All or Nothing: Tottenham Hotspur, la recensione
La serie di Amazon che ha seguito gli Spurs nella stagione 2019/2020 interesserà solo a chi segue il calcio
Vi ricordate quando, in pieno lockdown, Netflix fece uscire The Last Dance, la docuserie sull’ultima stagione di Michael Jordan con i Chicago Bulls? Critica e pubblico si unirono nelle lodi a un prodotto che parlava sì di basket, ma che riusciva, partendo dallo sport, a costruire una narrazione più ampia e variegata e soprattutto universale, capace di rivolgersi anche a chi con la pallacanestro non aveva mai avuto nulla a che fare fino a quel momento. The Last Dance è una serie che bombarda di domande chi la guarda: “Seguiresti un uomo come MJ?”, “fin dove ci si può spingere per ottenere un risultato?”, “se il bullismo ti rende un professionista migliore, è giusto venire bullizzati dai propri superiori?”, “uno sportivo può prendere posizioni politiche o deve rimanere super partes?”, e chissà quante altre.

All or Nothing: Tottenham Hotspur, decima stagione della docuserie Amazon e seconda dedicata al calcio dopo All or Nothing: Manchester City del 2017, è una serie che pone a chi guarda una semplice domanda: “Ti piace il calcio?”. Quello giocato, ma anche tutto il contorno, i centri di allenamento, i colloqui privati tra giocatore e allenatore, i segreti dello spogliatoio, i discorsi motivazionali, quello che i calciatori si dicono in panchina: vi piace? Vi stuzzica? Vi incuriosisce? Ne siete appassionati e volete dare uno sguardo più da vicino ai meccanismi interni di un club? Volete sapere perché Harry Kane sembra un timidone ma è in realtà il leader spirituale del Tottenham? Se la risposta alle domande precedenti è “no”, smettete pure di leggere: non c’è nulla che possa interessarvi in All or Nothing, nulla dell’epica e dell’universalità di The Last Dance, per restare all’esempio precedente. C’è solo calcio, esclusivamente calcio, e c’è un tipo di prodotto ancora nuovo e sperimentale, stranissimo, non sempre efficace e talmente incontrollabile e imprevedibile da risultare affascinante – a meno che non odiate il calcio.
Scommettiamo che
Tutta All or Nothing è un’opera in un certo modo assurda: prevede che si dia il via alla produzione di una serie che seguirà giorno per giorno momento per momento un’intera squadra (di calcio, nel nostro caso) e tutto il personale che ci ruota intorno, nella speranza che i loro risultati sportivi nell’anno a venire siano abbastanza ricchi di successi (o abbastanza disastrosi) da dare vita in postproduzione a una storia interessante e presentabile. È un rischio produttivo pazzesco, che assomiglia parecchio a una scommessa sportiva: si puntano dei soldi su una squadra nella convinzione (o nella speranza) che vinca abbastanza da far rientrare quell’investimento, moltiplicato.

From me to you, from Poch to Mou
Poi c’è la realtà, e la realtà è che il Tottenham ha fatto una stagione mediocre, è arrivato sesto in Premier, è uscito agli ottavi di Champions per mano del Lipsia (un’altra squadra che meriterebbe una docuserie dedicata), ha portato a casa zeru tituli ed è uscita dal limbo della mediocrità solo intorno a Natale, con il licenziamento di Pochettino e l’arrivo in panchina di José Mourinho, il vero colpo di fortuna di Amazon e l’unico reale motivo per cui chi ama il calcio dovrebbe guardare la serie.

[Primo piano sugli scarpini]
Se sportivamente la serie non ha nulla di eccezionale da dire (davvero, la stagione 2019/2020 del Tottenham è l’elogio della mediocrità) e umanamente si riassume in “Mourinho e poi il resto”, il vero problema di All for Nothing è quello di non riuscire a catturare fino in fondo la bellezza del calcio giocato, preferendo concentrarsi sul contorno.
Alla fine della stagione, quindi, All or Nothing: Tottenham Hotspur è un esperimento interessante e malriuscito, un po’ per colpa del soggetto scelto (e questo, come abbiamo già detto, è un rischio calcolato che si ripete con ogni nuova iterazione della docuserie), un po’ perché per essere una serie che parla di calcio dimostra troppo poco amore per il calcio giocato e troppo per i suoi personaggi. Il fandom di Mourinho andrà in brodo di giuggiole, la tifoseria del Tottenham apprezzerà, per tutto il resto del mondo il consiglio è di abbassare le aspettative, godersi quello che c’è e aspettare che All or Nothing metta pienamente a frutto il suo potenziale.