The Flame in the Flood, l'americana, il fiume, la vita - Recensione
La recensione di The Flame in the Flood, il survival roguelike di The Molasses Flood
Non c'è spiegazione riguardo la catastrofe che si è abbattuta sul mondo, si sa solo che esso è in rovina, che la natura se l'è ripreso, che in pochi sono rimasti a popolarlo, per la maggior parte sperduti chissà dove, soli e con non più tutte le rotelle a posto. Il viaggio inizia in realtà senza un vero motivo, quando Aesop, cane della protagonista, trova uno zaino, e la costringe in un certo modo ad andare all'avventura, a scoprire come sopravvivere in un mondo ostile. Un brevissimo tutorial accoglie il giocatore nella primissima area, gli impartisce nozioni che sembrano elementari, di facile applicazione, ma che subito ci si rende conto sarà molto difficile mettere in pratica, perché The Flame in the Flood fa molto poco per mettere a suo agio colui che ha il pad in mano, anzi gli rende subito chiaro che le cose saranno difficili, molto.
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Quasi un luogo idilliaco. Quasi[/caption]I bisogni fondamentali ai quali occorre provvedere, quelli elencati sopra, sono quattro ed ognuno di essi ha un indicatore che ne illustra il grado di soddisfazione. Mangiare e bere sono sempre quelli più impellenti e che richiedono il maggiore sforzo da parte del giocatore, mano a mano che si va avanti nel gioco anche il tenersi al caldo assume importanza rilevante, mentre per dormire ci si riesce quasi sempre ad arrangiare. Sembrano quindi poche le cose da tenere in considerazione, ma fin da subito si fanno i conti con un sistema che invece richiede una gestione intelligente di ogni singola azione, di ogni singolo posto nell'inventario. La chiave del gameplay è creare strumenti e oggetti, attraverso i quali crearne altri, in maniera da poter più facilmente sopravvivere. Da una stiancia si può ricavare una corda, combinandola con un alberello si ottiene una trappola perfetta per i conigli, dei quali mangiare la carne e utilizzare la pelle per confezionare oggetti di vestiario: questo è solo uno delle decine di processi che è possibile avviare, ve ne sono molteplici, che rendono l'esperienza di sopravvivenza profonda.
"a produzione di The Molasses Flood ha toni e atmosfere proprie, che ne ribadiscono un'identità particolare. Il sopravvivere, il creare oggetti, ne sono la sostanza ludica, le particolari sensazioni che se ne ricavano ne sono l'essenza"La natura di The Flame in the Flood è estremamente crudele, si è costantemente messi in pericolo da essa, minacciati dai morsi delle formiche, spaventati dalle cariche dei cinghiali, angosciati dall'ululare dei lupi, sorpresi dal morso dei serpenti. Non c'è posto per la sua rappresentazione più dolce, non ci sono paesaggi da ammirare e in nessun momento ci si sente da essa tranquillizzati e protetti. Eppure non c'è niente di irreale, è un ritratto in realtà verosimile, ed è quanto stuzzica il giocatore, un'essenzialità ordinaria, che in un certo modo fa percepire ogni elemento in maniera più profonda. Come detto in precedenza le soluzioni di gioco sono ordinarie, viste in altri congeneri, ma la produzione di The Molasses Flood ha toni e atmosfere proprie, che ne ribadiscono un'identità particolare. Il sopravvivere, il creare oggetti, ne sono la sostanza ludica, le particolari sensazioni che se ne ricavano ne sono l'essenza.[caption id="attachment_167776" align="aligncenter" width="600"]
Occhio alle rapide![/caption]
Quell'immenso fiume sul quale si viaggia sulla propria zattera, approdando sulle isole dove si cerca qualunque cosa possa aiutare a sopravvivere, è metafora di vita. Il mistero è la destinazione, da raggiungere cercando l'essenziale, non il superfluo, non perdendo mai la speranza, unica fiamma nel mezzo di una inondazione. Lo straordinario brano omonimo di Chuck Ragan, centrale in una colonna sonora eccellente, di genere americana, rappresenta l'essenza di The Flame in the Flood, ne descrive il messaggio meglio di mille parole. L'opera di The Molasses Flood va ben oltre le sue qualità ludiche, tocca nel profondo, senza retorica, coloro che hanno la sensibilità di lasciarsi da essa catturare.