Rez Infinite, la visione originaria e definitiva di Mizuguchi prende forma - Recensione
Psichedelico, sinestetico, lisergico: la recensione di Rez Infinite
Lorenzo Kobe Fazio gioca dai tempi del Master System. Scrive per importanti testate del settore da oltre una decina d'anni ed è co-autore del saggio "Teatro e Videogiochi. Dall'avatara agli avatar".
Non esistono distanze, discrepanze, sfasamenti. Indossando il PlayStation VR si diventa a tutti gli effetti l’hacker che deve rispristinare Project-K, una sorta di Skynet che invece di distruggere l’umanità, sta involontariamente annientando sé stesso, teso e lacerato da una crisi di coscienza, dovuta ad un overflow di dati in entrata, che hanno reso l’I.A. in grado di indagare sulla sua stessa esistenza, sul motivo della sua attivazione.
Oltre alla modalità principale, divisa in cinque stage, ce ne sono altre. Pur non aggiungendo nuovi livelli, ognuna di esse impone condizioni alternative per aumentare (o abbassare ulteriormente) il livello di sfida.[/caption]Rez Infinite non esiste al di fuori della rappresentazione grafica con cui viene tradotta questa battaglia tra l’hacker e l’antivirus di Project-K. Non c’è un mondo sull’orlo dell’apocalisse, né un gruppo di scienziati intenti ad analizzare l’evoluzione autoindotta del super computer che loro stessi hanno creato.
Tetsuya Mizuguchi, genio visionario che diresse lo sviluppo del gioco hai tempi della release originaria, nel lontano 2001 su Dreamcast e PlayStation 2, rinunciò volontariamente a qualsiasi orpello narrativo, operando per sottrazione, semplificando, riducendo. La trama è così diventa un brusio di sottofondo, un pallido pretesto per inscenare la guerra virtuale; il gameplay non concede libertà di movimento all’avatar; la grafica si rifà all’astrattismo di Kandinsky rinunciando alla complessità del realismo, esaltando la linea, il poligono, il punto.
"Rez Infinite è il coronamento della visione di Tetsuya Mizuguchi, la versione definitiva e più fedele al concept originario."Pad alla mano, è sufficiente trascinare il mirino sui nemici, tenere premuto l’unico tasto chiamato in causa per effettuare il lock-on, rilasciarlo per colpirli. Il trucco è ovviamente quello di esibirsi in combo più lunghe possibili, utili anche ai fini del punteggio, stando ben attenti a collezionare i power-up che incrementano la barra di salute dell’avatar.
Tutto bellissimo e tirato a lucido per l’occasione, con la complicità di un livello di definizione dell’immagine assolutamente sconosciuto all’edizione originale, che tuttavia non basta per descrivere ciò che Rez Infinite è realmente.
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Rez Infinite impone una scelta. Giocandolo con la TV si ha certamente un livello di dettaglio grafico migliore. Con il visore, tuttavia, ci si può godere un’avventura psichedelica per non dire allucinogena.[/caption]
Tutto si piega e si fa influenzare dai beat, ogni azione si traduce in un suono che arricchisce l’arrangiamento, aumentandone così progressivamente la complessità, a mano a mano che ci si avvicina al drammatico scontro con il boss di fine livello. Rez Infinite, analizzandolo in questa prospettiva, diventa una sorta di rhythm game, in cui le dita che si muovono sul pad tengono il tempo, l’occhio percepisce la musica, l’ascolto aiuta a capire il momento migliore per colpire, per attaccare e distruggere le orde di nemici che vi fronteggeranno.
Tuttavia è solo indossando il PlayStation VR che il titolo diventa davvero metareferenziale, oltre che semplicemente strabiliante. Diventati a tutti gli effetti l’hacker protagonista del gioco, guardarsi dentro questo mondo virtuale, sospesi nel nulla, regala brividi di piacere. C’è l’iniziale disorientamento, quello che veicola un’indescrivibile senso di eccitazione, non quello legato alla motion sickness che nel nostro caso non si è palesata nemmeno dopo un paio d’ore di gioco. Ci si scopre a combattere con la bocca aperta, rapiti e ipnotizzati dalle luci, dai colori, dalla musica ovviamente.
Con il visore di Sony la levetta analogica smette di adempiere al suo compito, relegando a testa e occhi il compito di mirare gli avversari. Si aggiunge un coinvolgimento fisico ancora più diretto, che non fa altro che aumentare la connessione tra immagini e musica, tra gameplay e movimenti ritmici.
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L’Area X, oltre ad essere inedita rispetto all’edizione originale del gioco, introduce anche una nuova feature al gameplay. Con i dorsali del controller, difatti, potrete blandamente controllare l’avatar. Questa meccanica ludica verrà ripresa in un eventuale seguito? Noi ce lo auguriamo.[/caption]
Rez Infinite non è Ikaruga, né R-Type. La sua immanenza consiste nell’esperienza estetica offerta, potenziata, in occasione di questo remake, sia in termini di definizione, quando si gioca utilizzando la propria TV, sia in termini di immersione e coinvolgimento, quando invece si inforca il visore di Sony.