Recensione - Ryse: Son of Rome - Il centurione non risorge
Recensita la versione per PC di Ryse: Son of Rome
Al lancio di Xbox One, Ryse: Son of Rome tentò di concentrare tutto quello che la console di casa Microsoft avrebbe dovuto offrire, esibendo un comparto grafico veramente da nuova generazione e tentando di sfruttare le allora sbandierate caratteristiche della macchina, su tutte quel Kinect che poi sappiamo aver fatto una triste fine. Uno splendido biglietto da visita, rivelatosi poi effettivamente poco più che tale, mostrandosi bene, benissimo, ma non portando con sé contenuti di rilievo. E come era il gioco allora, lo è ancora oggi, nella sua versione PC, ulteriormente migliorata sul versante tecnico, immutata nel gameplay, per un risultato che non si discosta da quello della sua prima incarnazione.
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Ryse: Son of Rome - screenshot[/caption]
La messa in opera di Crytek è infatti colossale, grazie a quella straordinaria tecnica che è marchio di fabbrica del team di sviluppo e qui porta su schermo personaggi densissimi a livello poligonale, ambientazioni curate nel minimo dettaglio, un'effettistica da applausi, componendo complessivamente una delle migliori esperienze visive su PC (a patto di avere una macchina performante, ma il motore grafico è scalabile). Oltre alla forza bruta, c'è anche quella direzione artistica che, come la storia, strizza l'occhio a contaminazioni tutt'altro che realistiche, ma che proprio per questo è capace di offrire situazioni particolari, ben sfruttate in determinati momenti di gioco (tutto il capitolo ambientato in una tetrissima foresta, tra cadaveri appesi, idoli maligni, con un enorme fantoccio di legno che si erge in una radura, è perfettamente rappresentativo di ciò). Peccato, peccato davvero, che non vi corrisponda un'adeguata strutturazione del comparto ludico.
"al di fuori di una cercata, a volte trovata, molte no, varietà di situazioni, si vive l'esperienza di gioco facendo sempre le stesse cose"[caption id="attachment_136372" align="aligncenter" width="600"]
Ryse: Son of Rome - screenshot[/caption]
Occasionalmente spunta fuori un elemento nuovo, potenzialmente interessante, poi puntualmente questo mostra la sua incompiutezza: guidare il proprio manipolo di soldati, organizzati in una solida testuggine, ordinandogli quando coprirsi con gli scudi, quando scagliare le loro lance, è molto coinvolgente la prima volta ma stanca già alla terza, perché le dinamiche son sempre le stesse. Identiche considerazioni per le poche volte in cui si sceglie con quale strategia affrontare un'imminente scontro, spostando le proprie forze da un lato o dall'altro, o quando si prende in mano lo scorpione, un'arma da assedio che spara dardi quasi alla velocità di un'arma automatica. Prova ad aggiungere qualcosa all'offerta ludica del titolo il comparto multiplayer, nel quale ci si sfida all'interno del Colosseo, ma le battaglie tra gladiatori, per quanto piacevoli, ripropongono le stesse problematiche strutturali della campagna.