Rick and Morty (quarta stagione): la recensione
Divertente, energica, caotica, la serie Rick and Morty torna con una brevissima prima parte della quarta stagione: la recensione
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Nella percezione comune, Rick and Morty è una serie molto più recente di quel che in realtà è. Per capirci, la prima stagione è andata in onda addirittura nel 2013. Semplicemente, come a volte succede, lo show ci ha messo degli anni ad uscire da una strettissima nicchia di appassionati e a diventare fenomeno popolare e serie di culto. E la serie ha dovuto raccogliere la sfida di questa popolarità, e il disagio che investe ogni progetto che (alcuni) fan vivono come una proprietà. E le polemiche, quelle che non mancano mai e che hanno visto Rick and Morty come veicolo di odio online e non solo. Ci sono stati i messaggi contro il presunto aumento delle sceneggiatrici donne, o le improbabili proteste contro la scarsa quantità di salsina speciale durante l'evento promozionale con McDonald.
In questa scelta, senza dubbio legata anche a esigenze produttive, c'è tutta l'idea di uno show che deve spingere continuamente l'asticella più in alto, sospeso tra la conferma di ciò che è stato e la necessità di dover meravigliare senza tradire. Che deve essere cult perché altrimenti non ha senso. Ci è riuscito? Dipende dall'episodio considerato, ma in generale sì, questa prima parte di stagione è divertente, creativa, energica, capace di confermarsi e di sorprendere. Un nuovo blocco, velocissimo, di avventure improbabili e spesso incomprensibili che mettono nonno e nipote alle prese con le bizzarrie dello spazio e del multiverso.
Gli estremi, il primo e il quinto, sono gli episodi migliori. Edge of Tomorty: Rick Die Rickpeat parte da un'idea molto buona, un cristallo in grado di mostrare la morte di una persona. Morty lo utilizza per seguire la strada che lo porterà a morire da vecchio tra le braccia di Jessica, ma ovviamente tutto ciò porterà alle conseguenze più assurde immaginabili. C'è poco del film con Tom Cruise evocato dal titolo in questo episodio che invece omaggia a più riprese Akira. Il picco della ministagione è però rappresentato da Rattlestar Ricklactica. Anche in questo caso il riferimento del titolo c'entra poco, visto che la puntata ha più punti in comune con Terminator.
Magari non sempre o non come vorrebbe. C'è ad esempio un episodio ("Claw and Hoarder: Special Ricktim's Morty"). con i draghi dai risvolti erotici che vorrebbe essere cult immediato, ma è solo stridente. C'è poi una puntata ("One Crew Over The Crewcoo's Morty") tutta basata sui cliché da heist movie che urla Community – il precedente progetto di Dan Harmon – in ogni istante. E infine c'è la più intima (in molti sensi!) The Old Man and the Seat, in cui Rick condivide il suo spazio segreto per i bisogni fisiologici con un'altra persona, che potrebbe diventare suo amico. Si tratta dell'anima malinconica e triste della serie, che potremmo dimenticarci di tanto in tanto, ma non dovremmo, perché quando meno ce la aspettiamo salta fuori.