Ghost of Tsushima va inquadrato nella giusta prospettiva, esaltandone le molte qualità, accettando le innumerevoli storture di una produzione evidentemente non perfetta, che paga l’irripetibile e penalizzante scotto di essere il primo tripla A a calcare il palcoscenico dopo il debutto di The Last of Us Part II.

Essere interrogati dopo l’esibizione del primo della classe, del resto, non deve essere facile per nessuno, soprattutto se testimoni di una performance che ha settato nuovi standard qualitativi in termini di trama e recitazione digitale.

L’obiettivo attraverso cui filtrare il proprio giudizio, insomma, va cambiato a priori, non fosse altro che già sulle prime, nella comunque spettacolare cut-scene che sviluppa l’espediente narrativo che dà corpo all’avventura, si notano espressioni facciali tutt’altro che curate e dialoghi fin troppo ingessati.

Per ogni cosa buona, la creatura di Sucker Punch mostra il fianco a facili critiche, rendendone complessa la valutazione ...