Recensione - Valkyria Chronicles
Vakyria Chronicles lascia l'esclusivtà su PlayStation 3 ed arriva su PC: il nostro parere
La storia di Welkin Gunther e Alicia Melchiott, inquadrabili come i due protagonisti del gioco, è sicuramente tra i punti più affascinanti della produzione SEGA. E' tutto il contesto a risultare intrigante, quei fittizi anni trenta del secolo scorso, nei quali la direzione artistica, da applausi, colloca personaggi, veicoli, oggetti, luoghi dal sapore particolare. La coerenza stilistica è assoluta, tutti gli elementi sono perfettamente inseriti, il disegno di matrice giapponese crea schermate dal gusto europeo, con una grande attenzione ai dettagli, senza però saturare le scene di orpelli. La più grande qualità del gioco rimane, a sei anni di distanza dalla sua uscita, perfettamente inalterata, certamente la pura tecnica non è al livello delle produzioni odierne, ma non vi si fa caso. Per gli occhi, Valkyria Chronicles è una pura gioia.
Valkyria Chronicles - screenshot[/caption]Fin dai primi momenti ci si accorge che il ruolo ricoperto dalla narrazione è fondamentale, e non accessorio. La maggior parte del team di sviluppo proveniva dalla serie Sakura Wars, e chi ne è appassionato sa quanto siano importanti nei suoi giochi le scene di intermezzo, i dialoghi tra i personaggi, la loro psicologia. In Valkyria Chronicles c'è quindi grande spazio per questi momenti, pari, in una ipotetica pesa della sostanza della produzione, alle fasi di battaglia vere e proprie. Si va oltre i livelli di altre produzioni del genere, come gli ultimi episodi della serie Fire Emblem: qui non ci si trova di fronte ad eventi occasionali o alle classiche introduzioni delle missioni, in certi momenti sembra quasi di trovarsi di fronte ad una visual novel. Questo potrebbe ulteriormente stuzzicare gli amanti delle produzioni particolari, ma è possibile che altri non gradiscano i suoi ritmi, un po' blandi e prolissi, così come alcuni episodi un po' troppo pesanti e stereotipati.
"Da una mappa, si accede ad ogni singola unità sul terreno, sfruttando un punto CP; si entra così in una visuale in terza persona, dalla quale controllarla direttamente"Una volta che, finalmente, si entra in battaglia il gioco mostra delle buone qualità. Al nostro controllo sono affidati soldati di diverse classi: scout, dalle ottime capacità di movimento, shocktroopers, di valore elevato in attacco a corto raggio e difesa, ingegneri, utili per ripristinare munizioni e riparare i mezzi, lancer, dotati di armi anticarro, cecchini, che prediligono la lunga distanza; in più, i carri armati, buoni per sfondare le linee nemiche, disporre della fanteria e ingaggiare i tank nemici. Da una mappa, si accede ad ogni singola unità sul terreno, sfruttando un punto CP; si entra così in una visuale in terza persona, dalla quale controllarla direttamente, facendola muovere entro le proprie potenzialità, dettate da un'apposita barra, che si esaurisce mano a mano che si procede. E' possibile ingaggiare solo un nemico per volta, ma la stessa unità è selezionabile più volte nel corso del proprio turno.
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Valkyria Chronicles - screenshot[/caption]
Per farsi strada nel campo di battaglia è fondamentale utilizzare i ripari. I soliti sacchetti di sabbia sono il luogo perfetto per tirare il fiato o per assumere una posizione difensiva, e soprattutto forniscono sensibili bonus quando ci si accuccia dietro di essi, tramite l'apposito comando. Questo comando non è però utilizzabile in nessuna altra circostanza, quindi macerie, mezzi meccanici, edifici, nascondono sì parzialmente le unità, ma dal punto di vista del gameplay stare dietro un muretto o completamente allo scoperto ha lo stesso effetto. Non sappiamo quanto lavoro avrebbe richiesto sistemare tale questione, ma il suo peso si sente eccome, soprattutto quando le cose iniziano a farsi più impegnative e si cerca una maggiore strategia nella propria azione, senza però trovare un adeguato sostegno più che nel level design proprio nel sistema di gioco stesso. Si rintraccia poi una certa mancanza di profondità sia nella componente ruolistica, in realtà appena accennata, con la progressione di livello che avviene tramite appositi menu, sia in quella prettamente tattica, priva di particolari opzioni e di varietà, e con un'intelligenza artificiale degli attori in campo deficitaria.