“A Love Story In The City Of Dreams”

Los Angeles può essere City of Stars e City of Dreams. A Los Angeles possono incontrarsi due artisti diversi eterosessuali (lui musicista, lei attrice) e due artiste uguali omosessuali (lei attrice, lei attrice). Los Angeles può ospitare un neo-musical come La La Land e un neo-noir come Mulholland Drive (2001). Los Angeles è comunque sempre un luogo dove la competizione rischia di uccidere la coppia. Nel caso della nona regia per il cinema di David Lynch la Città degli Angeli è nelle sagaci parole di lancio del regista il luogo per: “A Love Story In The City Of Dreams”. Sia perché vedremo l’amore nella città dei sogni per eccellenza del terreno concreto e mitico insieme che è Hollywood, sia perché questa storia d’amore è essa stessa un sogno.
Sognato da una “rosicona”.
Che dopo aver voluto uccidere, sta per suicidarsi.

Stile

Doveva essere un nuovo progetto televisivo per la ABC partendo dal pilota riguardo l’incidente automobilistico di una donna sulle colline di Mulholland Drive. Poi Lynch perde il “gancio” con il network e decide di trasformare il girato in un lungometraggio a sé stante che sembra la copia bionda, mainstream e saffica del nero, underground e fallico Strade Perdute. Il film è un sogno. Quello di Diane Selwyn (Naomi Watts), attrice fallita distrutta dal successo e tradimento dell’ormai ex amante futura eterosessuale da copertina Camilla Rhodes (Laura Harring). Diane crea oniricamente una realtà alternativa (che Lynch ci fa vedere, invece, come primaria) in cui lei (Diane) è ingenua, brava, pura, onesta e anche salvatrice nei confronti di una Camilla inseguita da killer, smemorata, nuova (si chiama Rita da poster di Gilda) e pronta a scopare con lei (Diane) come se fosse la prima volta. È un film magnifico su come possiamo, rosicando, re-immaginare le nostre storie d’amore, e vite, finite male riproponendoci, prima di tutto a noi stessi (siamo nel sogno di Diane per il 90% del film), come “giovani e innocenti dentro un mistero da risolvere” per citare l’eterno Alfred Hitchcock, maestro di Lynch qui stracitato a partire da La Donna Che Visse Due Volte. Perché in fondo… gli assassini di Camilla li aveva assoldati proprio Diane. Colei che sarà un’innamorata devastata dalla fine e prossima alla morte, in grado di provare a telefonarsi senza successo come un po’ succedeva anche al protagonista di Strade Perdute.

Conclusioni

Il mago è riuscito ancora nella sua magia. Un mezzo fallimento televisivo diventa un grande successo cinematografico. Questa copia mainstream e quindi meno disturbante di Strade Perdute, a partire dalla freschezza e carisma di colei che Lynch trasformerà in star ovvero Naomi Watts, fa impazzire, in Concorso, il Festival di Cannes 2001 e poi anche il resto del mondo, intrigato dall’apparente complessità di una faccenda (in realtà è uno dei film di Lynch più chiari e “risolvibili”) che però appare così dannatamente sexy da non infastidire. “Nanni, un giorno o l’altro ti ucciderò” dice Lynch a Moretti prima della cerimonia di premiazione nel 2001 sulla Croisette. L’autore di Mulholland Drive sa evidentemente già che La Stanza Del Figlio avrebbe vinto la Palma d’Oro. L’ex pittore si accontenta di Miglior Regia oltre che di una nomination Oscar (sempre per Regia), un Bafta vinto (Miglior Montaggio), 20 milioni worldwide di sola sala (budget a 15) e un gradimento altissimo presso lynchiani e non.
Ma come sempre succede con il nostro ragazzaccio da Missoula, Montana… dopo il successo mainstream arriva sempre il colpo in faccia del boomerang lanciato da sé stesso.

Dopo Mulholland Drive… arriva Inland Empire.