Capita spesso, mentre si gioca ad Horizon Zero Dawn, di essere colti da vivide reminiscenze, da disorientanti ricordi, da un potente senso di déjà-vu. La creatura di Guerrilla Games, primo tra i numerosi pregi che mette in mostra sin da subito, è summa di esperienze diverse, fiero rampollo della prolifica dinastia degli open world, definitivo step evolutivo dell’action declinato alla sopravvivenza in un mondo ostile, spietato, (in)volontariamente omicida.

La software house con base operativa ad Amsterdam, possiamo finalmente dirlo, non ci ha mai mentito in questi mesi, confezionando un’avventura che rende giustizia allo slogan che ne ha animato la campagna marketing, “la Terra non è più nostra” recita testualmente, e introducendoci ad una storia che, effettivamente e come promesso, supera, ingloba, fagocita la personalissima epopea di Aloy.

Già, la protagonista, l’unico elemento del gioco a non identificarsi in nessun precedente, originalissimo emblema della maturazione degli artisti del team che con i vari Killzone non erano mai riusciti a convincere fino in fondo.

Horizon Zero Dawn screenshot

Bug e imperfezioni impallidiscono di fronte alla maestosità di un art design ispiratissimo e ammaliante. Il motore grafico di Guerrilla Games, il Decima Engine che Kojima utilizzerà in Death Stranding, è solidissimo al punto che i rallentamenti in cui siamo incappati si contano sulle dita di una mano.

Impossibile non scovare, in questo mondo post-apocalittico, tracce di Enslaved: Oddyssey to the West, primo tra tutti a giocare con la perfetta commistione tra natura dominante e robot sfuggiti al controllo dei propri creatori; di The Last of Us, negli scorci in cui edifici antichissimi sembrano giganteschi scheletri di ferro e cemento ormai in via di decomposizione; di Mass Effect, nell’effettistica legata alle luci digitali e nell’art design che dà forma e vita alle macchine che pattugliano ogni angolo della mappa.

Horizon Zero Dawn è senza mezzi termini il capolavoro che speravamo di stringere tra le mani, la definitiva consacrazione di Guerrilla Games, nonché un serissimo candidato a gioco dell’anno.”

Aloy, di contro, non è una versione selvaggia e primitiva di Lara Croft, soprattutto di quella più recente anch’essa costretta a sopravvivere in ambienti ostili. È l’emarginata di una società tribale che tenta con ogni sforzo di preservare i suoi membri con l’imposizione di tabù, proibizioni, restrizioni religiose. La giovane cacciatrice, sfidando l’autorità, sogna di scoprire chi è, di conoscere le sue origini, di guadagnarsi la stima e il rispetto delle stesse Matriarche che l’hanno bandita per un motivo a lei sconosciuto. È questo il motore che alimenta la giovane eroina, ciò che la caratterizza e la motiva, rendendo secondario tutto il resto.

Aiuta chi è in difficoltà, si preoccupa per le sorti della sua tribù, detesta i soprusi, ma tutto è secondario, subordinato alla sua ricerca delle verità celate. Aloy sbuffa, accetta suo malgrado di invischiarsi in faccende che non la riguardano, agisce solo in vista di un vantaggio personale. Non è tuttavia un personaggio scontato, la classica anti-eroina egoista e gretta. Aloy brilla di luce propria nel mostrare ogni incongruenza di un essere umano mosso da un’ambizione che supera i giornalieri affanni di chi è costantemente minacciato e deve pensare solo ed esclusivamente alla propria sopravvivenza. I suoi bisogni e necessità impattano con una società arretrata, guidata da superstizioni che limitano il suo raggio d’azione. La frustrazione si affianca alla consapevolezza di dimostrarsi migliore di chi l’ha emarginata, in un gioco di forze contrastanti che la rendono unica, imperfetta, terribilmente affascinante.

Ci si innamora di lei quasi d’improvviso, mentre ci si fa strada in uno scenario maestoso, vivo, credibile. Ogni avamposto, ogni centro abitato, ogni foresta e landa desertica ha un chiaro ecosistema interno, leggibilissimo e coerente. Gli artisti di Guerrilla Games hanno infuso il loro talento in un art design favoloso, che dà il meglio di sé sia nel dipingere panorami mozzafiato, sia nel dare vita a personaggi e nemici che sono il simbolo di un mondo tanto distante, quanto riconoscibile e familiare.

Vagare per l’immensa mappa, fondamentalmente esplorabile da cima a fondo sin dall’inizio, è un piacere per gli occhi, tanto più che, basta poco per accorgersene, non è affatto vuota, priva di punti d’interesse, noiosa da attraversare da parte a parte. Tutt’altro.

Il più grande contributo di Horizon Zero Dawn al genere d’appartenenza è proprio l’essere riuscito a infondere in ogni viaggio il senso di avventura, di sfida, di pericolo imminente. La Terra non è più nostra, si diceva, ed è proprio così, perché Aloy è una cacciatrice formidabile, agilissima, piena di risorse, ma tutt’altro che infallibile, inscalfibile, inaffondabile. Abbandonato l’Abbraccio, la valle che funge da riparo per la tribù dei Nora, la nostra se la vedrà con macchine di ogni stazza e tipologia, sempre alla ricerca di qualche inesperto e insolente umano che ne invada il territorio.

Horizon Zero Dawn screenshot

Durante l’avventura non affronterete solo robot, ma anche gruppi di umani armati di cattive intenzioni. Dopo esservela vista con gigantesche macchine, equipaggiate di missili e lanciafiamme, disfarvi di un gruppo di banditi vi sembrerà un’impresa di poco conto.

La creatura di Guerrilla Games non è un gioco difficile come lo può essere un Souls-like, ma pretende costante attenzione, impegno, applicazione. Sottovalutare una minaccia, affrontare a testa bassa un branco di robot, muoversi senza prima aver analizzato il campo di battaglia, sono tutte pratiche che conducono ad una morta violenta e dolorosa. Il Focus è uno strumento di primaria importanza, in questo senso, dispositivo imprescindibile per evidenziare i punti deboli dei nemici, conoscere le zone che pattugliano, prevederne i pattern d’attacco.

Altra reminiscenza: Monster Hunter. Non c’è termine di paragone migliore per dare un’idea del combat system, cardine quasi centrale dell’intera esperienza, al pari della componente esplorativa. Enormemente più votato all’azione rispetto al brand di Capcom, in Horizon Zero Dawn è fondamentale attaccare le singole componenti delle macchine per manometterne progressivamente i sistemi di difesa e di offesa. In questo senso, il gioco restituisce perfettamente la sensazione di essere costantemente soverchiati da nemici quasi imbattibili, tutt’altro che impensieriti dalle armi primitive brandite da Aloy. Non è così, ovviamente. Esattamente come accade in Dark Souls, da questo punto di vista il confronto ha perfettamente senso, soprattutto contro i nemici meglio corazzati, bisogna prepararsi a lunghe battaglie in cui è vitale alternare furiosi attacchi a rocambolesche ritirate.

Più di ogni altra cosa, ogni scontro mette in risalto la profondità, incredibile, di un gameplay malleabile e adattabile a diversi stili di combattimento. L’approccio stealth è naturalmente consigliabile in più di un’occasione, non fosse altro che Aloy tende ad agire in solitaria contro gruppi di nemici spesso armati fino ai denti. Muoversi nell’erba alta, tendere imboscate e magari piazzare qualche trappola sono ottimi mezzi con cui fiaccare l’avversario con un po’ di sana guerriglia. Una volta usciti allo scoperto, tuttavia, il combat system si adegua senza alcuno scossone a ritmi sostenutissimi, in una danza di schivate e attacchi mirati che ricordano, per l’appunto, quelli di Monster Hunter o di Bloodborne.

Anche il crafting, che potrebbe dare l’impressione di essere la classica feature aggiunta in corso d’opera, al fine di riproporre un trend ormai onnipresente in qualsiasi produzione tripla A, non fa che rendere l’esplorazione più appagante. La progressione, anche in termini di punti esperienza accumulati e punti abilità guadagnati, è notevole, stimolante, incentivata da un menù ricchissimo di potenziamenti e nuovi oggetti da costruire raccogliendo le materie prime richieste.

Horizon Zero Dawn screenshot

Anche il comparto sonoro merita ovviamente tutte le lodi del caso. A colpirci in particolar modo, più che la soundtrack, i meravigliosi effetti sonori capaci, già da soli, di caratterizzare finemente l’intero bestiario di macchine che incontrerete lungo il cammino.

Horizon Zero Dawn è senza mezzi termini il capolavoro che speravamo di stringere tra le mani, la definitiva consacrazione di Guerrilla Games, nonché un serissimo candidato a gioco dell’anno. Difficile trovare qualche imperfezione, soprattutto perché si resta abbagliati da una trama coinvolgente, ricca di colpi di scena e sviluppata da una protagonista assoluta quanto mai affascinante, e da un gameplay esemplare, malleabile, che ben si amalgama con un level design che ridefinisce il concetto di open world grazie ad una mappa zeppa di missioni secondarie, sentieri che nascondono tesori e, soprattutto, ad una natura che metterà costantemente in discussione le capacità di sopravvivenza della bella Aloy, qualunque sia il livello di forza raggiunto e i punti esperienza accumulati.

Se proprio si vuole cercare il pelo nell’uovo, siamo rimasti delusi dalla limitata espressività facciale della maggior parte dei modelli poligonali, soprattutto se lo si paragona ad Uncharted 4: Fine di un Ladro che, da questo punto di vista, rappresenta il non plus ultra, e da certi effetti luce vagamente irrealistici, soprattutto legati ai repentini cambi delle condizioni atmosferiche.

Dopo la saga di Killzone, appassionante ma non irresistibile, Guerrilla Games dimostra di poter reggere il confronto con Naughty Dog con una produzione mastodontica, appassionante, curatissima in ogni suo ambito. Horizon Zero Dawn non è semplicemente un action adventure impegnativo al punto giusto e caratterizzato da un combat system profondissimo e appagante. Si tratta di un open world longevo, mai frustrante e ricchissimo di attività da svolgere. Imperdibile e imprescindibile per chiunque possegga una PlayStation 4 o per chi, semplicemente, si definisce un appassionato di videogiochi.

VOTO9
Tipologia di gioco

Horizon Zero Dawn è un action adventure open world, ambientata in una Terra proiettata mille anni nel futuro, in cui la natura ha ripreso il controllo del pianeta, giganteschi robot dominano l’ecosistema e l’umanità fatica a sopravvivere.

Come è stato giocato

Sony ci ha fatto dono di una copia review del gioco. Siamo rimasti volentieri alzati fino a notte fonda per diversi giorni per completare la quest principale dopo una trentina d’ore di gioco. Vista la mole di quest secondarie e tesori da scovare lasciati alle spalle, ipotizziamo che Horizon Zero Dawn possa offrire sino ad una cinquantina d’ore di intrattenimento.