrebbero proteggere i confini del regno li si ritrova sparsi, in maniera poco efficiente, la frustrazione sale; ci si piega volentieri alla casualità del mondo di gioco, ma quando i portali che generano i nemici spuntano troppo vicino al nucleo iniziale l'unica opzione è avviare una nuova partita; manca in sostanza un certo bilanciamento di alcuni elementi di gioco, che in un titolo di così poche opzioni è assolutamente indispensabile. L'esperienza non ne risulta per fortuna danneggiata oltremodo, ma potrebbe essere molto più godibile.[caption id="attachment_147939" align="aligncenter" width="600"]
Kingdom - screenshot[/caption]
Anche al netto dei problemi enunciati, che chissà non possano essere risolti con un aggiornamento, Kingdom è quindi comunque produzione interessante ed intrigante, ed il merito è anche di una tecnica bidimensionale pregevolissima, una pixel art dettagliata e straordinaria nel rappresentare le stesse emozioni che il giocatore prova grazie al gameplay. Ci sono la tranquillità del giorno e la paura della notte, soprattutto c'è una costante linea di angoscia e malinconia che il gameplay convoglia e che la direzione artistica sottolinea, insieme ad una colonna sonora anch'essa emozionante. E' proprio l'emozione che deve cercare il giocatore in Kingdom, non la profondità del gameplay, e allora potrà godere di un gioco tutt'altro che perfetto, ma di sicuro accattivante.