Davidlynch.com

Dopo il successo tradizionalmente cinematografico di Mulholland Drive (2001), con premi vinti, riproposta del culto hollywoodiano, consenso e nuove star imposte nell’immaginario (Naomi Watts), Lynch sceglie di tornare sperimentale puntando tutto (anche soldi suoi) su qualcosa di chiaramente non proficuo a più livelli, affidato a una veterana da mettere sotto torchio (Laura Dern), tutto girato per la prima volta in digitale (Sony DSR-PD150), lunghissimo (180 minuti: record per il regista) e con parecchia Europa dell’Est coinvolta anche come location (Polonia). Inland Empire non ha una sceneggiatura (Lynch lavora mano a mano a scene singole) ed è figlio di un momento post-2001 dove il nostro si rivolge al web ed è molto attivo sul suo sito personale nella creazione di contenuti audiovisivi alternativi alla tradizionale proposta cinematografica, come la sitcom Rabbits inserita beffardamente in quel minimo di plot per avvertire definitivamente lo spettatore circa la subordinazione del vecchio cinema al Lynch del nuovo millennio.

Stile

“Vuoi sperimentare?” chiede Lynch alla sua amata Laura Dern, lanciata appena diciannovenne grazie a Velluto Blu (1986). L’attrice accetta e Lynch allora la getta a capofitto dentro una serie di sketch dove la nostra è: un’attrice famosa (Nikki Grace) sposata con un gangster possessivo e coinvolta nelle riprese di un film (nei panni di Susan Blue) accanto a un diabolico collega casanova impenitente (Devon Berk di un ottimo Justin Theroux); una moglie white trash dolorosamente incinta con marito che scappa con buffi zingari circensi per evadere dalla paternità; una prostituta in fin di vita sull’Hollywood Boulevard dopo essersi confidata con un laido psicanalista corpulento (o è un detective privato?) circa un uomo violento di nome Kramp. Il film ha cromatismi autunnali, colori freddissimi tipici di un certo utilizzo del digitale, alcune parti parlate in polacco (senza sottotitoli), accenni a una fantomatica tratta delle bianche, solidarietà femminile (cammei di Laura Harring, Naomi Watts, Nastassja Kinsky) per non dire di un certo esplicito invito verso la scelta omosessuale della donna vista la violenza misteriosa del mondo maschile. Chiusura “almodovariana” (leggi: Tacchi A Spillo) con donne che ballano e cantano in jeans e playback Sinner Man di Nina Simone mentre in mezzo a loro possiamo notare anche una scimmia e un taglialegna.

Conclusioni

Difficile la proposta anche festivaliera e dunque fischi all’anteprima mondiale Fuori Concorso il 6 settembre 2006 alla Mostra Del Cinema di Venezia (Lynch è in laguna per ritirare il Leone d’Oro alla carriera). Anche qualche purissimo lynchiano lo odia. Per i Cahiers Du Cinéma (storica rivista francese dove militavano come giovani critici Truffaut e Godard) è il secondo miglior film del 2007 ex aequo con Grindhouse – A prova di morte e Still Life (numero uno? Paranoid Park). A un’analisi più tecnica e razionalistica possibile su ciò che possa essere Inland Empire… si può concludere che l’operazione sia uno showcase per una realmente multiforme Laura Dern (d’altronde il regista lo presentava sempre come: “Un film su una donna in difficoltà”), per la quale Lynch si adopera per la nomination Oscar come Miglior Attrice posando con una mucca sull’Hollywood Boulevard. La bizzarra campagna in compagnia dell’animale da campagna… non funziona. La Dern non verrà nominata. Sarà il suo ultimo film? Il 71enne dice, da tempo, di sì.
Potrebbe essere tremendamente sincero e completamente bugiardo.
A noi piace pensare che il mistero rimanga. E usiamo la parola “mistero” perché sappiamo quanto Mister Lynch ami e utilizzi spesso questo vocabolo.
Per descrivere se stesso, il nostro viaggio e la sua arte.

I NOSTRI BAD SCHOOL SU DAVID LYNCH:

Potete leggere tutte le nostre recensioni e le notizie della nuova stagione di Twin Peaks su BadTV.it