Star Trek: Picard 1x03 "La fine è l'inizio": la recensione
La nostra recensione dell'episodio 1x03 di Star Trek - Picard: qualcuno avverta Joss Whedon che hanno rifatto Firefly senza dirglielo!
STAR TREK: PICARD 1X03, LA RECENSIONE
Qualcuno avverta Joss Whedon che hanno rifatto Firefly senza dirglielo, e con Patrick Stewart al posto di Nathan Fillion.
Non è esattamente quello a cui ci ha abituato il capitano Jean-Luc Picard, ed è al momento l'elemento più interessante della serie – più ancora della Federazione inaspettatamente corrotta e persino infiltrata dal nemico, e della presenza di un gigantesco cubo Borg separato dal collettivo e trasformato in laboratorio di ricerca: la prima è una sorpresa, forse non troppo gradita, per gli aficionados di Star Trek, mentre per il resto del pubblico è politica spicciola e non particolarmente originale, e anche il secondo ha bisogno di un po' di investimento emotivo precedente per essere apprezzato fino in fondo. Picard capitano fuorilegge, invece, è una botta in faccia per chiunque: Akiva Goldsman e Michael Chabon si sono presi il loro tempo per presentare il personaggio di Patrick Stewart a chi non ne sapeva nulla, abbastanza da far passare l'idea che si tratti di un uomo d'onore e con grande rispetto per ruoli e istituzioni, e vederlo assoldare il più classico degli Han Solo per la più classica delle missioni segrete clandestine è stuzzicante – come se la caverà ora che i suoi compagni d'avventure sono un affascinante e misterioso mercenario, una ex collega con problemi di dipendenze varie che lo odia per motivi altrettanto vari e una dottoressa esperta di robot che fuggita dal suo laboratorio perché spaventata dalle minacce del governo?
Ecco, questa è la tavola apparecchiata dai primi tre episodi di Picard, che continua a confermarsi un'ottima versione di Star Trek piena di elementi nuovi per essere una versione di Star Trek – in altre parole, quello che ogni nuova serie di Star Trek dovrebbe essere, non una fotocopia ma un passo avanti, quantomeno uno sguardo nuovo a suggestioni vecchie. Per ora il grosso di questa responsabilità se lo stanno assumendo l'intelligenza artificiale, la differenza tra vita biologica e vita sintetica, la riflessione su cosa siano la coscienza e l'io, tutti spunti che viaggiano su quel confine sottile che separa scienza e spiritualità e sul quale a Star Trek (The Next Generation in particolare) è sempre piaciuto ballare. Meno convincente è il discorso politico, fatto di spie, tradimenti, agenti sotto copertura e romulani che si travestono da terrestri nascondendo le orecchie a punta: c'è sicuramente qualcosa di più grosso dietro, ma per ora il livello di approfondimento è quello di una brutta copia di 24 nello spazio. Non importa, pazienteremo: The End is the Beginning è facilmente interpretabile come la fine di una micro-trilogia introduttiva, una miniserie che da il la alla serie vera e propria e che dovrebbe finalmente cominciare il prossimo venerdì, con lo spazio, gli alieni, gli altri pianeti, la propulsione a curvatura e tutta l'umanità che filtrerà dal ponte della nostra nuova nave (che, a meno che non ci siamo persi qualcosa, non ha ancora un nome); e certo, anche qualche risposta sulla misteriosissima coppia di fratelli romulani che vivono nel Cubo dove lavora anche l'androide e figlia segreta di Data, e un'idea di dove la serie voglia davvero andare a parare. Per ora siamo felici che Jean-Luc Picard abbia potuto finalmente pronunciare il più classico, eppure questa volta molto diverso dal solito, degli "Engage!".
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