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Sapevi che esiste uno Spider-Man gay? La proposta che Andrew Garfield fece nel 2013 torna alla ribalta

Nel 2013 Andrew Garfield propose uno Spider-Man gay con Michael B. Jordan. La provocazione che cambiò il dibattito sulla rappresentazione dei supereroi.

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Sono passati più di dieci anni da quando Andrew Garfield, allora protagonista di The Amazing Spider-Man, lanciò una provocazione destinata a far discutere mezzo mondo: perché Spider-Man non potrebbe essere gay? Era il 2013, l'attore britannico vestiva i panni di Peter Parker per Sony e Marvel, e in un'intervista che fece rapidamente il giro del web si spinse oltre i confini narrativi tradizionali del supereroe.

Non si limitò a porre la domanda. Garfield andò nel dettaglio, raccontando di aver effettivamente discusso con il produttore Matt Tolmach della possibilità di trasformare Mary Jane Watson in un personaggio maschile. "E se MJ fosse un uomo? Perché non potremmo scoprire che Peter sta esplorando la propria sessualità?" aveva suggerito all'epoca. E non solo: aveva persino un nome preciso in mente per interpretare una versione queer del supereroe: Michael B. Jordan.

"Sono ossessionato da Michael B. Jordan dai tempi di The Wire. È così carismatico e talentuoso. Sarebbe ancora meglio: avremmo una bisessualità interrazziale", dichiarò Garfield con entusiasmo. Una proposta audace, che mostrava la volontà di rompere gli schemi narrativi consolidati e di portare sullo schermo una rappresentazione più diversificata e inclusiva.

Oggi, a distanza di oltre un decennio, l'attore è tornato sull'argomento in occasione della promozione del suo nuovo film The Uprising, in uscita nelle sale italiane l'11 settembre 2026. E ha ammesso che quella provocazione non era solo una boutade da intervista, ma un vero e proprio atto di ribellione. "Era un esercizio di ribellione per cui provavo molta passione", ha raccontato. Ma il punto fondamentale, secondo lui, è rimasto intatto nel tempo: "Credo ancora che chiunque possa essere dentro quel costume".



È proprio questa, per Garfield, la forza universale di Spider-Man. Il supereroe arrampicamuri funziona narrativamente perché chiunque può riconoscersi in Peter Parker e immaginare di indossare quella maschera rossa e blu. "È questo il motivo per cui è un personaggio amato universalmente. Non vedi il colore della pelle, non vedi il genere, non vedi la sessualità. Chiunque può proiettare se stesso dentro quel costume", ha spiegato l'attore.

Un'idea che Garfield considera soprattutto una questione di inclusione e rispetto. "Mi piace l'idea di un luogo in cui tutti vengano rispettati e tutti siano inclusi. Era semplicemente un modo per dire: perché no?" Parole che risuonano ancora più forti in un'epoca in cui il dibattito sulla rappresentazione nei media mainstream è diventato centrale.

Al cinema, va detto, Peter Parker è sempre stato rappresentato attraverso relazioni eterosessuali: da Kirsten Dunst nei film di Sam Raimi, passando per Emma Stone nei capitoli con Garfield, fino a Zendaya nella trilogia con Tom Holland. Ma nei fumetti Marvel la situazione è già cambiata. Nel 2022 è arrivato Web-Weaver, il primo Spider-Man apertamente gay introdotto ufficialmente nel multiverso Marvel.

Il personaggio, creato da Steve Foxe e Kris Anka nella miniserie Edge of Spider-Verse, si chiama Cooper Coen ed è uno studente di moda che acquisisce i classici poteri aracnidi dopo essere stato morso da un ragno radioattivo. La sua identità sessuale è parte integrante della narrazione, non un dettaglio marginale o un semplice espediente di marketing.

La possibilità che un giorno il costume passi a un nuovo interprete con caratteristiche diverse non è poi così remota. Lo stesso Tom Holland ha parlato in passato della necessità, prima o poi, di lasciare il ruolo a un'altra generazione. Per Garfield, però, il punto non è necessariamente cambiare Peter Parker in sé: è permettere a Spider-Man di rappresentare persone diverse, di essere uno specchio in cui ognuno possa riconoscersi.

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