Nelle strade di Freeland inizia a circolare una nuova, potente e pericolosa droga chiamata Green Light, con diversi giovani che ne fanno tristemente le spese, andando a rifinanziare le casse dei Cento. Jefferson, sia nei panni di preside che in quelli di supereroe, inizia a indagare su questo traffico illegale, impresa più facile a dirsi che a farsi.

Nel frattempo, Tobias si confronta con Lady Eve sulla ricomparsa, dopo nove anni, di Black Lightning: il ritorno del supereroe è fonte di grande preoccupazione per i criminali, perché sopra ogni cosa rappresenta una fonte di speranza per gli abitanti di Freeland.

Contemporaneamente, Anissa inizia a utilizzare le sue straordinarie abilità a fin di bene, mentre Jennifer e Khalil devono affrontare le conseguenze dell’incidente che ha coinvolto quest’ultimo.

Black Jesus potrebbe rappresentare un punto di svolta importante nelle dinamiche della prima stagione di Black Lightning. Finalmente, con questo episodio, la narrazione inizia a discostarsi dai ripetitivi stilemi dei capitoli precedenti, proponendo una storia in grado di esplorare, nel bene e nel male, nuovi territori. Da un punto di vista tematico, è oramai abbastanza chiara l’intenzione degli autori: lo show ha evidentemente l’obiettivo di divenire una cartina tornasole della situazione attuale della comunità nera d’America. In questo caso, tocca al traffico di droga, una piaga sociale prepotentemente tornata in auge negli Stati Uniti già da qualche anno a questa parte, complice anche l’introduzione sul mercato di droghe sintetiche relativamente economiche, e un malcontento generalizzato derivante dalla precarietà sempre più crescente che condiziona le nuove generazioni afro-americane (e non), che hanno sempre meno riferimenti, anche a causa di un sistema scolastico evidentemente disconnesso dalle loro reali necessità (altro tema esplorato in Black Jesus, sebbene con una certa superficialità).

Da un punto di vista di mero storytelling, la narrazione del quarto episodio della prima stagione di Black Lightning finalmente si sa dimostrare piacevolmente variegata, e soprattutto dotata di un buon ritmo, che permette a questo capitolo di essere ben più scorrevole di quelli che lo hanno preceduto. La gestione del racconto mischia gli aspetti del più classico procedurale ad ambientazioni grounded tipiche del crime, con una piacevole contaminazione fumettistica. Ben intesi: stiamo volutamente scegliendo di avere una prospettiva positivista nei confronti dello show, che a conti fatti è pur sempre un prodotto appena discreto e che lascia ben poco dopo la visione.

Una nota di merito, infine, per l’attore protagonista: al netto di alcune evidenti forzature interpretative, Cress Williams è abbastanza credibile nei panni di Jefferson Pierce, sia sotto il profilo espressivo che nella stessa partecipazione fisica che infonde nel suo ruolo.

Da un punto di vista di connessioni e rimandi ai fumetti DC Comics di Fulmine Nero, ricordiamo come il titolo dell’episodio sia un rimando all’appellativo di “Gesù nero” che il personaggio si merita grazie alle sue imprese nei panni civili di Jefferson Pierce. Anche nei comics, Two Bits è un personaggio minore, una specie di informatore del supereroe.