Avengers: Age of Ultron, la recensione
Abbiamo recensito in anteprima per voi Avengers: Age of Ultron di Joss Whedon
Caporedattore, ex grafico e illustratore, appassionato di tutto ciò che è narrazione per immagini.
- Avvisiamo i lettori che la recensione, in quanto tale, contiene spoiler -
Uno degli aspetti positivi di Age of Ultron è sicuramente la gestione del lato action, componente che come nel primo film entra in gioco da subito: ogni combattimento è ben coreografato e valorizza le capacità di tutti i personaggi, mettendo in scena combinazioni creative e divertenti. Quella che vediamo farsi strada verso Strucker, pestando decine di scagnozzi, è infatti una squadra decisamente più amalgamata di quella protagonista della precedente pellicola. A quanto pare il film si apre con l'ultima di diverse missioni in cui gli Avengers hanno fatto squadra; se questo da una parte ci permette di vedere i personaggi agire come un team collaudato, dall'altra rappresenta una cesura tra Age of Ultron e la Battaglia di New York: chi pensava che i film degli Avengers rappresentassero gli unici momenti in cui tutti gli eroi si riuniscono, nello stile dei megaeventi a fumetti, cominci a considerare che anche nel Marvel Cinematic Universe esistono le storie mai narrate.
Già dalle prime scene ritroviamo il Capitan America del finale del primo lungometraggio, quello che coordina tatticamente la squadra. Le prime impressioni positive vengono però seppellite col prosieguo della storia, in cui il buon Steve Rogers torna a essere perculato esattamente come in The Avengers, se non peggio: il tutto nasce da un'imprecazione di Tony Stark, subito ripreso da Cap: "Linguaggio...". Questo lo porterà ad essere nuovamente lo zimbello del gruppo ogni volta che qualcuno dirà una parolaccia. Una scelta decisamente povera di inventiva, che da lettori non vedevamo dai tempi degli Ultimates di Jeph Loeb, con buona pace dell'ottimo lavoro dei fratelli Russo in The Winter Soldier che ci hanno regalato un dignitoso Capitan America, il primo davvero riconducibile alla controparte a fumetti.
Recuperato lo scettro a Sokovia, i Vendicatori perdono le tracce di Strucker e dei gemelli ma decidono comunque di tornare a New York per "fare bisboccia". Va detto che questa missione era stata descritta da Stark come qualcosa di conclusivo: lo scopo degli Avengers ora è quello di chiudere tutte le faccende in sospeso per poi sciogliere la squadra. Ma all'insaputa di tutti, Iron Man è caduto vittima delle capacità ipnotiche di Scarlet in quel di Sokovia: Wanda ha mostrato a Tony un futuro di morte e distruzione causato dalla sua inadeguatezza. Dopo questa tragica visione il Vendicatore accelererà il processo di creazione dal sistema di difesa Ultron, aiutato da un recalcitrante Bruce Banner, inizialmente poco convinto che l'avvento dell'intelligenza artificiale possa portare la pace nel mondo. Senza anticipare troppo, Ultron deciderà poi di liberarsi dai "fili che lo legano" e alleatosi con Scarlet e Quicksilver tenterà di togliere di mezzo gli Avengers. Il grande villain del film è stato tratteggiato da Whedon per non scadere nel classico criminale dalla personalità piatta che vuole conquistare il mondo, ma finisce per risultare fin troppo "gigione", con battute, ammiccamenti e momenti canori. Forse sarebbe stato meglio un cattivo fatto e finito, a questo punto.
Come gran parte delle soluzioni adottate in questo film, l'ossessione di Iron Man che scatenerà l'Era di Ultron è ben giustificata a livello di sceneggiatura ed è sicuramente uno dei motori della storia; nondimeno rientra nei passi falsi che rendono Avengers: Age of Ultron uno spettacolo decisamente meno divertente del primo capitolo. Tony Stark ne esce infatti come una figura drammatica, molto diversa da quella vista nei precedenti film della saga. Non è più il collante del gruppo fin troppo eclettico messo insieme da Nick Fury, semmai l'esatto opposto: un personaggio ossessionato e problematico, a volte anche leggermente schizoide, se consideriamo una sequenza in particolare in cui ridacchia nervosamente mentre il resto della squadra è preoccupata per le sorti del mondo. Non ci azzarderemo a dire che Tony Stark in questo film sia addirittura antipatico, ma poco ci manca. Tutto ciò priva gli spettatori di uno degli ingredienti base del successo di The Avengers. E sappiamo tutti cosa sarebbe stato quel film senza Iron Man.
Un'ulteriore salto logico è invece rappresentato dall'inedita sinergia tra Hulk e la Vedova Nera, sfruttata a livello tattico dalla squadra come "ninna-nanna" per calmare il Gigante di Giada quando le missioni volgono al termine. Questo legame è in realtà solo un piccolo aspetto dell'intesa che sta nascendo tra Bruce Banner e Natasha Romanoff, con quest'ultima che sin dalle prime sequenze si fa avanti con grande convinzione (per usare un eufemismo) ma ricevendo sempre picche dal dottore: la cosa potrebbe anche risultare interessante, se non fosse che col passare dei minuti regala alcuni dei momenti più frustranti e imbarazzanti del film. Banner inizialmente sembra non concedersi in quanto troppo impacciato e poco disinibito, mentre in seguito, dopo la spettacolare e devastante battaglia in Wakanda in cui Hulk e Iron Man distruggono un'intera città, la scusa per tirarsi indietro diventa più o meno quella di Peter Parker nel primo film di Sam Raimi. Decisamente anacronistico, ma a conti fatti: Hulk non ci sta con Scarlett Johansson per paura di mettere in pericolo la Vedova Nera. Anche in questo caso, la soluzione trovata da Whedon per risolvere il tutto nei minuti finali, non risulterà sufficiente.
Ma la vera novità di Age of Ultron doveva essere rappresentata dai gemelli. Scarlet, interpretata da Elizabeth Olsen, sembra possedere un'ampia gamma di poteri: dall'ipnosi a una forma limitata di telepatia, da poteri telecinetici alla capacità di creare campi di forza. Anche qui, forse un po' troppo e un po' vago. Quicksilver è semplicemente un velocista con poco carattere, per cui possiamo tranquillamente affermare che Whedon abbia perso la sfida a distanza con Bryan Singer, regista X-Men: Giorni di un Futuro Passato, che ha saputo valorizzare al meglio il potere di Pietro. E se non è una sconfitta è comunque una resa. A dire il vero né il personaggio interpretato da Evan Peters né quello di Aaron Taylor-Johnson rendono giustizia al carattere scostante e frettoloso del personaggio dei fumetti, ma del resto anche la Wanda Maximoff della Olsen non ha nulla del fascino della Scarlet originale.
Ma a conti fatti questo film rappresenta al meglio le frustrazioni di Joss Whedon, che di recente ha dichiarato che girarlo è stato "un incubo", poco prima di lasciare la regia di Infinity War ai fratelli Russo (Captain America: The Winter Soldier):
Le carte in tavola sono tantissime, e con infinity War le proporzioni diventeranno ancora più enormi. Non sarei in grado di dare ciò che sarebbe necessario per fare quel film. Largo ai giovani, il gioco è loro.
Ci rattrista affermare che il senso di inadeguatezza dell'uomo che è riuscito a portare sul grande schermo una squadra di supereroi tanto eclettica, si può riscontrare già da questo sequel. La strada di Avengers: Age of Ultron è lastricata di buone intenzioni: il tentativo di tenere tutto insieme nel migliore dei modi è evidente, come pure la volontà di spaziare fra i tanti elementi del Marvel Cinematic Universe e introdurne di nuovi (seppur troppo fugaci come lo sprecatissimo Andy Serkins), di dare il giusto spazio ad ogni personaggio e di puntare in alto costruendo una storia più complessa e drammatica. Purtroppo tutto ciò si traduce in una trama talmente fitta da soffocare il sense of wonder e la partecipazione emotiva, che non trovano mai il momento giusto per decollare definitivamente. L'ultimo film degli Avengers firmato Whedon manca dunque di ampio respiro e pecca clamorosamente nell'ambito in cui stravinceva nel primo capitolo: la leggerezza. Si ride meno, a volte a denti stretti, proprio perché le interazioni tra i personaggi non hanno il giusto ritmo per risultare spontanee.