Zero (prima stagione): la recensione
Zero è la nuova serie originale italiana di Netflix, una variazione sul genere dei supereroi ambientata a Milano
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Ormai il genere dei supereroi è talmente radicato nel nostro immaginario che è semplicemente impossibile non raccontare certe storie. Prendiamo Zero ad esempio. Lo spunto ha tanto di Misfits, ma questo non vuole dire nulla. Supereroi da quartiere degradato, figure lontanissime dai personaggi dei fumetti, guardiani per caso con "zero" prospettive. Zero quindi non imita, è semplicemente se stesso come lo era Lo chiamavano Jeeg Robot, nel senso che riduce il canone dei supereroi all'unica lingua che può e deve parlare per poter avere un senso. Questa serie di Netflix ha l'intelligenza di capire questa piccola cosa e, anche se non tutto scorre liscio, alla fine è uno degli originali italiani più interessanti della piattaforma.
I paragoni con Misfits comunque iniziano e finiscono una volta esaurito lo spunto ambientale. Sì quartieri senza grandi prospettive, ma lo spirito è del tutto diverso. La serie non gioca sul politicamente scorretto e la provocazione da metagenere dei supereroi (tanto ormai anche quella ha poco da dire). La storia di Omar/Zero inserisce invece da subito una traccia di storia chiara e lineare, e tutto finirà per convergere nella separazione tra il team dei buoni e i cattivi che minacciano il quartiere. La prospettiva si allarga, e Zero diventa una storia che ingloba in sé contraddizioni e scenari di una onnipresente Milano così come Lo chiamavano Jeeg Robot sfruttava Roma.
Perché il territorio è linguaggio, e la serie di Antonio Dikele Distefano – anche autore del romanzo – lo capisce bene. La sfera del sovrannaturale non è calata passivamente su uno scenario, ma ne viene trasformata e interpretata alla luce di quelle esigenze, per veicolare obiettivi diversi. La riduzione a supereroe da quartiere non è nuova (Daredevil, Luke Cage), ma Zero ricorda anche molto Attack the Block. Già qui non abbiamo un'invasione aliena come simbolo di gentrificazione forzata e violenta, è tutto più letterale e si combatte davvero contro quello, ma la storia dimostra di avere un proprio senso e finalità.
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