Under the Dome (prima stagione): la recensione
Stagione deludente e povera di spunti: Under the Dome è una delle peggiori proposte dell'anno
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Quasi paradossalmente, i molti difetti della serie non offrono spunti sufficienti a costruire un discorso articolato e che vada al di là della semplice elencazione fatta nel primo paragrafo. Se dovessimo trovare un'immagine che riesca a riassumere il tutto sarebbe questa: la cupola è sempre stata più viva della comunità che ha intrappolato. La cupola comunica, si oscura, si illumina, si arrabbia, cerca di aiutare – stando "alle sue parole" – ma lo fa attraverso un linguaggio tutto suo, che sarebbe stato necessario filtrare alla luce dei comportamenti e delle reazioni della comunità di Chester's Mill, che invece da parte sua non ha mai saputo attirare la nostra attenzione e interesse. Il personaggio di Junior Rennie (Alexander Koch) è emblematico: caratterizzazione confusa, interpretazione e carisma insufficiente, comportamenti improbabili. E tutto ciò incanalato in uno sviluppo che spesso si è perso in dinamiche quasi da procedurale, rendendo inutili, o comnque troppo dilungate, la maggior parte delle puntate.
Parlando del pilot mettevamo in guardia dal rischio di concentrare tutta l'attenzione sull'elemento mistery piuttosto che sullo sviluppo dei personaggi, e purtroppo questo è ciò che è successo. Under the Dome si allinea perfettamente a tutti gli epigoni sbagliati di Lost - a nulla è valsa la presenza di Jack Bender nella produzione - che negli anni precedenti sono apparsi in tv, e ne condivide tutti i limiti e i difetti: accumulazione di misteri nella speranza che questi bastino a invogliare lo spettatore alla visione e totale disinteresse nei confronti dei protagonisti.
