Space Force (prima stagione): la recensione
A Space Force interessa poco costruire un affresco realistico, quanto la gag, la citazione, il riferimento, l’ammicco - la nostra recensione
SPACE FORCE, DISPONIBILE SU NETFLIX DAL 29 MAGGIO: LA RECENSIONE
Il 13 marzo 2019, alla Air Station Miramar di San Diego, California, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciò la sua intenzione di istituire la sesta arma dell’esercito a stelle e strisce: la United States Space Force, fino a lì sezione un po’ trascurata dell’aeronautica e che avrebbe a breve ottenuto la sua (semi, in realtà) indipendenza. La USSF, spiegava il presidente con tono presidenziale, «si occuperà di proteggere gli interessi americani nello spazio» – non è vero, le sue parole sono state letteralmente «l’altro giorno dicevo – perché stiamo facendo un sacco di lavoro nello spazio – e ho detto, magari ci serve una nuova arma. La chiamiamo space force. E non ero del tutto serio. Però poi mi sono detto, che grande idea. Magari lo facciamo davvero. Potremmo farlo. Sarebbe una storia esplosiva»
Facciamo finta di ignorare che in realtà ha senso dedicare risorse militari alla difesa dello spazio, e che Trump abbia portato a termine un processo cominciato nel 2000 da Donald Rumsfeld: immaginarsi come potrebbe funzionare una Space Force nata sotto l’amministrazione Trump è lo spunto comico definitivo, e se ti chiami Greg Daniels e tra le altre cose hai lavorato a diverso titolo per il SNL, I Simpson, Parks and Recreation e soprattutto The Office finisce che poi trasformi lo spunto in realtà grazie a Netflix. Da oggi sulla piattaforma di streaming c’è infatti Space Force, il risultato del lavoro congiunto di Daniels e dell’amico e collega Steve Carell, una breve e deliziosa serie comica che parla il linguaggio di dieci anni fa ma è anche al contempo talmente legata all’oggi che corre già il rischio di diventare datata, o quantomeno databile, nel giro di pochi mesi. Verrà presentata con la facile scorciatoia “The Office ma nell’esercito” o variazioni sul tema, che tutto sommato sono accettabili: Space Force è sommamente disinteressata a innovare, inventare o provare qualcosa di nuovo, e tutta concentrata sul diventare una delle serie che definiranno in retrospettiva l’era Trump.

Tutto questo detto non come critica ma come constatazione: a Space Force interessa poco costruire un affresco realistico, comico o meno che sia, della vita in un’ipotetica nuova arma dell’esercito. A Space Force interessa la gag, la citazione, il riferimento, l’ammicco; e interessa far ridere, che è sempre un obiettivo lodevole in una serie comica e che non ha vergogna ad ammetterlo. Se avete seguito anche superficialmente le tragicomiche vicende dell’amministrazione Trump non faticherete a riconoscere la parodia di tanti volti noti (dal capo ufficio stampa della USSF F. Tony Scarapiducci dove la F. sta per “Fuck” ai leader Dem al Congresso Nancy Pelosi e Chuck Schumer all’astro nascente della sinistra americana Alexandria Ocasio-Cortez) e gli altrettanto noti vizi e idiosincrasie del presidente e del circo mediatico che gli ruota intorno.

In questo quadro di cose tutte più o meno carine, però, c’è un elemento che spicca e che più di tutti definisce Space Force, ed è il rapporto (quello sì molto umano e in costante evoluzione) tra Carell e Malkovich, tra il generale e lo scienziato, tra la forza bruta e la curiosità scientifica. Non solo perché tra i due c’è grande alchimia e perché Malkovich in particolare dà vita a un personaggio clamoroso, sfaccettato e stilosissimo, ma perché è la perfetta rappresentazione della contraddizione insita nell’idea stessa di Space Force: finora il mondo ha guardato allo spazio con gli occhi ingenui e affascinati dell’esplorazione, della ricerca, della scoperta, ma più soldi e interessi spariamo in orbita intorno al pianeta più ci avviciniamo al momento in cui l’utopia crollerà e il controllo dello spazio esterno diventerà un tema su cui si combatteranno guerre. È intorno a questo dualismo che Space Force costruisce i suoi episodi migliori e dice le sue cose più interessanti, e in questo senso è incoraggiante che continui a farlo fino all’ultimo secondo del finale di stagione: significa che Carell e Daniels hanno capito che è soprattutto su quello che devono riflettere se vogliono elevare Space Force dal grado di “carina” al grado di “realmente interessante oltre che molto divertente”. Per ora va bene così.