Il regista e produttore Min Kyu-dong è l’autore della serie SF8, il progetto coreano in otto episodi che propone altrettante storie che affrontano tematiche come l’uso dell’intelligenza artificiale e una possibile fine del mondo, senza dimenticare di stimolare riflessioni sulle differenze sociali e sul ruolo della fede.
L’interessante opera, di cui dovrebbe essere stata girata una seconda stagione, è presentata in Italia grazie all’edizione 2020 del Trieste Science+Fiction Festival, e il filmmaker ha condiviso con la stampa qualche dettaglio della creazione e dell’evoluzione di quella che viene definita la “risposta coreana a Black Mirror“.
Il filmmaker ha spiegato:

Il mio primo film è stato Memento Mori e prima di girarlo ho scritto SF8. Ho sempre desiderato girare un film di fantascienza perché in Asia importiamo i progetti di genere hollywoodiani, ma non ci sono stati molti esempi realizzati in Corea. Era il mio obiettivo e sogno realizzare un progetto sci-fi e sono sempre stato pronto e finalmente è arrivato il momento in cui realizzarlo è stato possibile.
I film sci-fi sono però legati agli effetti speciali e sono eleborati visivamente, alzando quindi di molto i costi. Volevo realizzare un progetto sci-fi a basso budget, ma di qualità, decidendo quindi di realizzare “film” della durata di 50 minuti. Sono un rappresentate del sindacato dei registi coreani ed ero consapevole che altri filmmaker avrebbero voluto realizzare dei progetti a basso costo. Ho avuto l’occasione di rendermi conto che ora era possibile realizzarlo e coinvolgere altri registi. Il progetto era inoltre davvero speciale perché poteva essere trasmesso dalle emittenti tradizionali, in streaming e presentato ai festival.

Le radici di SF8 sono però nella letteratura:

Negli ultimi dieci anni c’è stato un miglioramento del genere sci-fi tra le pagine dei romanzi asiatici. Ho raccolto le idee per gli otto episodi e li ho scritti, individuando poi i registi giusti per il progetto.

La sfida è stata unire le esigenze delle emittenti televisive, letteratura e approccio cinematografico, creando qualcosa di unico e comunque ancorato alla realtà.

Nei prossimi mesi sul mercato cinematografico asiatico sono in arrivo molti progetti sci-fi, film e serie tv, che sono stati preparati in modo indipendente in diversi periodi e il fatto che escano in contemporanea nelle sale e in tv è stata una sorpresa per tutti, come ha sottolineato Min Kyu-dong che ha aggiunto sull’argomento:

Ho preparato questo progetto per un anno e mezzo e altri titoli in arrivo di genere sono in fase di sviluppo da tre-quattro anni. Penso che i filmmaker siano pronti a scoprire nuovi tipi di fantascienza. Film come Interstellar, Okja e Snowpiercer hanno avuto un’ottima accoglienza sul mercato asiatico e questo ha permesso di capire il potenziale del genere, dando il via allo sviluppo di alcuni progetti, tra cui SF8, che per coincidenza stanno venendo distribuiti in contemporanea. Gli investitori e i finanziatori hanno notato il potenziale, scoprendo che anche progetti sci-fi con un cast non hollywoodiano ma asiatico attirano gli spettatori nelle sale e questo li ha convinti a sostenere economicamente nuovi titoli di genere. Nonostante il miglioramento dei film coreani, la maggior parte delle opere proposte ha dei protagonisti maschili e il pubblico si è stancato di questa ripetitività perché sembrano racconti tutti uguali. Ora c’è voglia di qualcosa di nuovo, di diverso, e anche la fantascienza ha avuto quindi maggiore attenzione. Il genere può proporre un nuovo tipo di narrazione, aspetto che entusiasma i filmmaker e gli spettatori. Tutti vogliamo qualcosa di diverso.

Gli otto “episodi” hanno un approccio totalmente diverso alla fantascienza e un’atmosfera specifica, e il creatore Min Kyu-dong ha spiegato come ha coinvolto i diversi filmmaker che sono stati impegnati dietro la macchina da presa:

Essendo rappresentante del sindacato dei registi coreani, ho presentato il progetto solo ai membri. Ho individuato i potenziali registi in base alle opere precedenti realizzate, provando a capire quale storia sarebbe stata adatta a ognuno di loro, facendo leggere solo quella che proponevo, non le altre sette. Tutti mi chiedevano se la storia che gli proponevo fosse la più divertente o interessante, e rispondevo sempre di sì. Sorprendentemente non è andata come volevo: alcuni dei registi hanno detto che volevano provare qualcosa di diverso rispetto alle opere che avevano già diretto e quindi c’è stato un cambio di puntate tra di loro rispetto a quello che avevo pianificato. Avevo proposto inizialmente la serie a 40 registi e tutti l’avevano rifiutata, prevalentemente a causa di progetti precedenti o perché il budget sembrava troppo piccolo per un film sci-fi. Praticamente tutti i registi che hanno rifiutato ora rimpiangono la propria scelta perché i loro progetti sono stati messi in pausa o rimandati a causa della pandemia.

Tutte le persone coinvolte hanno però potuto sviluppare il proprio segmento in modo indipendente:

Ogni regista aveva libertà rispetto alle pressioni dei produttori perché aveva la possibilità di dirigere e montare senza indicazioni precedenti. In alcuni casi, quando la storia è tratta da opere letterarie, come Joan’s Galaxy, Blink e The Prayer, rispetto alle pagine si è deciso di cambiare il sesso del protagonista mostrando donne al centro del racconto. Nel settore cinematografico e televisivo coreano è qualcosa di raro.

Min Kyu-dong ha inoltre ribadito che inizialmente voleva essere coinvolto solo come produttore, ma gli investitori hanno insistito inserendo una clausola specifica nel suo contratto e ha quindi scelto di dirigere The Prayer:

Ho scelto per me quello che pensano sia l’episodio meno divertente e più cupo degli otto, The Prayer.

Il progetto propone nel suo insieme un approccio che testimonia le caratteristiche specifiche degli autori coreani e una sensibilità che appare diversa da quella occidentale, ma il creatore e produttore ha ribadito:

Quando ho selezionato i racconti dai romanzi volevo che ogni episodio fosse diverso dagli altri sette e ho pensato a come gli artisti coreani li avrebbero realizzati. Tutti abbiamo una sensibilità comune, anche fuori dai confini coreani, ma ogni persona aveva totale libertà. Ho voluto coinvolgere donne, uomini, filmmaker esperti o emergenti, in modo da proporre otto stili differenti. Avevo stabilito solo l’anno in cui dovevano svolgersi la storia, il 2046, ma hanno cambiato anche questo!

Il progetto SF8 è comunque destinato a proseguire come ha ribadito Min Kyu-dong:

Stiamo pianificando la seconda stagione e, nonostante la situazione che stiamo vivendo sembri quasi distopica, abbiamo comunque il tempo e la possibilità di immaginare come sarà il nostro futuro. Sto per iniziare le riprese di un altro progetto per un’uscita prevista nei primi mesi del 2022, quindi non sarò coinvolto alla regia di SF8, sarò solo un produttore. Continueremo con registi diversi rispetto alla prima stagione. Empty Body e The Prayer diventeranno “film” distribuiti nei cinema, proposti ad altri festival, e accadrà lo stesso con alcune puntate della seconda stagione.

Il regista, sceneggiatore e produttore ha infine parlato della propria carriera e dei suoi prossimi progetti:

Sono così felice se qualcuno ha visto i miei film precedenti e mi concentro sugli aspetti umani e sul fatto che tutti dovremo morire, qualcosa di cui siamo tutti consapevoli, e sul mostrare come vogliamo affrontare la vita nonostante gli stereotipi, la pressione subita da parte della società. Mi piace concentrarmi sulle relazioni umane e sul tentativo di vivere al meglio ogni momento dell’esistenza. Ho tre progetti in fase di sviluppo: un lungometraggio sci-fi, un film ambientato durante la seconda Guerra Mondiale e un action thriller. Non so ancora con certezza quale sarà il prossimo a entrare in fase di produzione. Il mio primo film era intitolato Memento Mori, c’era quindi fin dall’inizio della mia carriera questa idea del doversi ricordare che si deve morire, aspetto che penso limiti in un certo senso la nostra stessa esistenza, determinando il modo in cui si vive, compiendo scelte diverse e ostacolando in un certo senso la felicità o portando a lottare, entrare in guerra.