I tre moschettieri: D'Artagnan, la recensione
La grande sorpresa in I tre moschettieri: D'Artagnan è quanto il film non punti sul senso di amicizia e scelga di concentrarsi su altro
La recensione del film francese I tre moschettieri: D'Artagnan, in sala dal 6 aprile
Martin Bourboulon viene da Mamma o papà, due commedie una delle quali in italia abbiamo rifatto con Antonio Albanese e Paola Cortellesi, ma poi è passato per Eiffel, ponderosissimo dramma sulla costruzione della torre, tutto color correction seppia e effetti visivi non proprio impeccabili, un polpettone sull’identità nazionale non da poco. I tre moschettieri: D'Artagnan è più sul secondo sentiero che sul primo, anche se è adattato da due sceneggiatori che avevano collaborato a Mamma o papà e prima ancora avevano scritto un’altra commedia adattata in Italia (e altrove): Il nome del figlio.
La scelta è di cercare l’azione e marginalizzare di molto la componente romantica (almeno in questo primo film, si vedrà nel secondo la cui storia potrebbe prestare più il fianco alle schermaglie sentimentali). Le vicende scritte da Dumas sono riassunte puntando tutto sulle grandi corse, i duelli e i confronti a brutto muso con il re e con i nemici. Materia molto grossolana diretta non in modi impeccabili ma scritta con così tanta fluidità da sopportare anche questa regia sempre innamorata della color correction scura e desaturata.