The Handmaid’s Tale: la recensione dei primi 4 episodi della 4^ stagione

I primi 4 episodi della 4^ stagione di The Handmaid’s Tale – intitolati Pigs, Nightshade, The Crossing e Milk e messi a disposizione della critica – sono una sfida e non aiutano, nonostante qualche spiraglio che sembra intravedersi all’orizzonte, a risolvere uno dei problemi più grandi di questa serie, legato ad una certa staticità della sua trama.

The Handmaid’s Tale, ancora prima che questa 4^ stagione debuttasse, è già stata rinnovata per un quinto anno, una circostanza da tenere a mente quando, alla fine del quarto episodio, si potrà constatare che non molto nella vita di June Osborne sembra essere cambiato. Dopo essere scampata ad una ferita potenzialmente mortale, inflitta alla fine della scorsa stagione, June e le altre ancelle, responsabili di aver fatto fuggire da Gilead 84 bambini, ora rifugiati in Canada, sono in fuga.

Senza rivelare troppo della trama, tuttavia, è bene sapere che, come questa serie ci ha ormai abituati, al pubblico non verranno risparmiate scene di violenza e di tortura fisica e psicologica e che le caratteristiche di questo show che ben conosciamo saranno conservate intatte ed esaltate da una regia e da un uso delle luci diventate ormai segni distintivi di The Handmaid’s Tale, che tendono però ormai ad intrappolare gli spettatori in una sorta di bellissima rappresentazione della perversione umana.
Non usiamo questo ossimoro con leggerezza, ma sarebbe importante, a nostro avviso, che la serie con protagonista Elisabeth Moss cercasse di riscattarsi da una trappola che potrebbe condannarla. Pur non avendo sicuramente mai glorificato la violenza, il modo in cui la rappresenta rischia infatti di far assuefare il pubblico, di non sconvolgere più, ottenendo l’intento opposto rispetto a quello che gli autori si sono sicuramente preposti. Se per 3 stagioni si è chiaramente stabilito che Gilead è fondata e governata sulla violenza, sarebbe ora che arrivasse il tempo del riscatto e del regolamento dei conti, senza soffermarsi ulteriormente su quanto perversi i rappresentanti di questo mondo di estremisti religiosi possa essere.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro di Margaret Atwood, a cui lo show è ispirato e da cui si è anche ormai distaccato da tempo, è sempre stata la sua capacità di descrivere Gilead condannandone gli abusi, senza tuttavia descriverli mai in maniera troppo esplicita, lasciando così spesso al lettore il compito di usare la propria immaginazione.
Il destino stesso di Offred, di cui – lo ricordiamo – non si apprenderà mai il vero nome dalle pagine del romanzo e le cui ultime parole furono:
“Non so se sarà una fine o un inizio: mi sono affidata a mani sconosciute, perché non c’era altro da fare. Salgo, nel buio o nella luce,” prima di scoprire che tutto ciò che si era appena finito di leggere di lei era la trascrizione di una cassetta audio usata dagli studiosi, nel lontano 2195, per comprendere l’ascesa del governo di Gilead, rimarrà un mistero.

Il linguaggio usato dalla serie, al contrario, la potenza delle cui immagini è sempre stata sapientemente usata per sostituire il non detto del libro, dopo 4 stagioni, ha bisogno di cambiare.

Pur tenendo ben presente questa necessità e nella speranza che i successivi episodi apportino questi cambiamenti, molti degli aspetti più nuovi di questa 4^ stagione di The Handmaid’s Tale – che sarà composta in totale di 10 episodi – ne costituiscono anche la parte più godibile.
Dopo aver infatti accompagnato June nella sua trasformazione da vittima a combattente e nemico pubblico numero uno di Gilead, una caratteristica interessante del suo personaggio è la sua possibile metamorfosi in antieroe. Dopo aver subito così tanto, la protagonista della serie dimostrerà infatti di poter fare a volte scelte non meno discutibili di quelle dei suoi carnefici, una possibilità che verrà particolarmente esplorata nell’ambito del suo rapporto con un nuovo personaggio che sarà introdotto nello show, quello cioè della volubile sposa bambina Ester, interpretata da McKenna Grace.

Lasciata Gilead, una parte della storia, ma mai abbastanza, se proprio vogliamo essere onesti, si concentrerà invece in Canada, dove Serena Joy (Yvonne Strahovski) e Fred Waterford (Joseph Fiennes) attendono di essere processati e sembrano ormai in aperta guerra l’uno con l’altra, fino a che un inaspettato evento, non mescolerà nuovamente le carte in tavola, rischiando persino di rinfocolare lo strano e perverso legame della coppia.

Un altro aspetto interessante affrontato dalla 4^ stagione di The Handmaid’s Tale riguarda le conseguenze della liberazione di quegli 84 bambini di Gilead, che non avrà – come c’era da aspettarsi – solo conseguenze politiche e diplomatiche, ma che metterà anche Moira (Samira Wiley) ed Emily (Alexis Bledel) nella difficile posizione di cercare di aiutare queste innocenti vittime ad adattarsi ad un mondo e ad un’esistenza a cui non sentono più di appartenere o che non hanno nemmeno mai conosciuto.

Oltre a dedicare alcuni flashback alla vita pre-Gilead di Janine (Madeline Brewer), che aiuteranno a conoscere meglio il personaggio e comprenderne le peculiari caratteristiche, la serie si concentrerà maggiormente anche sul personaggio di Rita (Amanda Brugel), la ex Marta dei Waterford, che sarà protagonista di alcune delle scene più riuscite di questi primi 4 episodi della stagione.

La 4^ stagione di The Handmaid’s Tale andrà in onda in Italia dal 29 aprile in anteprima esclusiva su TIMVision, , a 24 ore dalla messa in onda in USA.

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