Hyper Light Drifter è un cattivo presagio che si concretizza passo dopo passo; è una distopia scaturitasi da un istinto incontrollabile e inarrestabile che ci coinvolge direttamente; è un incubo senza catarsi, consolazione, lieto fine. In altre parole, è una tragedia nel senso più classico del termine, un dramma romantico, quasi un melodramma, vista l’importanza rivestita dalla colonna sonora. L’epopea del Drifter, errante e taciturno eroe di un mondo ormai morente e irrimediabilmente sfigurato, può paragonarsi al Faust di Goethe, al mito di Prometeo, al peccato originale perpetrato da Adamo ed Eva. Tratta di decine di tematiche diverse, dall’origine della vita al ruolo della religione, con una schiettezza quasi spiazzante, lasciando a noi ogni giudizio, pur proponendo una personalissima visione di ogni argomento toccato.

Il capolavoro di Heart Machine, tuttavia, parla una lingua aliena, afona, praticamente incomprensibile. Apparentemente, il compito di ricomporre i pezzi che costituiscono la trama, è totalmente ad appannaggio del videogiocatore, chiamato ad un’attenta analisi, e conseguente (re)interpretazione, delle poche cut-scene e dialoghi che si alternano durante l’avventura. Il potentissimo ed ipnotico incipit riesce nel compito di suggestionare lo spettatore con una breve sequenza d’immagini che rimandano a decine di altre opere, sci-fi e non, già da sole in grado di scatenare un’inesauribile desiderio di chiarezza. La devastante esplosione che coinvolge il centro abitato e la terrificante apparizione, e decomposizione, dei minacciosi giganti, non può non far tornare in mente First Impact e Angeli di Evangelion. L’ombra oscura che si abbatte sul Drifter, evidentemente afflitto da un male che lo sta consumando lentamente, crea collegamenti con l’inquietante Pride, nemico giurato dei fratelli Elric, protagonisti di Full Metal Alchemist. L’apparizione di un cono di luce, che avvolge e accerchia il regno in cui è ambientato il videogioco, coincide con l’arrivo di uno sciacallo dall’aspetto fiero e onnipotente e ha certamente solleticato il palato dei fan di Stargate o della (bellissima) graphic novel (e film) La fiera degli Immortali.

Hyper Light Drifter screenshot 1

Bocca spalancata, occhi demoniaci. Chi ha immediatamente pensato all’Eva 01 che perde il controllo proprio nella prima puntata del famoso anime Evangelion?

La conclusione, dal canto suo, segue lo stesso schema, quasi diametralmente opposto, suscitando sensazioni ed emozioni simili, compresa quella viscerale e ossessiva necessità di scovare un senso, una morale, un motivo rinfrancante e consolante del sacrificio del Drifter. Eppure, giungono i titoli di coda senza che si sia spesa una parola, senza che nessuno si prenda la briga di spiegare quel genocidio di massa a cui si è pur assistito esplorando le quattro zone che compongono questo regno alieno. Si comprende che qualcosa sia andato storto, ma non c’è una voce narrante, come in Bastion, a mettere in chiaro gli eventi, né i pochi personaggi che si incontrano sono così loquaci da aggiornarci degnamente.

Hyper Light Drifter possiede tuttavia un secondo livello di lettura. Sebbene l’interpretazione, la formulazione di ipotesi e storie personali, sia certamente incoraggiata, sparse per la mappa sono presenti alcune tavole che, opportunamente tradotte, rivelano dettagli fondamentali per la comprensione dei fatti. L’idea trae chiaramente ispirazione da Fez: anche nel platform di Polytron Corporation bisognava brillantemente intuire come tradurre, in un linguaggio comprensibile, i tanti segni che fornivano indicazioni sull’ubicazione degli Anti-Cube. Similmente è possibile raccogliere preziose informazioni extra, decifrando i monoliti che, una volta attivati, fanno apparire per qualche secondo l’ologramma di un personaggio ignoto.

Per quanto non esistono certezze a riguardo, è possibile che si tratti di un rappresentante di una specie estinta, i Bibliotecari, che un tempo dominava il mondo. Il loro livello tecnologico era ragguardevole e si basava su una forma d’energia estremamente efficiente che permeerebbe il regno anche nel tempo del Drifter. Ipoteticamente, sono stati proprio questi antichi antenati, sfruttando il fluido viola che scorre lungo i tubi dei laboratori della zona sud, a costruire i giganteschi Titani di cui restano solo le carcasse. Il declino della stirpe dei Bibliotecari è intimamente legata alla fonte d’energia che, derivando direttamente dagli dei, sarebbe in grado di garantire vita eterna a chiunque.

Hyper Light Drifter screenshot 2

Nascosta nel nord, la Biblioteca: il luogo in cui potrete consultare tutti i monoliti scovati nel gioco e in cui iniziare la difficile opera di traduzione.

Secoli dopo, con l’avvento e il dominio delle nuove razze, gli Uccelli del Nord, le Lucertole del Sud, i Procioni dell’Ovest e le Lontre dell’Est, lo sfruttamento energetico riprese a gran ritmo, arrivando a spingersi là dove i Bibliotecari non avevano osato giungere. Si legge chiaramente nell’ultima iscrizione ottenibile nel gioco:

“Sfruttando una grande fonte d’energia, venne creata la Cellula Immortale Perfetta, predisposta per essere instillata in qualsiasi forma di vita senziente con un nobile obiettivo, nonostante un simile potere avesse terrorizzato alcuni. Il processo portò alla rovina non appena lo scopo che ne diede origine fu tragicamente tramutato. La cellula aberrante infesta tutt’ora la struttura presente nella profondità di questo mondo.”

Si tratta della testimonianza più lunga e significativa rilasciata dai Bibliotecari e, sebbene chiarisca l’origine di Judgment, l’oscura entità contro cui si scaglia il Drifiter, evidentemente generato dall’uso scellerato della Cellula Immortale Perfetta, alimenta ulteriori dubbi e incertezze. Chi sono gli “altri”, terrorizzati dalla creazione dell’artefatto? I Bibliotecari stessi, che preferirono il declino, all’eventuale abominio di giocare con la vita, o alcuni rappresentanti delle nuove razze dominanti?

Il quesito è tutt’altro che secondario, visto che spiegherebbe parte dei conflitti che hanno devastato il mondo. Gli Uccelli del Nord hanno fondato una nefasta setta basata sui sacrifici, in evidente contrasto con il vecchio e pacifico culto. Le Lontre dell’Est sono trucidate sistematicamente dalle Rane che, evidentemente, stanno traendo beneficio, in termini politici, dalla situazione. Più di ogni altra cosa, dall’interpretazione di questo passaggio dipende il senso della distruzione perpetrata dai Titani. Volendo rispettare l’ipotesi della loro costruzione per mano dei Bibliotecari (ipotesi credibile visto il tentativo di crearne uno nuovo nei laboratori della zona sud), l’attacco, respinto a fatica grazie ad una collaborazione congiunta di tutte le specie, sarebbe stato programmato dagli antichi avi, proprio per evitare che qualcuno, secoli dopo, potesse tentare di ottenere l’immortalità.

Considerando tuttavia il nome attribuito a queste creature dallo stesso team di sviluppo, vale la pena proporre un’altra idea. Così come i Titani dei miti greci tentarono di eliminare i nuovi dei, questi giganteschi droidi potrebbero essere il braccio armato di una divinità superiore che intende fermare, pur con metodi estremi, la nascita di un male supremo.

Hyper Light Drifter screenshot 3

L’idea di una concezione circolare del tempo, fatta di cicli di prosperità ed estinzione dei popoli, è suggerita dalla stessa epopea del Drifter che, simbolicamente, inizia e si conclude nello stesso luogo.

Entra così in gioco Anubi, lo sciacallo che di fatto guida il Drifter lungo la sua ordalia. Come sappiamo, il dio egiziano era un vero e proprio traghettatore di anime per l’aldilà. Similmente, fallito il tentativo con i Titani, assolderebbe i Drifter, tramite le visioni che compongono l’incipit, per sgominare Judgment. Il morbo che affligge il nostro, potrebbe dunque essere un effetto collaterale dell’esposizione al contatto con Anubi, o una controffensiva di Judgment per impedire all’eroe di compiere il suo triste fato. Allargando una tale interpretazione dei fatti, guardando alla conclusione, si potrebbe anche pensare che con la distruzione della Cellula Immortale Perfetta, Anubi, oltre a prendersi l’anima del suo campione, decida di distruggere il mondo, per ricrearlo da zero, consegnandolo nelle mani di una nuova specie senziente.

Hyper Light Drifter non spiega, perché nessun mondo dovrebbe spiegarsi”

I Drifter del resto, come leggiamo dalla pagina Kickstarter del gioco, sono collezionisti di conoscenze dimenticate, tecnologie distrutte, storie spezzate. L’idea che ce ne facciamo, insomma, è quella di guerrieri vagabondi che mantengono un filo conduttore tra un ciclo e l’altro di razze dominanti e ere storiche. L’alternarsi di nascita e fine di civiltà, magari ruotando attorno alla dicotomia tra Anubi e la fonte di energia che cui egli stesso è probabilmente causa, è un processo che sembrerebbe frequente, ordinario, continuo.

Hyper Light Drifter è un’opera tanto meritevole di plausi, quanto più si dimostra coerente, sino all’estremo, con sé stessa. Non spiega, perché nessun mondo dovrebbe spiegarsi. Non mostra perché tutto quello che c’è da vedere è già sullo schermo. Spinge il videogiocatore a sforzarsi ad entrare in contatto con un universo totalmente alieno al nostro, costringendolo persino a tradurre testimonianze scritte in una lingua sconosciuta, cercando altrove (il sito del gioco su Kickstarter per esempio) informazioni utili per comprenderne al meglio il folklore.

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Anubi mette in crisi l’idea comune di una divinità onnipotente, infinitamente buona e interessata al benessere delle sue creature. Certo, non ci sono prove che egli sia effettivamente il creatore del mondo, ma di sicuro non salva il suo campione, né sembra preoccuparsi troppo del destino dei popoli che si susseguono estinzione, dopo estinzione.

A completare il senso dell’opera, ci pensano un art design denso di dettagli, che compone ambientazioni ricche di storie e drammi, e soprattutto una colonna sonora che, più di ogni altro elemento, rende evidente quel cattivo presagio citato in apertura. Non c’è traccia sonora che non contenga al suo interno il lontano eco della demoniaca entità che sta lentamente distruggendo e avvolgendo ogni cosa. Ancor prima che compaiano i cadaveri essiccati, gli scheletri, le mostruosità che attaccheranno il Drifter, sarà la musica, immensamente debitrice a Vangelis, a farvi sentire e vedere gli orrori compiuti dall’ambizione sfrenata, dalla ricerca dell’immortalità, sarà la musica a farvi comprendere che non c’è altra sorte ad attendere il nostro eroe che non sia la morte, un’amara vittoria senza gloria.

Hyper Light Drifter, ancor prima che un grande gioco, è un’opera d’arte piena di rimandi, che tratta di innumerevoli tematiche. Chiunque di noi può decidere a che livello fruirne, se decidere di limitarsi all’epopea romantica di un eroe che corre verso la sua inevitabile fine, o se puntare un po’ più in alto, scoprendone, sotto lo strato ludico, un fine trattato escatologico utile a rimettere in discussione il rapporto degli dei con le proprie creature.